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Mio fratello che guardi il mondo. La morte di Moussa Balde e altre storie tra frontiere e CPR

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Ancora un morto di stato, figlio dell’indifferenza, del cinismo e del razzismo delle nostre istituzioni. Questa volta a morire è un ragazzo di 22 anni, Mamodou Moussa Balde, africano della Guinea, morto suicida, dopo essere stato massacrato da tre razzisti e poi (poiché era un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione) carcerato nel CPR di Torino, dove è stato lasciato morire in una gabbia da pollaio. «Gli sono stati negati i diritti più elementari e hanno calpestato la sua dignità. –ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti della città- Nonostante i dieci giorni di prognosi, è stato trasferito nel Cpr, dove non gli è stato concesso il diritto di essere registrato con le proprie corrette generalità, dove nessuno si è interessato ad ascoltare la sua storia, arrivando alla violazione del più fondamentale dei diritti, quello alla vita». Condannato a morte solo perché nero, povero e nato dall’altra parte del Mediterraneo. Ma, come ha detto l’avvocato Gianluca Vitale, sono tante le mani che hanno stretto attorno al collo di Moussa Balde il lenzuolo con cui si è impiccato: da quelle dei poliziotti della questura d’Imperia al giudice di pace del CPR di Torino, dai medici e dai sorveglianti che hanno fatto finta di niente ai tre ministri degli interni (Minniti, Salvini e Lamorgese) che hanno ideato, costruito e protetto l’orrore disumano dei CPR. Cioè il simbolo stesso del sistema repressivo che è alla base delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazione. Politiche volte chiaramente alla criminalizzazione del cosiddetto migrante “clandestino” e al progressivo svuotamento del diritto di asilo.

Non potevamo non occuparci di Mamodou Moussa Balde e della sua tragica storia, così come del contesto razzista in cui è maturata tra frontiere, fortezze, ricatti, violazione di diritti e carcere. Il film è stato realizzato da Giandomenico Curi, montato da Mario Gianni, con la collaborazione di Eros Achiardi (sono sue molte delle immagini di Ventimiglia),

11 commenti


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14 Settembre 2021
12:44

"Nel 1784, Immanuel Kant spartiva coi suoi contemporanei qualche riflessione elaborata nel suo placido e tranquillo isolamento di Konigsberg. Si trattava, secondo la sua stessa definizione, di concetti di considerati dal punto di vista di una . Kant faceva notare che il pianeta in cui viviamo è una sfera, e rifletteva sulle conseguenza di quell'osservazione chiaramente banale, e cioè che tutti ci troviamo e ci muoviamo sulla superficie di questa sfera, che non abbiamo nessun altro posto in cui andare e che dunque siamo destinati a vivere l'uno a fianco dell'altro e l'uno in compagnia dell'altro. Muovendoci su una superficie sferica, se cerchiamo di allontanarci da un lato, inevitabilmente ci avviciniamo all'altro. Qualunque tentativo di accrescere una distanza è destinato invariabilmente a essere frustrato. E dunque, rifletteva Kant, l'unificazione delle specie umane in un'unica cittadinanza è la destinazione che la Natura stessa ha scelto per noi, l'orizzonte ultimo della nostra storia universale. ... E dunque la Natura ci impone di considerare l'ospitalità come il precetto supremo, che tutti prima o poi dobbiamo abbracciare, in egual misura, così come dobbiamo cercare una soluzione alla lunga catena di prove ed errori, alle catastrofi che i nostri errori hanno provocato e alle rovine che quelle catastrofi si sono lasciate dietro." da L'etica del consumatore di Z. Bauman Grazie prof.

Elena

5 Settembre 2021
19:17

Che vergogna. INDICIBILE

Paola Sanna

3 Luglio 2021
17:58

Agghiacciante realtà che molto spesso per non vederla giriamo la testa altrove. Grazie Giandomenico per questo documentario duro, vero che mi è arrivato come un pugno nello stomaco. Ho comunque un senso di impotenza rispetto a questa realtà e noi che siamo nati nella parte fortunata della terra dovremmo sentirci in dovere almeno di alleviare le sofferenze di questa umanità in marcia verso un futuro migliore.

Elena

2 Luglio 2021
21:57

Bel filmato che rende molto bene la brutta storia di questo ragazzo morto a 23 in un posto vergognoso dove non sarebbe mai dovuto essere

Annalisa Zanuttini

1 Luglio 2021
22:03

Diffondere diffondere diffondere nella speranza che si ponga fine a questa vergogna italiana ed europea

Guenda

30 Giugno 2021
12:11

Molto potente.Grazie Giandomenico Mario ed Eros. I CPR, questi "non luoghi che sono già frontiera" dove è perpetuata la violazione dei diritti più elementari, la negazione al diritto di esistere solo perchè non sei bianco, vanno chiusi subito.

Elena

30 Giugno 2021
10:38

Drammatico, potente, emozionante. Tutti dovremmo riflettere sui milioni di schiavi che cercano una vita migliore e che tutti noi facciamo finta di non vedere. Bravo Giandomenico che ce lo ricordi, bravo Mario per averlo reso fruibile con un bel montaggio, grazie Eros per le tue immagini potenti ed eloquenti. Grazie ad Opponiamoci che rende possibile costruire e vedere tutto questo. Ed infine grazie ad Arcoiris.tv che le pubbilca.

tom

30 Giugno 2021
00:48

Nelle scuole, in tv, sulle varie piattaforme: questo film dovrebbe circolare ovunque. Perché l'atroce, insostenibile storia di Moussa Balde è un caso orrendamente esemplare ma non certo isolato. Perché non puoi ascoltare quel che Moussa racconta - e come lo racconta, e vedere quel suo sorriso - e poi passare oltre. Perché non è una storia come tante, che l'ascolti e poi puf, archiviata. Tutta questa storia siamo noi (e pardon per la retorica che è tutta mia, nel film non ce n'è traccia), compresi i tre ragazzi che hanno picchiato a sangue Moussa, e compresi i poliziotti di Ventimiglia che presidiano il territorio e l'aria da respirare. Se ci guardassimo un po' meglio in faccia forse qualcosa potrebbe iniziare davvero a cambiare. Grazie e ancora grazie a Giandomenico Curi

Maria Cristina Guarinelli

29 Giugno 2021
18:37

Questi luoghi di detenzione "provvisoria", questo limbo sospeso che disumanizza gli esseri ruba il loro poco tempo li carcera innocenti, questi centri in Italia, in Europa negli Stati Uniti sono luoghi di tortura psicologica che spesso portano al suicidio e vanno chiusi subito. Grazie Giandomenico per questa testimonianza di Mamadou, una intelligenza persa dell'indifferenza, e grazie per questo forte atto di accusa verso un sistema inutile e crudele.

PaoloP

29 Giugno 2021
17:40

la prima reazione: disgusto. Poi subentra la riflessione e allora ti chiedi in che razza di paese vivo. Un paese rinato grazie ad una straordinaria lotta partigiana che però troppo presto è stata dimenticata, ma sopratutto non è stata in grado di "garantire" una forte e perdurevole educazione democratica tale da pervadere anche le generazioni successive. Il suicidio di Moussa Balde è un omicidio di Stato. Se è stato possibile compiere un atto criminale di questo genere vuol dire che non c'è nulla di democratico nelle istituzioni di questo paese. Fino a ieri avrei pensato che questo genere di crimini accadessero in stati reazionari come la Turchia o l'Ungheria. Invece con grande dolore devo aggiungere anche l'Italia. Esprimo a tutte quelle famiglie colpite da crimini analoghi a quello di Moussa Balde la mia vergogna di cittadino italiano. Auguro infine a quei criminali di Ventimiglia e a coloro che hanno la responsabilità di comandare le forze di polizia un post mortem nel peggiore dei gironi danteschi. Non possono meritarsi altro.

gianfranco