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Tutti i filmati di Opponiamoci

Totale: 130

Utopia/utopie - Rototom il più grande festival reggae del mondo

Il Rototom Sunsplash. Un piccolo gruppo tenuto insieme da grandi sentimenti Tanta fatica, pochi soldi, tanta musica. Il Friuli, la provincia italiana, e poi la Spagna. Una grande scommessa: coniugare amicizia e lavoro, etica e progettualità. Oggi il più grande festival di musica reggae del mondo. Inseguire il sogno ad occhi aperti.

Fin dagli esordi tante sono state le difficoltà e le battaglie da sostenere per portare avanti il lavoro, oggi con una pandemia in atto non ci si perde d’animo.

Questo video ripercorre la storia e le strade dell’Utopia (realizzata) del Rototom.

Video a cura di Tommaso D’Elia e Simone Pallicca

El utópico andante… pero sueña con los ojos abiertos

Il collettivo di film maker Opponiamoci inizia con questo nuovo filmato-omaggio a Fernando Birri un nuovo percorso chiamato Utopia/utopie.

Fernando Birri, poeta, regista, film maker, fondatore ed inventore della scuola di cinema di Cuba insieme a Gabriel García Márquez, rappresenta per noi un ‘cacciatore di sogni’. Ma come lui stesso diceva ‘sempre ad occhi aperti’. Un simbolo dunque ed un segnale di speranza per un mondo diverso e migliore. Buona visione

«Io faccio due passi, lei ne fa due, e l'orizzonte corre dieci passi più in là. Allora, per cosa funziona l'Utopia? Per questo: serve per camminare!» Con le parole del nostro amico Fernando Birri, cineasta, teorico, visionario, burattinaio, poeta, attore, pittore, in sintesi utopista concreto. Con le sue parole il film di montaggio realizzato da Monica Maurer, Ugo Adilardi e Milena Fiore

Mio fratello che guardi il mondo. La morte di Moussa Balde e altre storie tra frontiere e CPR

Ancora un morto di stato, figlio dell’indifferenza, del cinismo e del razzismo delle nostre istituzioni. Questa volta a morire è un ragazzo di 22 anni, Mamodou Moussa Balde, africano della Guinea, morto suicida, dopo essere stato massacrato da tre razzisti e poi (poiché era un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione) carcerato nel CPR di Torino, dove è stato lasciato morire in una gabbia da pollaio. «Gli sono stati negati i diritti più elementari e hanno calpestato la sua dignità. –ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti della città- Nonostante i dieci giorni di prognosi, è stato trasferito nel Cpr, dove non gli è stato concesso il diritto di essere registrato con le proprie corrette generalità, dove nessuno si è interessato ad ascoltare la sua storia, arrivando alla violazione del più fondamentale dei diritti, quello alla vita». Condannato a morte solo perché nero, povero e nato dall’altra parte del Mediterraneo. Ma, come ha detto l’avvocato Gianluca Vitale, sono tante le mani che hanno stretto attorno al collo di Moussa Balde il lenzuolo con cui si è impiccato: da quelle dei poliziotti della questura d’Imperia al giudice di pace del CPR di Torino, dai medici e dai sorveglianti che hanno fatto finta di niente ai tre ministri degli interni (Minniti, Salvini e Lamorgese) che hanno ideato, costruito e protetto l’orrore disumano dei CPR. Cioè il simbolo stesso del sistema repressivo che è alla base delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazione. Politiche volte chiaramente alla criminalizzazione del cosiddetto migrante “clandestino” e al progressivo svuotamento del diritto di asilo.

Non potevamo non occuparci di Mamodou Moussa Balde e della sua tragica storia, così come del contesto razzista in cui è maturata tra frontiere, fortezze, ricatti, violazione di diritti e carcere. Il film è stato realizzato da Giandomenico Curi, montato da Mario Gianni, con la collaborazione di Eros Achiardi (sono sue molte delle immagini di Ventimiglia),

Eva, emigrante per caso. Un'intervista da New York di Paolo Paci

Eva è una emigrante per caso perché non viene in America spinta dalla necessità o dal sogno di una vita migliore ma al seguito del marito che invece sogna di "lavorare un anno e poi farsi una casa in Messico". La realtà sarà diversa ed Eva verrà coinvolta dagli eventi fino al punto di non tornare più in Messico e dover affrontare da sola, con due figli piccoli, tutte le responsabilità della famiglia e le avversità del tirare avanti senza documenti in un paese straniero di cui non parla la lingua.
La incontriamo a casa sua, dopo 31 anni dal suo arrivo. Ci mostra i suoi ricordi, le fotografie che si stanno sbiadendo, gli oggetti della cucina che le regalò la madre, la musica messicana sul canale tv. Eva ci racconta la sua storia. Non è una storia speciale, è una storia molto comune agli emigrati, il sogno e la realizzazione che il sogno non si avvererà. Le conseguenze di questo risveglio alla realtà possono essere drammatiche, chi, come Eva, si rimboccherà le maniche e comincerà a darsi da fare fino a conquistare un piccolo spazio e una certa indipendenza, e chi, come il marito, perderà la testa e la vita.

Bari 1991. L’invasione degli albanesi di Bari che ha cambiato la nostra democrazia

Trent’anni fa, nell’estate del 1991, venti mila albanesi, in fuga dalla fame e dalla dittatura diEnver Hoxha, sono arrivati nel porto di Bari a bordo della nave Vlora. Sognavano l’Italietta di Raffaella Carrà e l’inizio di una nuova vita. Saranno rinchiusi come bestie nel vecchio stadio e rispediti in Albania con il primo respingimento di massa ordinato da Andreotti (primo ministro) e Cossiga (presidente della repubblica). Trent’anni dopo il fantasma di quella nave è ancora nelle acque di Bari a condizionare la nostra vita e la nostra democrazia.

Un video di Giandomenico Curi con la collaborazione di Milena Fiore, Emmanule Redondi e Ugo Adilardi

Linea d’Ombra

Intervista a Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi riguardo l'attività dell'associazione Linea d'Ombra a Trieste
Il video è a cura di Francesco Cibati.
Nell’intervista vengono raccontate le esigenze su cui è nata questa associazione e si mostrano le attività che l’associazione Linea d’Ombra svolge. Un grazie particolare dal collettivo Opponiamoci a Lorena, Gian Andrea e Francesco per averci permesso di pubblicare questo video.

Tutte le vite valgono - storie di routine migranti

“E –vi preghiamo– quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile.“
Bertolt-Brecht

Gian Andrea Franchi, 84 anni, professore di filosofia in pensione e sua moglie Lorena Fornasir sono sotto accusa per il ‘reato di solidarietà’. Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, si autodenuncia attraverso una lettera pubblicata dal ‘Il Piccolo’ di Trieste per la stesso comportamento ‘accoglienza verso chi ne ha bisogno’. Ma questo avviene anche per le organizzazioni come Open Arms piuttosto che Baobab piuttosto che Riace. Questo video è dedicato ai migranti e a chi li aiuta.

Video a cura di Tommaso D’Elia, Simone Pallicca, Luca D’Agostino con la collaborazione del collettivo di filmmaker Opponiamoci.

L'ultima ora di George Floyd

Video montaggio di Paolo Paci, una ricostruzione dell'ultima ora della vita di George Floyd utilizzando materiali video della polizia, telecamere fisse di sicurezza e video di passanti inorriditi. I risultati tragici della violenza gratuita della polizia messa a nudo da scene non facili da guardare e digerire. Molte parti di questi video sono state utilizzate dal Pubblico Ministero del Minnesota come evidenze visive nel processo contro Derik Chauvin. "Credete ai vostri occhi, ciò che avete visto è ciò che è successo".

Darien - Una rotta fantasma

Centinaia di migliaia di persone negli ultimi anni affrontano viaggi inimmaginabili per difficoltà e costi con l’obiettivo di emigrare in America. Oltre ai Centro Americani e Messicani un gran numero viene dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’Africa. Persone in fuga dalla violenza e dall’estrema povertà. I soli paesi che offrono a questa gente un visto di entrata sono il Brasile e l’Equador. Il resto delle frontiere, quasi 10, deve essere passato illegalmente. Per passare dal Sud America a Panama dove sperano di essere accolti come rifugiati, devono traversare una foresta pluviale. La foresta del Darien.

Un video montaggio di Paolo Paci edizione Simone Pallicca

Visita: www.youtube.com

Nawal Soufi: Rotta balcanica

Video montaggio a cura di Elena Caronia, edizione Simone Pallicca
È appena partita da Lesbo Nawal Soufi, dove per 4 anni ha fatto quello che fa da una vita, ovvero aiutare in modo volontario migliaia di migranti a sopravvivere al viaggio della disperazione.
“E ora ho cominciato a documentare quel che succede nella rotta balcanica. Aiuterò tutte le persone che troverò nel mio tragitto. Comprerò cibo, vestiti, farmaci e farò fare visite private quando sarà impossibile accedere agli ospedali pubblici. Vi chiedo di starmi vicino anche solo condividendo le notizie.”
"Siamo arrivati sfiniti e abbiamo toccato con mano cosa significa innalzare barriere e rendere l’Europa permeabile solo attraverso le mafie organizzate. La chiusura delle frontiere non favorisce la legalità. Servono corridoi umanitari che accompagnino milioni di essere umani fuori dalle guerre che abbiamo generato".
Io voglio provare a fare quella rompighiaccio che cercava Vincino