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Hai cercato: +scandalo+tav | Risultati: 36

Le mani della finanza sull'acqua: arrivano i future sull'oro blu.

Dalla fine di quest’anno sarà possibile negoziare contratti future sull’acqua sulla piattaforma Globex. Ad annunciarlo il gruppo americano CME, proprietario della piattaforma, recentemente molto chiacchierata per alcuni movimenti speculativi anomali. L’annuncio ha destato preoccupazione e scandalo perché l’acqua, bene primario indispensabile e diritto umano inalienabile, verrà di fatto trasformata in merce soggetta ai movimenti speculativi e alle leggi del mercato. Vediamo i dettagli in questa nuova compressa di Sette+.

Sporchi da morire

Speciale sulle Proiezioni Evento di Anteprima relative al film documentario Sporchi da morire sul tema dello smaltimento dei rifiuti, inceneritori, inquinamento nano-particellare, pericoli per la salute e possibili alternative.Regia di Marco CarlucciRichiedi la proiezione

Visita: www.sporchidamorire.com

MEGLIO RICCHIONI CHE SILVIO BERLUSCONI - Sit in a piazza colonna...

Nel paese delle anomalie, politiche , sociali e istituzionali, l'omosessualità può essere usata per giustificare i casi di pedofilia da parte di un vescovo mentre è intervistato dai media stranieri, o da un premier per giustificare i suoi rapporti intimi con ragazze minorenni straniere...che dire???solo... con orgoglio... MEGLIO RICCHIONI CHE SILVIO BERLUSCONI

G.A.Y. Good As You 2 - 7° Puntata - Cristina e l'attivismo di periferia

Cristina ha 24 anni e vive alla Magliana dove è cresciuta, un quartiere popolare romano di periferia, spesso con realtà difficili per i giovani che soprattutto negli ultimi anni si devono confrontare con una crescente disoccupazione, ma anche dove ci sono pacifiche convivenze tra italiani e comunità extracomunitarie molto estese.Cristina ha sempre trovato nell'attivismo sociale una strada tramite la quale reagire ad una società ed un mondo che non la comprendeva. Dalla lotta dei centri sociali sul diritto alla casa, con una corretta e autogestita politica di case occupate per chi non ne ha, alla ciclofficina del suo quartiere che oltre a dare biciclette a chi non può permetterselo è anche un'alternativa a condizioni e situazioni famigliari non spesso facili.Di certo un carattere cosi forte non poteva non imporsi su una società che le impone di negare una parte cosìimportante di se stessa come la sessualità. Come dice davanti alla mia videocamera, una volta cominciato ad esplorare la realtà LGBT romana , quasi per gioco ha poi cominciato a sentire sua una causa di diritti ed ingiustizie imposta da una società eteronormativa e concretizzato nella politica conservatrice ed invadente del vaticano un nemico da combattere, un'ottima reazione ad un tentativo costante di annullamento che questa potente lobby pretende da parte dello stato nei confronti delle necessità e dei bisogni di persone non Eterosessuali.Quando il Cardinal Bertone dai microfoni di una tv Sudamericana dichiaro che l'omosessualità è inevitabilmente concausa della pedofilia, per giustificare i comportamenti dei preti del recente scandalo pedofilia nella chiesa, Cristina non ci ha visto più come tanti ha sentito il bisogno di reagire e di dare qualcosa... Fonda cosi una pagina Fan su facebook. CI SONO PIU GAY AL VATICANO CHE A MUCCASSASSINA.... Che gestisce... e che vede un grande successo con più di 8000 iscritti in pochi mesi e che continua a crescere costantemente...Il suo attivismo indipendente e critico nei confronti di associazionismi e figure più o meno affermate nel panorama polical/attivistico LGBT la rendono un soggetto interessante e soprattutto libero che con grande passione coinvolge tantissime persone a scegliere di reagire e non subire passivamente un'omologazione di stato che spesso viene imposta e fatta passare come giusta.

Visita: www.youtube.com

La spiaggia dei figli perduti

di: Ferhati Jillali
anno: 2001
In un villaggio marocchino a strapiombo sull'oceano, Mina, una ragazza ancora adolescente, porta in grembo il figlio di un amante traditore che ha assassinato. Seul, suo padre, a conoscenza del fatto, la protegge dallo scandalo nascondendola allo sguardo del villaggio, mentre la matrigna finge di portare avanti la gravidanza al posto suo. Tra verità e menzogne, di fronte alla tradizione, Mina troverà la forza di vivere quando la sua creatura sarà nata?

In Galera! Spettacolo – manifestazione contro la legge bavaglio

4.a parte: da Calciopoli al ”Santa Rita”Gli articoli che non vorrebbero farci scrivere più.Un pezzo di storia italiana che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, ora all’esame del Senato, fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”.Nelle quattro puntate del video, registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma (ideato da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto), alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti degli ultimi anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Per scongiurare questo ulteriore attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini di conoscere la faccia oscura del potere,i giornalisti sono pronti allo sciopero e alla disobbedienza civile, certi di poter contare sulla solidarietà attiva di tutti gli italiani.1.a parte: Introduzione – i “furbetti del quartierino”2.a parte: le scalate di Ricucci (RCS) e Consorte (BNL)3.a parte: Berlusconi (rac)comanda alla RAI

Visita: www.nandocan.it

In Galera! Spettacolo – manifestazione contro la legge bavaglio

3.a parte: Berlusconi (rac)comanda alla RAIGli articoli che non vorrebbero farci scrivere più.Un pezzo di storia italiana che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, ora all’esame del Senato, fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”.Nelle quattro puntate del video, registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma (ideato da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto), alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti degli ultimi anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Per scongiurare questo ulteriore attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini di conoscere la faccia oscura del potere,i giornalisti sono pronti allo sciopero e alla disobbedienza civile, certi di poter contare sulla solidarietà attiva di tutti gli italiani.1.a parte: Introduzione – i “furbetti del quartierino”2.a parte: le scalate di Ricucci (RCS) e Consorte (BNL)4.a parte: da Calciopoli al ”Santa Rita”

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2.a parte: le scalate di Ricucci (RCS) e Consorte (BNL)Gli articoli che non vorrebbero farci scrivere più.Un pezzo di storia italiana che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, ora all’esame del Senato, fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”.Nelle quattro puntate del video, registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma (ideato da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto), alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti degli ultimi anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Per scongiurare questo ulteriore attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini di conoscere la faccia oscura del potere,i giornalisti sono pronti allo sciopero e alla disobbedienza civile, certi di poter contare sulla solidarietà attiva di tutti gli italiani.1.a parte: Introduzione – i “furbetti del quartierino”3.a parte: Berlusconi (rac)comanda alla RAI4.a parte: da Calciopoli al ”Santa Rita”

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In Galera! Spettacolo – manifestazione contro la legge bavaglio

Introduzione – i “furbetti del quartierino”Gli articoli che non vorrebbero farci scrivere più.Un pezzo di storia italiana che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, ora all’esame del Senato, fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”.Nelle quattro puntate del video, registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma (ideato da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto), alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti degli ultimi anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Per scongiurare questo ulteriore attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini di conoscere la faccia oscura del potere,i giornalisti sono pronti allo sciopero e alla disobbedienza civile, certi di poter contare sulla solidarietà attiva di tutti gli italiani.2.a parte: le scalate di Ricucci (RCS) e Consorte (BNL)3.a parte: Berlusconi (rac)comanda alla RAI4.a parte: da Calciopoli al ”Santa Rita”

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III. CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito: Morte di un guerrigliero

Versione con sottotitoli in spagnolo
CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito. PARTE III: Morte di un guerrigliero di Roberto Savio

Riprese filmate di Franco Lazzaretti e di Giorgio Attenni, Antonio Eguino, Aldo Scarpa.
Hanno collaborato: Danilo Baroncini, Dina Nascetti, Epedocle Maffia.
Montaggio di Luciano Benedetti.
Documentario inedito in tre parti realizzato da Roberto Savio (giornalista, corrispondente della RAI per l'America Latina) nel 1972. Un'inchiesta sul Che con intervista al soldato che lo uccise.

Parte I - Nascita di un guerrigliero
Parte II - Le cause del fallimento
Parte III - Morte di un guerrigliero

Cortesia di Roberto Savio


Questo servizio sul Che, ci permette di ascoltare persone che non é più possibile intervistare. Molti come Salvador Allende, sono morti poco dopo. Vi è l'unica intervista che ha rilasciato il Segretario Generale del partito Comunista Boliviano, Mario Monje, che nomn aveva mai risposto agli attacchi ricevuti da parte di Cuba e di Fidel C astro; così come l'unica intervista al contadino che delatò il Che alle truppe boliviane, e del sergente che l'ha ucciso nella scuola della Higuera dove il Che si trovava ferito.

Questa è la versione originale della lunga inchiesta sul Che Guevara, realizzata nel 1972 e che finì di montare nei primi mesi del 1973. Il documentario non è mai stato trasmesso. La RAI, dove ero il direttore dei servizi giornalistici per L'America Latina, lo considerò politicamente inopportuno.

L'allora direttore dei servizi giornalistici, Willy De Luca, quando finí di visualizzare sulla moviola il montaggio finale mi disse: Roberto, questo servizio non fa piacere ai cubani, non fa piacere ai sovietici, non fa piacere agli americani. A chi serve?
Il mio capo diretto, Sergio Zavoli, che era venuto nel mio ufficio tutti i giorni durante due mesi di lavoro di montaggio, e non aveva mai detto una sola parola contraria disse: "Willy, sono totalmente d'accordo con te. Non l'avevo mai visto".
Morale della favola: sarebbe stato meglio lasciare da parte per un po' di tempo questo enorme lavoro giornalistico. Ma mi dettero come premio un viaggio di un mese nel luogo del mondo che scegliessi, con tutte le spese a carico della RAI.

E fu così che partii per il Giappone, dove ricevetti un telegramma dal montatore Luciano Benedetti, (all'epoca non c'era il fax e molto meno l' internet), nel quale mi informava che de Luca e Zavoli stavano rimontando l'inchiesta. Mandai una telegramma, avvertendo che, anche se il materiale apparteneva alla RAI, non doveva essere firmato con il mio nome. Al che Zavoli rispose che la qualità del materiale non li esimeva dalle loro responsabilità.

Ritornato in Italia, feci una dichiarazione ai critici televisisi, indicando che non avevo visto la trasmissione italiana firmato con il mio nome ( con una durata molto ridotta ) e che non avevo nessuna opinione su di essa. Volevo solo lasciare in chiaro che non era di mia responsabilità.

Questo suscitò un grande scandalo. De Luca mi convocò per dirmi che io ero allo stipendio dalla RAI, e che quindi potevano disporre della mia firma. Non accettai questa tesi, litigammo e fui destituito come direttore dei servizi per l'America latina. Mi destituirono dal mio incarico, e mi misero a disposizione della RAI, lasciandomi in attesa a casa. Avevo un certo prestigio come giornalista. Poco prima, nel 1970 avevo vinto il premio St. Vincent, equivalente al premio nazionale di Giornalismo, proprio con una serie di servizi sull'America Latina. Ero quindi considerato parte del sistema, ed era quindi da aspettarsi che fossi richiamato a farne parte, prima o dopo.Magari da qualche altra direzione della RAI...

Ed ecco che pochi mesi dopo, in una delle tante riorganizzazioni della RAI, che venivano fatte con ogni cambio di governo in Italia, Willy De Luca passò ad essere Direttore Generale e Sergio Zavoli Presidente. Con questo cambio di direzione mi arrivò una lettera di licenziamento. Feci causa, ed il Tribunale condannò la RAI a pagarmi un risarcimento e ad essere restituito nella mia carica. Presi il risarcimento e poi seguii il mio cammino, che era quello di creare strutture per un giornalismo alternativo al sistema commerciale.

Mentre De Luca e Zavoli rimontavano l'inchiesta della inchiesta, riducendola da tre puntate a due, cestinavano tutto il girato, con il quale io il materiale con il quale io pensavo fare due altri servizi. Fu un grande spreco, perché si trattava di un materiale sul ruolo della CIA in America Latina ed una buona quantità di interviste uniche. Ma ho avuto la fortuna che il montatore rubò una copia di lavoro della versione spagnola, che non sapevano stessi montando allo stesso tempo. Ormai posso rivelarlo....

Questa è la copia di lavoro e che ora compie 42 anni, e che potrete vedere. Da essa si doveva ottenere la copia finale, ben rifinita, cosa che non è stato possibile fare. Essendo di bassa qualità, sará necessaria una gran pazienza e certa immaginazione....Se il documentario fosse uscito allora, credo che avrebbe avuto molto impatto, anche perché molto poco è stato aggiunto da allora sul Che....
La inchiesta sul Che, "inchiesta su un mito", è divisa in tre parti. Le prime due sono di un'ora e la terza di 76 minuti. Sono tre parti, concepite e realizzate in modo diverso... La prima, il viaggio del Che sino al suo arrivo in Cuba, è una tipica inchiesta di ricostruzione storica. La seconda è un classico servizio giornalistico sulla morte del Che. Nel 1972, la posizione ufficiale boliviana era che il Che fosse morto in azione, e questo lavoro fu il primo a smentirla. La versione trasmessa dalla RAI lasciò passare quel messaggio.

La terza puntata, che è la più importante, venne elaborata come uno spazio di scoperta e di riflessione, una formula giornalistica che a in quel momento era una gran novità. Come era una novità che il giornalista sparisse, ed il pubblico fosse il diretto destinatario degli intervistati.
Ovviamente, da allora il linguaggio televisivo è totalmente diverso. È il tempo della narrazione che è totalmente cambiato. Oggi sarebbe impensabile fare interviste di più di cinque minuti. Il sogno dell'intervistatore adesso è quello di ottenere una risposta più corta della sua domanda. Twitter, Facebook, Whatsapp, e gli altri mezzi di comunicazione di massa, hanno portato nuovi ritmi e nuove formule di linguaggio. Ma certamente, non hanno aiutato all'analisi ed alla contestualizzazione.
Anche se incontrai il Che, l'inchiesta è stata costruita presentando il Che attraverso coloro che l'hanno conosciuto, dalla sua guardia del corpo che complottava per ucciderlo, fino al contadino che lo denuncia ed al sergente che pone fine alla sua vita. In questi servizi, il giornalista, volutamente scompare dallo schermo e fa solo domande, le stesse che avrebbe fatto lo spettatore, che cosi' si sente in dialogo diretto con la realtà.
Il mondo è profondamente cambiato dal 1973, ma le ragioni del Che per cercare di fermare il cammino della coesistenza pacifica, diventano oggi più evidenti. Al di la della razionalità e del realismo del cammino che lo porta a morire in una piccola scuola di un paesino delle Ande Boliviane, non c'è dubbio che stiamo andando verso impressionanti livelli di disuguaglianza sociale ed un sistema finanziario senza controlli.
Secondo Oxfam, nel 2025, l' Inghilterra ritornerà agli stessi livelli di ingiustizia sociale dei tempi della regina Vittoria. A quell'epoca un filosofo sconosciuto, Karl Marx, scriveva nella biblioteca del British Museum le sue denunce contro lo sfruttamento di donne e bambini... Possiamo considerare folle ed avventuristico il cammino del Che, ma dobbiamo rispettare la sua forma di sacrificio personale. Ernesto Guevara era convinto se si fosse posto fine al cammino dello scontro con capitalismo, il risultato sicuro sarebbe stato il ritorno ad un epoca di sfruttamento e di ingiustizie.

La visione di questa inchiesta permetterà di vedere ? alle vittime disposte ad investire più di tre ore per vedere un materiale di cattiva qualità ? un mondo diverso. Un mondo del quale la politica significava idee e visioni, non efficienza amministrativa. Nella quale c'era gente disposta a morire per i suoi ideali, per sbagliati che fossero. Un mondo nel quale "giustizia sociale" e "solidarietà" erano parte del linguaggio politico, oggi invece eliminati. Un mondo nel quale i cittadini credevano che il cambio fosse possibile, e coloro che lo chiedevano, pensavano che i difensori dello status quo si reggevano solo grazie all'uso delle armi.

Oggi, purtroppo, lo status quo non ha più bisogno delle armi. È la che controlla lo status quo, l'arma più terribile della conservazione. È la mancanza di una politica di valori e di visione, che mantiene lo status quo. Viviamo In un mondo dove si spende di più in pubblicità per persona che in educazione,e dove il mercato è diventata il suo riferimento, non l'uomo.
Credo che alla fine della inchiesta scopriremo che dentro di ognuno di noi c'è un piccolo Che...E che la utopia non muore mai, dentro di noi... occorre solo svegliarla...

Roberto Savio