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Libri.itAMIGOSPETER LINDBERGH. A DIFFERENT VISION ON FASHION PHOTOGRAPHY (I E GB)C’ERA UN’ALTRA VOLTAFOTOGRAFIA IN BIANCO E NEROSTEVE MCCURRY. AFGHANISTAN

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Tag: Venezia

Totale: 13

La città invisibile

Venezia... 30 milioni di turisti ogni anno in costante aumento? Oltre 2000 gigantesche navi da crociera che transitano nel suo piccolo bacino? Centinaia di ricercatori da tutto il mondo che studiano la sua storia e le sue opere... Milioni di scatti fotografici e cartoline tutte uguali? Innumerevoli libri e film che la ritraggono e ne parlano... I mestieri e i negozi per i Veneziani sono scomparsi per lasciare posto ad attività turistiche gestite da Cinesi e nativi del Bangladesh? Gli abitanti rimasti sono 56.000? Nel 1951 erano 175.000? Sconosciuto il numero di gallerie e voragini formatesi tra le palafitte che sorreggono i palazzi... Devastante l'impatto sull'ecosistema lagunare delle grandi opere come il Mose...
...Diresti che Venezia è una città invisibile?

La città invisibile è un progetto di "Street Photography". Catturare ciò che ancora rimane della vita, del lavoro, delle persone in questa città; il lato invisibile, in passato più facilmente accessibile tanto al visitatore quanto al cittadino, e oggi celato non soltanto dalla massiccia e rovinosa invasione quotidiana ma anche dal velo di superficialità, bisogni e pensieri virtuali che è inesorabilmente calato su un gregge di anime vuote.

Il mio tentativo è quello di raccontare l'imprinting che ho ricevuto dal mio luogo natio attraverso le immagini e tramite alcuni brevi racconti che costituiscono un dialogo ipotetico tra un moderno abitante e lo storico navigatore Veneziano Marco Polo che osservandola oggi, non comprende i cambiamenti subiti dalla sua città.

L'ispirazione per questi brevi racconti mi è venuta da un libro che mi è particolarmente caro: "Le città invisibili" di Italo Calvino, in cui l'autore immagina un altro dialogo ipotetico tra Marco Polo e il Gran Kan in cui il navigatore narra i suoi viaggi in queste città inesistenti.

Visita il sito: ilporticodipinto.it

Visita il sito: www.luogocomune.net

La Biennale di Venezia 2011

In giro per la Biennale di Venezia 2011

Lucio Bisutto

NADiRinforma presenta: Lucio Bisutto, un nuovo documentario di Radu Zaplitnii.Nato a S. Pietro in Volta (VE) una piccola isola della laguna di Venezia, già all'età di 14 anni ha cominciato a suonare la chitarra ed a cantare assieme al padre "Capitan Bruno", con il quale si esibiva nei locali di Venezia ed a Jesolo. La vera passione per la musica nasce però, all'età di 30 anni con il Folk - Veneziano, grazie anche al Banda di Pellestrina per la quale diventa il cantante. Attualmente nel ristorante di sua proprietà a Venezia delizia i propri clienti con serenate di musica Folk - Veneziana cercando di abbinare all'allegria delle sue canzoni una buona cucina Lucio ha partecipato ad una serie di concerti in giro per il mondo con lo scopo di far conoscere il fascino della musica tradizionale veneziana e dell'italianità.Proposto da Arcoiris Bologna.

Visita il sito: www.mediconadir.it www.zaplitnii.com

Pianeta Oggi

Favaro veneto Venezia sotto la neve presenta Fabrizio Zabeo"Rappresentante Comitato Allagati Favaro"

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Atypicalmovie al 65° Festival del Cinema di Venezia: Tinto Brass

Walter Ciusa incontra il maestro Brass, accompagnato da Caterina Varzi, futura protagonista di Zive.Giornata di chiusura del Festival, questa volta in compagnia dell'amico psicologo- sassofonista Stefano Scippa. Arriviamo alle 15 quando stanno già sbaraccando tutto. Peccato, nelle mie intenzioni c'era l'idea di portare a casa una qualche altra intervista. Detto e fatto! Maestro Brass gironzolava in compagnia, destinazione Hotel Excelsior. Gli giro intorno e in un nano secondo devo decidere come agganciarlo.Regola numero 1: "Non essere scontato e banale"Regola numero 2: "Omaggiare il Maestro"- sono un suo fan-.Attacco con Bob Guccione, produttore di Caligola e alter ego di Brass. Poi è la volta del grande Kim Arcalli, montatore che rivoluzionò il cinema italiano e anche collaboratore di Brass all'inizio degli anni 60. Inevitabile la domanda sulla qualità di questa 65 esima edizione. Inevitabile la risposta del Maestro: "C'è una deriva progressiva verso la catastrofe totale"e per il Maestro che fu anche allievo del grande Luchino Visconti- e si vede- Morte a Venezia è il vero leit motiv di critici, cineasti e addetti ai lavori che non si riconoscono con le scelte del direttore Muller. Ma c'è anche Caterina Varzi, la nuova musa di Brass, protagonista del prossimo "Ziva", il film che sarà interamente girato in un faro... Promosso da Arcoiris tv Bologna

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Atypicalmovie al 65° Festival del Cinema di Venezia: Marco Giusti

"Un Festival di vecchi, con film fatti da vecchi, magari il cinema è anche diverso".....A 20 anni qualsiasi Festival sembrava una cosa fantastica. Io mi ricordo che a 20 anni vedevo tutto, dormivo solo 3 ore. Ora è diverso, hai tutto, hai i DVD. E' diverso il cinema, i formati con cui si usufruisce della visione. Una volta si riusciva a parlare con George Cukor, Cannes è peggio, più il Festival è piccolo, più riesci a toccare Quentin Tarantino, Frank Miller, David Lynch, e quindi a innamorarti del Cinema che è l'unica vera missione del cinephile. I film in concorso sono una cosa, le retrospettive una cosa, gli eventi una cosa, i film a mezzanotte un'altra cosa. Per esempio in questo Festival la cosa più carina è il film di Jose Mojica Marins " Encarnação do Demônio", un grande horror di un autore- attore del terzo mondo, qui completamente ignorato, un super-horror che devi vedere qui. Quello che idealmente aveva inventato Ungari qui a Venezia e anche a Massenzio, fare del cinema tanti eventi (Hitchcock che non hai mai visto...)e noi ancora qui abbiamo questo modello qua....Io ad esempio amavo John Ford, adesso il ragazzo ama l'horror, poi c'è una middle class di cinephiles diciamo alla "CIAK", che si bevono Charlize Theron, si bevono queste cose qui, però è chiaro che ci sono degli estrimismi nel cinema. Andiamo a vedere tutti quanti "Arcana", uscito solo 2 giorni nel '73, queste sono le cose che il cinephile nuovo ama. In generale c'è un cinefilo un po'più inutile, però anche il cinema è più brutto, meno forte, meno interessante. Il film come quello di Opzetek, un buon cinema medio italiano od americano, un tempo a chi sarebbe interessato. Ieri stavo intervestando Paolo Benvenuti su "Puccini", e gli ho chiesto "Secondo te c'è un legame tra il cinema western e Puccini?"E lui "Ah sì c'è quel film con Dean Martin, uno che spara...come quel film con Dean Martin, è "Un dollaro d'onore". E Benvenuti mi ha chiesto chi è il regista. Paolo, io dovrei prendere e andarmene subito, io non posso accettare che un regista non sappia chi è Howard Hawks...Una conversazione che feci con Quentin Tarantino, a Nizza adesso, su John Ford......Per Tarantino, Ford è stato sopravvalutato e il più grande regista del mondo è Sergio Leone e su questo si è aperto un dibattito...il punto è, lui è più giovane di me, avrà 7 anni di meno, credo, e questa cosa cambia completamente il modello di cinema da amare che ti ha formato. In fondo siamo quello che si vede e si ama quando abbiamo tra i 9 e gli 11 anni, il resto è secondario. Io amo film assurdi che vanno dal 66 al 68. Su questa cosa si apre il dibattito su cosa è la cinefilia adesso o che cosa era prima.... Promosso da Arcoiris tv Bologna

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Atypicalmovie al 65° Festival del Cinema di Venezia: Gregorio Napoli

Abbiamo iniziato con il bravo critico palermitano Gregorio Napoli, chiudiamo con lui proprio davanti all'Excelsior. Gregorio tira le somme di un Festival difficile, vuoi la concorrenza con altri Festival, vuoi qualche scelta sbagliata, vuoi lo sciopero degli sceneggiatori negli States...ma il giudizio è positivo, come ci sembra equilibrato il cappello introduttivo di Gregorio."E' un momento di riflessione della Settima Arte, non si trovano facilmente dei capolavori...Ho l'impressione che il Direttore Muller abbia ben saputo amalgamare il tema dell'Evoluzione Sociale, il tema dell'Intimismo, il tema della ricerca figurativa nel film di Kitano e ne " Il Seme della discordia", che non è stato capito...invece è un film informale, pop, ricco di cultura figurativa, che purtroppo la critica italiana, anche quella giovane, non ha saputo intuire e capire...Il tema centrale, che è quello della bioetica, dell'inseminazione artificiale (Il Seme della Discordia, appunto), viene riportato in un canale poetico, non in un canale piattamente televisivo, come i dibattiti che noi vediamo ogni sera sul piccolo schermo; questa è la grandezza del film di Corsicato".Poi c'è anche spazio per una mia constatazione, sul Cinema, sulla Cultura, su Napoli. E' una cosa che mi chiedo da un po' di tempo...Perchè Napoli torna così alla ribalta, e perchè- soprattutto in Italia- la Poetica del conflitto sembra l'unico modo per produrre Cultura in questo Paese vecchio e superconformista? Promosso da Arcoiris tv Bologna

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Atypicalmovie al 65° Festival del Cinema di Venezia: Enrico Magrelli

ENRICO MAGRELLI NON E' UN FREAK: peccato!Carissimo Magrelli è il mio fastidiosissimo attacco al critico, ex enfant prodige di Filmcritica- esordio nel 1976 con recensione su Adele H-; Magicamente Magrelli sarà la chiusura di una non intervista, di una non conversazione con tanto di mis-understanding. Ma perchè il nuovo braccio destro del bravo Muller era così seccato? L'ultimo giorno davanti al "Des Bains" si tiravano le somme di un Festival così forse ingiustamente criticato e il Tribunale d'Inquisizione era già sul piede di guerra contro Muller and Company- compreso Magrelli-. Agli Atypici, Muller piace per le scelte coraggiose del passato- retrospettive sul western, sul cinema di genere e Tarantino, molto Tarantino- e per qualche buon film in concorso quest'anno- The Wrestler, Encarncao do demonio, Arcana, Vegas: based on a true story, ecc. Gli si può rimproverare Wenders come "Presidente di giuria"- lo era già stato a Torino con Moretti-, il Premio Bianchi a quella cariatide vetero-ideologica di Montaldo- in futuro si saprà perchè-, forse Opzetek, ma come dice GIUSTAmente Giusti, piace al pubblico medio che si beve Ciak e cazzate varie- il cinema è purtroppo anche questo- . Torniamo al nostro compassato e gentile Magrelli - che è anche ideatore e conduttore di Hollywood Party/ Rai3- e al nostro atypical mood di approcciare i VIPS. Questo gentil rifiuto di Enrico ci ha preso in contropiede, noi abituati ad essere o accettatti o mandati a fanculo. Magrelli non è quindi un freak, come la maggior parte dei critici di un certo livello, che avrebbero scelto l'opzione a) o la b). La mia è una semplice constatazione cui sono arrivato dopo anni di Festival: Enrico Ghezzi, di cui sto leggendo la magnifica monografia su Kubrik, ha seri problemi di deambulazione e solipsismo. Marco Giusti, con l'amico-rivale in difficoltà, è ormai il principale punto di riferimento di giovani critici, Movie Brats, cinefili, ecc, ma nonostante l'enorme successo- da Blob a Stracult, il dizionario sul Western, ecc ecc- continua a balbuziare. Tatti Sanguineti, figura eclettica a metà strada tra critica, recitazione, TV, saggistica, è un Freak- ve lo posso assicurare-. E poi Freccero, Steve Della Casa e il labbro leprino, Gregorio Napoli e l'apparecchio acustico, ecc....Rimane Magrelli, l'unico a non avere un difetto, un tic o una semplice patologia. PERCHE'????????A proposito, io ho i piedi piatti, e 2 filtri nel naso per una rinoplastica non riuscita!!! Promosso da Arcoiris tv Bologna

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Atypicalmovie al 64° Festival del Cinema di Venezia: Pasquale Squitieri e il ciclone Tarantino

Pasquale Squitieri, lucido e disponibile come sempre, dà a Walter Ciusa, qualche pillola di saggezza sullo stato del cinema in Italia.Ne viene fuori un quadro drammatico, nonostante il tentativo di Tarantino di rinnovare l'attenzione verso il cinema di genere, la cui somparsa ha decretato, secondo Pasquale, la morte del cinema in Italia. Ai posteri l'ardua sentenza. Promosso da Arcoiris tv Bologna

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Atypicalmovie al 64° Festival del Cinema di Venezia: Pasquale Squitieri e la politica

Walter Ciusa incontra Pasquale Squitieri al Lido di Venezia, in concomitanza con il Festival del Cinema. Squitieri parla dei giovani, della politica, della mancanza di identità del nostro Paese. Ore e ore di monnezza, dibattiti politici vuoti, campanilismo esasperato, parole al vento, perdita di senso, giornalisti schierati, Media schierati, discussioni senza un inizio ed una fine. Insomma è un grande bluff e una grande perdita di tempo questo "Politically Trash" in TV.Poi capita di girare random al Festival di Venezia e di incontrare il Cavaliere Solitario.Pasquale Squitieri. Questa volta percepisco in lui un fascino strano, diverso rispetto alla prima intervista che gli ho fatto. Gli punto la camera e lui parte.10 minuti di sostanza, 10 minuti di analisi lucida, fredda, di ricerca di un senso, nelle cose e nella vita politica.Non pensavo. Avevo conosciuto lo Squitieri grande masticatore di linguaggi cinematografici, lo Squitieri per nulla demagogico nell'analizzare la necessità di riaprirsi al mercato a 360 gradi come negli anni 50/70 - la stagione d'oro del cinema italiano - e ora conosco lo Squitieri analista politico e storico di questo Paese, il grande malato dell'Occidente. Pasquale buca il video, la sua voce è ferma, lo sguardo è ipnotico, gli argomenti di discussione alti e profondi.Sopra a tutti, c'è la mancanza di identità culturale di un Paese ormai frammentato e diviso in tante parrocchiette, ognuna che rivendica una propria fetta di potere, e la citazione dell'amico Toni Negri che ha suddiviso i poteri forti in Italia in : Mafia al sud, Vaticano al centro, banche e finanza al nord (e quando questi 3 poteri si uniscono, sono cazzi amari per tutti).Poi casualmente incontreremo Toni Negri. I 2 Cavalieri Solitari se ne andranno, soli, a cenare insieme all'Hotel Excelsior. Il fedele scudiero li accompagnerà.... Promosso da Arcoiris tv Bologna

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