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Tutte le vite valgono - storie di routine migranti

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“E –vi preghiamo– quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile.“
Bertolt-Brecht

Gian Andrea Franchi, 84 anni, professore di filosofia in pensione e sua moglie Lorena Fornasir sono sotto accusa per il ‘reato di solidarietà’. Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, si autodenuncia attraverso una lettera pubblicata dal ‘Il Piccolo’ di Trieste per la stesso comportamento ‘accoglienza verso chi ne ha bisogno’. Ma questo avviene anche per le organizzazioni come Open Arms piuttosto che Baobab piuttosto che Riace. Questo video è dedicato ai migranti e a chi li aiuta.

Video a cura di Tommaso D’Elia, Simone Pallicca, Luca D’Agostino con la collaborazione del collettivo di filmmaker Opponiamoci.

19 commenti


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23 Maggio 2021
14:34

Mi è piaciuto tantissimo, sia come immagin sia nei contenuti, un gran lavoro, anche storico.Bellissimo bravi

Chantal

17 Maggio 2021
15:34

belle e drammatiche storie di confine

marco

15 Maggio 2021
14:56

Non è facile prendere coscienza delle tragedie che ci circondano e, spesso che fanno parte della nostra storia. La memoria è scomoda e riconoscere la realtà del mondo ancora di più. Grazie Tommaso per questo scorcio sul viaggio, la lotta e la vita

Andrea

12 Maggio 2021
21:01

Piccole,grandi luci,nel buio dilagante..... Forza...

Mario tozzi

12 Maggio 2021
15:32

Bravissimi Tommaso Simone e Luca. solo attraverso queste parole e queste immagini si può ribaltare la narrazione che ci propinano ogni giorno. Queste parole e queste immagini dovrebbero inondare i media. Grazie a tutti quelli che ci credono.

Elena

12 Maggio 2021
11:56

Un approfondimento sulla tragedia senza fine della migrazione clandestina, vista dal , Trieste e dintorni, , a complementare il lavoro precedente di Tommaso D'Elia e Team di film-makers, sul Sindaco Lucano e le realtà di Riace. Partendo dallo spunto paradossale di una ... a LINEA D'OMBRA, nella persona dell'intervistato, Gian Andrea Franchi. Nel febbraio 2021, portato in caserma, denunciato e poi rilasciato in attesa di.....Per aver accolto rifugiati iraniani stremati dal interminabile odissea attraverso paesi inospitali, viaggiando con mezzi di fortuna sotto la neve e senza protezione di vestiti e scarpe invernali, impiegando mesi per superare la burocrazia ad ogni frontiera. Il documentario, spazia attraverso il contributo e le denunce da parte delle poche e vessate organizzazioni umanitarie che riuscivano a fare la differenza. Oggi, come sottolinea anche Paolo Rumiz, è tutto più difficile, ma per assurdo, sfidando il fuoco libico e chiusura ermetica delle 'marine', amiche, Frontex e G.d.F. arrivano dal Mediterraneo continue ondate di disperati, non più rivoli, ma migliaia, come all'inizio di maggio quest'anno, 2021. Le ONLUS come racconta la medico di OPEN ARMS Spagna, è pessimista su quanto si riescano oggi giorno a salvare i migranti a mare.. Paolo Rumiz ci racconta di quanto messo nero su bianco in una protesta al Questore, mentre Salvini ci inzuppa il pane. La 'Lega', iniziata con spregio verso la Nazione, oggi s'arroga il ruolo di favorendo la ricostruzione di mura e recinzioni; reti per tenere lontano le belve. Perfette ed al contempo toccanti e durissime le immagini d'accompagnamento degli immigranti in piena odissea, a piedi nudi sulla neve o annaspando tra marosi e cadaveri galleggianti nel nostro mediterraneo. Ancora complimenti a Tom e Team !

tony shargool

8 Maggio 2021
17:04

Fondamentale e assolutamente necessario questo incontro triestino con Gian Andrea Franchi e Paolo Rumiz, una testimonianza che ci porta di nuovo dentro l'inferno della cosiddetta "rotta balcanica", dentro un quadro di violenze e negazione dei diritti tanto terribile quanto tutto sommato poco conosciuto, come protetto e quasi nascosto, per vergogna, nel cuore della civilissima Europa. E benne hanno fatto Tommaso D'Elia, Simone Pallicca e Luca D'Agostino con la collaborazione del collettivo di filmaker di Opponiamoci, a riproporlo alla nostra attenzione, con questo piccolo film di grande semplicità, ma di una forza assolutamente straordinaria. Ne abbiamo parlato qualche tempo fa in occasione del video dell'eroica Nawal Soufi, e purtroppo la storia è sempre la stessa solo arricchita ogni giorno di nuovi orrori. E sullo sfondo c'è sempre l'Europa, che protegge e finanzia tutto questo, l'Europa che paga la Croazia perché faccia la guardia ai "suoi sacri confini" e la Bosnia ormai ridotta a una discarica umana. L'ordine è uno solo: tenere lontani, con qualsiasi mezzo, migranti e richiedenti asilo che arrivano dall'Afghanistan, dal Pakistan, dalla Siria, dall'Iraq e dall'Iran, con uno speciale accanimento per arabi e musulmani. Terrorizzata dall'idea che qualsiasi segno di umanità possa diventare un "fattore di attrazione" all'arrivo di nuovi migranti, l'Unione Europea ha deciso di non fare assolutamente nulla nei loro confronti, se non respingerli alla frontiera. E la parola d'ordine vale per tutti, per tutti gli stati, a diverso titolo, sul libro paga dell'Unione, quelli interni all'Unione (Grecia, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Slovenia), che quelli esterni (Macedonia del Nord, Serbia, Kosovo, Albania, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina). Bisogna fermare e respingere il "nemico invasore" anche se si tratta di persone migranti che provengono da paesi devastati dalla guerra e da estrema povertà, e che tra l'altro hanno diritto a richiedere asilo in Europa, secondo la normativa internazionale... Stanarli e fermarli in ogni modo possibile, senza badare a spese, anche criminalizzando le persone e le associazioni di volontariato che cercano in qualche modo di dare una mano a questa gente che il Covid ha reso ancora più fragile, dimenticata e disperata. I casi e le storie, sono terribili e agghiaccianti, al limite della sopportazione umana e al di là di qualsiasi feroce immaginazione, e quasi sempre finite con la morte delle vittime. «Potrei parlarvi di Ahmed, - ha detto Lorena Fornasier, la compagna di Gian Andrea Franchi e come lui attivista della Linea d'ombra - che vuole vivere sottoterra dopo che gli hanno ucciso la mamma; o di Parnak che ha un anno e che i genitori hanno dovuto drogare per attraversare il filo spinato. Potrei parlarvi della bimba curda di 6 anni che una mattina di maggio camminava sotto la neve, verso il confine con la Croazia; o di Qibal, quindicenne sequestrato e seviziato dagli smuggler (i trafficanti di esseri umani); o della farmacista di Bagdad, rinchiusa con le sue quattro figlie nelle gabbie umane dei Balcani. Mi soffermo però sulla ferocia dei confini per raccontarvi un'altra storia: quella di Alì e del suo trauma. Alì era stato catturato e la polizia croata, dopo vari maltrattamenti, dalla Croazia lo aveva respinto in Bosnia, tra la neve il gelo, levandogli vestiti e scarpe. Alì era ritornato a Velika Kladusa a piedi, tra la neve, vagando per ore. I suoi piedi si erano congelati ed erano andati in necrosi. Dopo mesi di sofferenze, Alì è morto a causa della disumanità a cui era stato destinato dalla polizia, la carne dei sui piedi cadeva a pezzi». Ma forse anche qui, sulla rotta balcanica, qualcosa sta cambiando, come testimonia il recente convegno virtuale, a cui hanno partecipato ben 32 associazioni che da anni si battono su questo fronte più duro e complicato da seguire. Così come fa ben sperare, nel film di Tommy, l'intervista con Andrea Costa (responsabile del Bobab) quando parla delle rete di attivisti che si sta costruendo su quest'altra sponda, quella del Mediterraneo, che vanta ormai una sorta di rotta europea della militanza solidale attiva, che passa per Riace, il Baobab nella periferia Romana, il Campo di Ventimeglia, i centri di assistenza nati alla stazione di Como, al Brennero e poi appunto alla frontiera del Nord-Est, Udine, Gorizia, Trieste, e ancora i contadini francesi della Val Roja, i pescatori di Lesbo, gli studenti spagnoli che operano nell'enclave marocchina di Ceuta e Melilla e così via. Insomma c'è ancora speranza. Ma vale sempre la frase di Brecht citata dagli autori nella breve presentazione del film, a non abituarsi alla normalità dell'ingiustizia e dell'orrore: «E -vi preghiamo- quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile». (gdomenico curi)

giandomenico curi

8 Maggio 2021
17:00

Fortuna ci sono persone che non demordono, che ritengono l'essere umano un unicum del quale vale la pena occuparsi fino in fondo. E bene voi che intervenite insistendo a descrivere queste tragedie affinché non vi sia la possibilità che vadano nel dimenticatoio.

Teodoro Teodori

7 Maggio 2021
19:20

Mi pare che dopo il lavoro su Riace e Mimmo Lucano, questa sia una 'seconda puntata', altrettanto efficace, di un discorso generale che collega le situazioni del sud con quelle della frontiera del nord est .Un nucleo importante a cui si possono affiancare altri contributi come la presentazione dell'attività di Linea d'ombra.Un'insieme di ragionamenti e controinformazione particolarmente utile e possibile proprio grazie al vostro darvi da fare! Bravi tutti !!!

Gianfranco Torri

7 Maggio 2021
18:39

Oltre ai contenuti che condivido assolutamente ho apprezzato anche la qualità delle immagine e degli interventi. Voto 10

giuliano