402 utenti


Libri.itLUISELA FAMIGLIA VOLPITASSI RACCONTA – LE EMOZIONILUPOEDMONDO E LA CACCA MISTERIOSAAMORE E PSICHE
Emergency

Fai un link ad Arcoiris Tv

Utilizza uno dei nostri banner!
















NO CAP no al caporalato di Giandomenico Curi

ArcoirisTV
3.8/5 (307 voti)
Condividi Segnala errore

Codice da incorporare

Dimensioni video

Scheda da incorporare

Riproduci solo audio:
Arcoiris - TV
Finalmente abbiamo chiuso questo film sul caporalato, per la cui realizzazione devo ringraziare molte persone. Prima di tutti, Marco Omizzolo, ricercatore e sociologo dell’emigrazione, che, tra l’altro, ha scelto di sperimentare sulla sua pelle la violenza e lo sfruttamento che il caporale impone al bracciante di turno, il più delle volte straniero e nero. Grazie poi Ugo Adilardi e a Tommaso D'Elia per le riprese. Grazie a Mario Gianni che si è occupato di un primo montaggio del film, e a Paolo Paci che l’ha portato a termine.
Un tentativo, attraverso i materiali di repertorio che abbiamo raccolto, di analizzare il problema del caporalato in tutta la sua
complessa articolazione: i caporali e i loro padroni, le agromafie, le vittime (uomini e donne) in gran parte stranieri, la complessa filiera in cui si articola, soprattutto lo sfruttamento feroce che spesso sconfina con la riduzione a schiavitù. Il film vuole anche essere un omaggio al sindacalismo nero e di strada, coraggioso e pericoloso fino al rischio della vita. Personaggi straordinari come Jerry Masslo, ammazzato dalla camorra nel 1989 a Villa Literno; come Yvan Sagnet, organizzatore dei primi scioperi contro il caporalato a Nardò; come Jean-René Bilongo e altri più o meno importanti. Una
tradizione senza precedenti del nostro sindacato che fascisti e padroni hanno cercato di infangare e mettere a tacere, prendendo malamente (e inutilmente) a pretesto il caso di Aboubakar Soumahoro.

6 commenti


Per pubblicare il tuo commento, riempi i campi sottostanti e clicca su "Invia". Riceverai una email con la richiesta di conferma.


8 Giugno 2026
14:15

Abbiamo deciso di riproporre il nostro documentario sul caporalato perché questo fenomeno di nuovo schiavismo è tornato in prima pagina in tutto il nostro Paese in un modo terribile, disumano e tragico. Per i quattro lavoratori arsi vivi nell'automobile in Calabria prima di tutto, ma anche per quello che c'è dietro e intorno a quella storia, che tutti sanno ma che si fa finta di non sapere, soprattutto al governo. Che ci sono (dati Istat 2023) 200 mila lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo (55mila donne), con un tasso di irregolarità che ha raggiunto il 30% del totale. Gente che, quando va bene, prende 15-20 euro al giorno per 12-14 ore di lavoro. E non sono eccezioni. Nel 2025 l'Ispettorato di Cosenza ha scoperto che il 69,5% delle aziende agricole sono irregolari. Lo ripubblichiamo perché abbiamo scoperto che anche in Veneto (nel tanto celebrato Veneto leghista) il volume d'affari riconducibile al lavoro irregolare ammonta a 5,2 miliardi di euro l'anno. I comparti coinvolti sono quelli di colf e badanti, seguiti dall'agricoltura, dalle attività di intrattenimento e dalle costruzioni. Un quadro che rispecchia la struttura produttiva del Nordest, con una filiera agricola e un tessuto di piccole imprese dove i controlli sono più difficili e la pressione sui costi più intensa. Lo ripubblichiamo perché si è scoperto che, anche a Milano, gli operai del cantiere del Consolato Americano sono vittime del caporalato, con un traffico di lavoratoti clandestini importati dall'India e costretti a lavorare, anche con la febbre, il vomito, con gente che sviene per la fatica e così via. Tutto questo per una paga che si aggira, pensate un po', tra 1,43 euro e 1,8 euro l'ora. Evidentemente il capitalismo di rapina di Trump è già arrivato anche al consolato meneghino. Praticamente padroni e governo (che pure vede gli immigrati come il male assoluto) si sono inventati, con il caporalato e lo sfruttamento degli immigrati, una forma di delocalizzazione interna. Invece di spostare la fabbrica in Romania o in Pakistan, importiamo i lavoratori da sottopagare qui da noi. Così si tagliano i costi e, ma questo è il male minore, anche i diritti. (Giandomenico Curi)

Giandomenico Curi

29 Maggio 2023
00:55

Mai come ora raccontare quest'Italia è di cruciale importanza, grazie Giandomenico Curi, non smettere mai di farlo

Cristina guarinelli

29 Maggio 2023
00:25

Grazie, cercate di vincere dei premi in molti festival e fatevi invitare da Nannini e da Formigli. Fatevi notare insomma. Grazie comunque

Art Fleury

28 Maggio 2023
07:27

Bravo Giandomenico, meriterebbe la messa in onda in un canale pubblico nazionale.

mario

27 Maggio 2023
16:39

Bella e forte testimonianza di storie che molti conoscono ma che preferiscono ignorare, senza pensare come dice quel bracciante che dietro ogni confezione di pomodori c'è una storia di sfruttamento e di dolore

Annalisa Zanuttini

26 Maggio 2023
13:19

Grazie a Marco Omizzolo che ci fa ragionare sullo sfruttamento e la schiavitù di tanti braccianti. Oggi per il suo lavoro nell'agro pontino, località agricola del Lazio, in particolare con la comunità indiana sikh vive sotto scorta...un uomo coraggioso. Grazie a Giandomenico Curi per il suo impegno come filmeker e al collettivo Opponiamoci

tom