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I ragazzi del Tahrib

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Ho incontrato Hassan, Ahmed, Abdulaziz, Guled e i loro compagni in uno SPRAR di Milano, nell’ estate di 2 anni fa.
Durante gli incontri organizzati da Luca Ciabarri, antropologo, e con l’aiuto di Farida, mediatrice e interprete, i ragazzi hanno raccontato le loro esperienze, narrando del “Tahrib", il viaggio compiuto senza documenti attraversando il Mediterraneo e prima ancora il Sahara, del loro peregrinare in Europa alla ricerca di una sistemazione definitiva, del ritorno in Italia a causa del regolamento Dublino, del loro passaggio all’interno del sistema di accoglienza per rifugiati, dei sogni, timori e paure, tra la speranza di trovare un lavoro e una casa ed il rischio di finire ai margini
Dalle loro narrazioni, che abbiamo raccolto con registrazioni audio e video, quando e come era possibile, emerge uno stato d’animo fragile e precario. La frammentarietà e l’incertezza delle prospettive appesantisce i loro pensieri e molte volte rende vano qualsiasi tentativo di inserimento
Ci spiace a distanza di 2 anni non avere più loro notizie


Un film di Elena Bedei e Luca Ciabarri
Riprese e montaggio Elena Bedei
Interviste di Luca Ciabarri e Farida Hamed Ali
Con il contributo dell’Ufficio Politiche per l’Inclusione e l’Immigrazione del Comune di Milano.

5 commenti


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20 Marzo 2021
00:34

Complimenti. Chi ha cuore non ha paura dello 'straniero'. Ne comprende le difficoltà e cerca di dare una mano. Il sistema Dublino ha mille difetti, che l'Europa non sembra interessata a colmare. Ma i cittadini possono fare molto. Un piccolo passo avanti è stato fatto con i 'tutori volontari di minori non accompagnati', ma molto altro c'è ancora da fare.

Laura

19 Febbraio 2021
16:12

il tema/problema dell'immigrazione è noto come pure i traffici e gli interessi che stanno dietro. Toccarlo da vicino come fa questo documentario è un'altra cosa. Ti fa venire rabbia per i trafficanti che ci lavorano, probabilmente anche loro dei disperati che si illudono di essere dalla parte giusta. Sconforto perchè ti fa sentire impotente, incapace di dare un contributo a questa causa, se non quella di condividere con qualcuno questo documento come altri del genere. Certo, la conoscenza e la diffusione di storie come questa sono il primo passo per superare l'ignoranza del problema. Viene voglia di andare oltre e di trovare un modo per farlo. Un paio di idee le ho..sto solo aspettando che finisca questa storia del virus. Brava Elena

stefano cozzi

18 Febbraio 2021
16:08

Si fa fatica ad arrivare in fondo al l'intervista - non invasiva né indulgente a suscitare pietà - senza provare un senso di colpa per l'indifferenza con cui siamo soliti affrontare il tema dell'immigrazione, specie dei minori. Il pensiero che siano figli cui i genitori non possono prestare alcun aiuto, che anzi sono loro a cercare una realtà che possa permettergli di aiutare i genitori a casa, fa rabbrividire e fa nascere la voglia di fare qualcosa per raddrizzare un mondo così sbilenco.

Sergio Bollani

17 Febbraio 2021
17:21

Il documentario lascia senza parole...sono ragazzi giovani, per me inevitabile il confronto tra la loro vita e quella dei nostri figli...quello che più sconvolge è il fatto che sono persone con la vita sospesa, e che per il mondo "civile" sono invisibili, o meglio numeri da statistica, da usare a proprio vantaggio..complimenti agli autori per la delicatezza con cui si sono avvicinati alle persone, e per il loro coraggio nel produrre un documento così crudo e reale.

Angelica Bollani

2 Febbraio 2021
10:07

Bel lavoro e molto interessante, complimenti. Le storie sono veramente struggenti: delle tristi odissee. Le testimonianze raccolte dai ragazzi vanno ben oltre i seppur significativi numeri, la cronaca dei barconi e i resoconti contabili, si capisce che dietro le cifre ci sono persone che soffrono e hanno sofferto terribilmente. Ascoltarle, una a una, nella loro tragica precarietà, senso di sospensione e annichilimento di tutto ciò che si può considerare umano, fa capire come questa indifferenza sia a-umana.

stefano ferri