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Palestina in fiamme di Monica Maurer

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«Palestina in fiamme - dice Monica Maurer - è il racconto della prima Intifada, quella scoppiata nel dicembre del 1987. Un’opera dedicata a René Vautier, autore dell’unico documentario realizzato durante la guerra di liberazione algerina con il titolo appunto di Algeria in Fiamme. Ho cercato di rintracciare le radici storiche e politiche della prima Intifada; e di fare chiarezza su alcuni luoghi comuni non veri, a cominciare dalla voce ricorrente che si trattasse di un’insurrezione spontanea». Così Maurer torna indietro nel tempo per ricostruire (anche con materiale d'archivio) il retroscena storico-politico dell'Intifada: una rivolta che ha le sue radici nella colonizzazione “armata” della Palestina da parte degli ebrei sionisti e che comporterà la fine della secolare convivenza pacifica tra le tre religioni monoteistiche (islamismo, ebraismo, cristianesimo). Nel 1947 poi l'Onu decise di dividere la Palestina in due stati: uno ebraico e l'altro arabo; e nel 1948, con la creazione dello Stato di Israele, cominciano l'occupazione delle terre arabe e l'infinita serie di scontri e guerre.

4 commenti


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26 Dicembre 2023
11:39

Testimonianza cruda e realistica su un genocidio pianificato e non riconosciuto dal resto del mondo

Massimo Iacono

3 Dicembre 2023
17:05

Dopo aver rivisto questo film di Monica (mentre qualcuno alla radio aggiornava il numero dei palestinesi sotto le bombe israeliane a 15mila morti), mi è venuto in mente un documentario di Dinesh D'Souza di qualche anno fa, "America: Imagine the World Without Her" (America: immagina il mondo senza di lei). In quel film si parla degli Stati Uniti d'America come di una nazione "fondata sul genocidio e costruita sulle schiene degli schiavi africani". Si racconta che la ricchezza dell'America è stata rubata, spostando man mano i confini e annientando i popoli confinanti. Che nel 1848, dopo la guerra con gli Stati Uniti, Il Messico fu costretto a cedere più del 40% del suo territorio: per cui la California, il Nuovo Messico, l'Arizona, il Nevada, lo Utah, la maggior parte del Colorado e del Wyoming divennero territori degli Stati Uniti. Che il "Sentiero delle Lacrime" si chiama così perché, nel 1831, 18mila nativi americani furono deportati, cioè costretti a marciare per 2.000 miglia, dalle loro terre d'origine in Oklahoma verso gli stati occidentali, e che un terzo di loro sono morti durante il viaggio per la stanchezza, il freddo, le malattie e la fame. Insomma una storia che ricorda, per molti versi, quella della Nakba, vista nel film precedente, e che ritorna anche in "Palestina in fiamme", sovrapponendosi a tratti con quella dell'Intifada. E questo probabilmente spiega anche la grande vicinanza che c'è, che c'è stata da sempre, tra Stati Uniti e Israele. Una protezione politica, economica e militare (da parte degli USA) che spesso diventa complicità su quello che sta accadendo, anche oggi, nella striscia di Gaza.

Giandomenico Curi

3 Dicembre 2023
11:38

Qui rispetto al precedente, Nakba, la Maurer si sofferma sull'abuso condotto sui contadini palestinesi, sui loro ulivi e terre, con immagini che non possono non sconvolgere...

Mela Tomaselli

29 Novembre 2023
09:43

Grazie mille per questo tipo di testimonianze

Anita