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Intrecci: sguardi sul mondo n. 1/2007 - Terra Madre

Dal 26 al 30 ottobre 2006 Torino ha ospitato per la seconda volta Terra madre.
L'incontro, promosso da Slow Food, ha visto la partecipazione di 5000 produttori - contadini,allevatori, pescatori e artigiani - provenienti da 150 paesi, in rappresentanza di 1600 comunità del cibo buono, pulito e giusto.
Un'opportunità molto importante per confrontarsi tra dfiverse culture, scambiare opinioni, portare con orgoglioi propri prodotti alimentari e artigianali; sentirsi più forti e rivalutati, parte di un processo non solo di difesae custodia delle tradizioni e di valori universali, ma anche di difesa dell'ambiente naturale minacciato dalla globalizzazione,in vista di un modello di sviluppo agricolo ed economico sostenibile.
Alle interviste ai partecipanti, dall'Italia al Perù, dal Burkina Faso alla Thailandia, si alternano intermezzidi vita quotidiana girati in Africa, Europa ed America Latina.
Terra madre è stato presentato in prima mondiale venerdì 8 giugno alle ore 11 alTeatro Comunale di Monforte d'Alba all'interno di Food Film Festival 2007.
Scrivi a: urihi@urihi.org
Visita il sito www.urihi.org

05)- I nostri emigranti - Intrecci 2006

L'Italia, anche la provincia di Modena, oggi una delle zone più ricche del mondo, viveva cento anni fa una grande situazione di povertà.
Un centinaio di famiglie dell'Appenino modenese decise di emigrare nelle terre vergini del Cile del sud: una partenza dolorosa, e cento anni trascorsi tra mille difficoltà nella colonia di Capitan Pastene - così chiamata dal nome del primo ammiraglio genovese dell'Oceano Pacifico - al servizio della corona di Spagna.
Oggi i 2000 discendenti di quegli emigranti, che conservano ancora i nomi e alcuni usi alimentari della loro terra di origine, rievocano con emozione e passione, con un corteo di carri trainati da buoi, la vicenda storica e umana dei loro "nonni".
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I Liguri e il Pacifico - una storia da scoprire

A cura di Giovanna Cossia e Marco De Poli
Gli Italiani già dal 500 sono presenti in tutte le colonie spagnole dell'America del Sud; una presenza espressione dell'alleanza della Spagna con alcuni stati italiani, soprettutto con la Repubblica di Genova.
Nella Biblioteca Nazionale di Santiago del Cile abbiamo trovato inedite tracce di uno di loro - Giovanni Battista Pastene, nelle lettere autografe scritte dal conquistatore Pedro de Valdivia a Carlo V., L'imperatore sul cui regno "non tramontava mai il sole.
In una di queste, inviata da Concepciòn il 15 ottobre del 1550, Valdivia riassume le fatiche della conquista ed il ruolo svolto da Pastene, citato nella lunga lettera ben diciotto volte.
Di questo personaggio l primo "Almirante del Mar Oceano", che divenne alla morte di Valdivia sindaco di Santiago, in Italia si è persa memoria: si sa solo che naque a Genova nel 1507!
Altri capitani genovesi stabilirono nella seconda metà del 500 un attivo traffico tra i porti del Callao e Valparaiso, inaugurando un commercio marittimo che in seguito sarà chiamato di cabottaggio, e che con la fine del dominio spagnolo fu in gran parte monopolio dei marinai genovesi, avanguardia dei futuri emigranti.
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Indios del Cono Sud - Argentina e Cile

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
Nel Nord Ovest argentino, verso il confine con la Bolivia, si estendevano le ultime propaggini dell'impero degli Incas; i cui discendenti hanno ancora molti tratti in comune con le popolazioni indie andine. Più a sud, nella zona di Salta vivono di agricoltura e allevamento comunità di indios Diaguites.
Un'altra importante etnia indigena si trova nel Cile meridionale: sono i discendenti dei fieri Mapuche, cha hanno saputo resistere fino a cento anni fa sia alla Conquista spagnola sia ai tentativi di colonizzazione repubblicana.
Al mercato di Temuco confluiscono i prodotti dell'artigianato, dell'agricoltura e della pesca di questi indios: che vivono ancora nella tipica capanna e conservano le cerimonie religiose delle loro maghe.
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Indios dell'Amazonia - Perù, Ecuador, Brasile

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
Il documentario illustra le condizioni attuali di vita di diversi gruppi indigeni dell'Ammazonia. I lamistas, nella "selva alta" peruviana, sono arrivati a forme di compromesso con la civiltà dei bianchi; mentre nei pressi di Iquitos gli yaguas vivono ancora in capanne di legno nella giungla, e conservano, forse anche ad uso dei turisti, l'uso della cerbottana e i loro costumi tipici.
Ne'"Oriente" ecuadoriano assistiamo presso una comunità quichua a una cerimonia curativa sciamanica; una donna realizza ceramiche ispirate ai miti del suo popolo.
In Brasile, al confine con il Venezuela, gli yanomani sono una delle ultime popolazioni indigene che vivono ancora in modo primitivo, senza alcun contatto cn la cosidetta "civiltà".
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Campesino delle Ande - Perù

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
Dal Cuzco, cuore dell'Impero degli Incas, con le sue chiese barocche sovrapposte alle strutture incaiche, agli indios che ripetono nelle strade segni e gesti di una antica civiltà, il documentario esce nelle campagne, cercandovile tracce di un mondo lontano nel tempo ma ancora vivo negli usi e nelle tradizioni.
Dal lavoro comunitario dei campi alla filatura e tessitura demminili; dall'uso della coca al ruolo della donna andina, una serie di incontri che ci schiudono le porte di un mondo lontano e diverso.
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Campesinos Boliviani

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
Dalla festa dell'Inti Raymi a Tiahuanaco, dove gli Aymara celebrano ogni 21 giugno il loro rito al Dio sole, a Potosì, nelle cui miniere d'argento 8 milioni di morti in 300 anni di dominio coloniale spagnolo segnano la nascita sanguinosa del capitalismo moderno. Ma nelle campagne andine i campesinos indigeni rinnovarono ogni giorno, nella fatica del lavoro, la loro unione profonda con la madre terra.
Oggi nel loro congresso, a Sucre, essi ritrovano la coscienza dei propri diritti e della propira forza. Non lontano da Sucre, a Tarabuco, gli indios sconfissero nel 1816 i soldati spagnoli, primo passo nell'indipendenza della Bolivia.
Oggi gli indigeni Tarabuco conservano i modi di vita e i costumi originari, come risulta dallo straordinario lavoro tessile delle donne, e dalla festa dei Phujillay, con cui ogni anno ricordano con orgoglio quella lontana vittoria.
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Kuna di Panama

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
I Kuna sono gli abitatori originali della costa atlantica di Panama. Attualmente vivono su un arcipelago di isolotti che costituiscono la Comarca di San Blas, mantenendo una propria autonomia amministrativa e conservando i propri usi e costumi tradizionali, in un delicato e ammirevole equilibrio tra uomo e natura che può dare un'idea della situazione delle popolazioni indigene americane 500 anni fa, prima dell'arrivo di Colombo e della "civiltà" europea.
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Gli eredi dei Maya.

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Regia: Marco De Poli.
Commento: Giovanna Cossia.Fotografia: Eugenio Bongiovanni.
Dalle imponenti e maestose rovine di Copan e Tikal, che testimoniano la straordinaria civiltà fiorita tra le popolazioni Maya precolombiane, alle attuali condizioni di vita quotidiana: il mercato Chortì a Jocotàn e quello Quichè di Chichicastenango, con le cerimonie nella chiesa di San Tomas e il "baile de moros y cristianos" nella piazza principale.
Ci si sposta pi nel triangolo Ixil, sul altipiano al confine sol Messico, duramente colpito dalla repressione militare contro la guerriglia. Siamo nei giorni intorno al Natale, e possiamo così assistere a cerimonie in cui si mischiano elementi della fede cristiana e della religiosità autoctona india: la "Cerimonia dei maggiordomi" e le "posadas" a Nebaj; la messa della "noche buena" a Chajul.
A queste espressioni della festa fanno da contraltare quelli del lavoro, sopratutto tessile, dato che l'abito tradizionale costituisce per le donne del Guatemala il simbolo della propria collocazione sociale e l'orgogliosa difesa della propria cultura tradizionale.
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