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Tag: mafiopoli

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Radio Mafiopoli 30 - Il sorriso di Bruno Caccia

Mafiopoli, provincia d’Italia, è il paese dove siamo maestri a cominciare le storie sempre dalla fine. Senza una fine certificata non siamo capaci di leggere una storia, senza il brivido finale. Ci siamo disabituati a raccontarle le storie, siamo diventati maestri del confezionamento, facciamo i pacchetti con nastri e ceralacca più belli del mondo, abbiamo professionisti sempre in tourné che ci raccontano i morticome fossero un arcobaleno perché il bianco e nero invece ci dicono che è vecchio, il bianco o nero è addirittura troppo radicale, e si sa che a Mafiopoli c’è da essere chic.Questa storia è una storia che inizia con la fine il 26 giugno, di domenica a Torino. Se fosse in bianco e nero il 26 giugno 1983 sarebbe grigio come la menta che è appassita, una domenica che ti suda addosso come una doccia fatta troppo di fredda. È la passeggiata aggrappata al marciapiede di un uomo, un guinzaglio e il cane. E che interesse può accendere una camminata dopo cena in bianco e nero con un cane? Per questo siamo dovuti andare a riprenderla nel cestino del corridoio.Lui cammina mentre slappa il sapore fresco del caffè tra il palato e la lingua, il cane annusa la sua passeggiata che gli insegna che è sera e forse questo asfalto che cerca di scollarsi ci dice che è fine giugno. Le passeggiate dopo cena sono sempre un fruscio degno, un vento tra le orecchie e il cuore anche se non c’è vento, una sigaretta per assaggiare il retrogusto di anche oggi cos’è stato, una pausa con la parrucca della sigla di coda. Se fosse in bianco e nero quella passeggiata sarebbe un battere di palpebre.Chissà cosa pensava, Bruno Caccia, quella sera, sempre così sacerdote delle giornate bianco o nero, mentre si sedeva con gli occhi sull’altalena del guinzaglio e della coda; se pensava al gusto stringente di chi ha deciso che è domenica, e la domenica sera con il cane appoggiando per un secondo sul comodino la scorta dovrebbe essere un diritto anche delle solitudini più malinconiche, o se pensava a come fosse a dormire comodo questo nord di Mafiopoli che succhia l’osso dell’immunità narcotizzato dalla sua stessa presunzione. Come un coccodrillo sdentato che si prende il sole. Chissà se aveva ancora voglia di pensarci, a quell’ora che si mette sul cuscino perché è poco prima della notte, a quei vermi liquidi che zampettavano sulle gambe e sulla schiena del Piemonte addormentato, sdentato e fiero che tra il bianco e il nero aveva scelto la cuccia e la catena.A Mafiopoli ci insegnano sempre che è di cattivo gusto fare i nomi. Caro Bruno, hanno cercato di consigliartela spesso la buona educazione di Mafiopoli. Non fare i nomi. E allora facciamo finta che non ci siano intorno a questa storia che è passata come un brodino con un dado artificiale, facciamo finta che non ci siano a sapere e ascoltare i mastri della ‘Ndrangheta che si attaccano seccati alla suola delle scarpe di una regione a forma di coccodrillo, facciamo finta che non siano né gli Agresta, né i Belcastro, o Bonavota, Bruzzaniti, D’Agostino, Ilacqua, Macrì, Mancuso, Megna, Morabito, Marando, Napoli, Palamara, Polifrone, Romanello, Trimboli, Ursino, Varacolli, Vrenna. In ordine alfabetico, messi in fila per matricola: come lo scarico dei capi al mercato dei suini secondo la marca pinzata all’orecchio. E lasciando fuori, per adesso, i Belfiore, che in questa storia di marciapiede, bianco o nero, sono il concime.Chissà se ci pensava Bruno Caccia a quanto marciapiede avrebbe dovuto mangiare per svegliare il coccodrillo e urlargli dentro i buchi delle orecchie che era tempo di cominciare a grattarsi, a farle scivolare queste zecche marce che succhiano e si nascondono tra i peli. Chissà se ci pensava il magistrato Caccia, mentre sul marciapiede seguiva il passo soffice del cane e del suo collare, a com’è impudicamente nuda una città con un palazzo di giustizia che è un arcobaleno acido di caffè, mani strette e corna pericolose. Lì dove uno dei capi dei vermi, quel Domenico Belfiore che nella storia è un tumore che appassisce, chiacchericcia con il procuratore Luigi Moschella. Un bacio umido con la lingua al sugo tra ‘Ndrangheta e magistratura. Chissà se non gli si chiudeva lo stomaco a Bruno Caccia, sempre così fiero del bianco o del nero.

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Radio Mafiopoli 29 - Edizione straordinaria: Nicchi sa scrivere!

Settimana a Mafiopoli di 40 in fila per sei col resto di 2: 40 gli anni rifilati, 6 i boss pisellati, il resto di 2 è di resto bum bum.A Palermo 6 presunti appartenenti alla famiglia mafiosa di Carini (che non vuol dire per forza simpatici) sono stati condannati. Le condanne riguardano Antonino Pipitone (7 anni e 8 mesi), il padre Angelo Antonino Pipitone e lo zio Vincenzo Pipitone che hanno avuto sei anni a testa così come i fratelli Calogero e Giuseppe Passalacqua. Sei anni anche per Giulio Comello.Nella maxi operazione “Cerbero” 37 fermi e ordinanze di custodia per i mandamenti di Brancaccio e Portanuova, nonostante tra gli arrestati ci fosse Francesco Palermo Montagna che oltre che avere 46 anni oltre che essere mafioso oltre che essere amico del boss Rotolo, raccontano che sia un ottimo bonificatore. “E’ il mago delle microspie” urlava sempre fiero Rotolo rotolante nella sua rotolante latitanza. E infatti, troppo impegnati sul tecnologico sono rimasti fregati dal buon vecchio pizzino. Arrestati gli uomini d’onore si dice abbiamo gia’ cominciato a parlare. Voci di corridoio raccontano di un Rotolo con l’umore incagliato.Una storia triste: a Washington Victoria Gotti, figlia del super Boss John Gotti, capo dei capi della mafia americana, bionda discreta come un elefante rosa sul campanile, Victoria è costretta a vendere la sua lussuosa casa di Long Island. “Me la cavo a mala pena” ha spiegato in lacrime di coccodrillo (rosa) davanti alla villa da 5 milioni. A quanto pare suo marito Carmine Agnello che nonostante il nome e la mafiosità conclamata non è ancora stato messo allo spiedo, non le verserebbe gli alimenti. Che vergogna! urla il re ridens durante l’inaugurazione del ponte da Messina a Onna, una storia così meravigliosamente vergognosa che meriterebbe un reatity in prima serata su Beghe 4. Ma il re della disinformazione si svela disinformato: lo sceneggiato tv crescere Gotti è già stato un successo sulle reti americane. Un appuntamento quotidiano come un Kebhab farcito di soldi sporchi, mafia, tradimenti, balle e principi e principesse al ballo della mafia. Gli autori di Porta una porta stanno già chiedendo i danni. E Carmine Agnello? Dopo essere stato scarcerato e avere lasciato la Grande mela si è risposato con la figlia di Mourad Topalian, un capo storico del terrorismo armeno.Una buona notizia! Mafiopoli esulta. Non solo il latitante Nicchi è vivo, non solo ha imparato con corso accelerato in video cassetta a scrivere la sua firma in modo leggibile, ma addirittura è riuscito con le proprie gambe e la sua gelida manina ad imbucare la lettera per nominare il suo secondo difensore per il processo Gotha. E’ incredibile hanno dichiarato le gemelle Kessler Lo Piccolo dal loro carcere con stanza matrimoniale ma con letti separati “l’avevamo lasciato insieme al Rotolo ad incollare saracinesche in via dei Mille con l’attac, e lo ritroviamo oggi dottore imparato di scrivere e imbucare”. Imbucaiolo imbucato maestro nell’imbucarsi, riferiscono le malelingue, che il Nicchi abbia preso il volo per sfuggire alla ricevuta di ritorno.Giuseppe Raffaele Nicotra, sindaco di Aci Catena pese famoso per bolli e passaggi di proprietà, è stato nominato eroe dell’anti pizzo della settimana di mafiopoli. Come insegnano quei politici che prendono di petto i problemi per fare sponda col culo di qualcuno, il sindaco nega di essere vittima di un’estorsione e si becca un’accusa di favoreggiamento aggravato dalla DDA di Catania. Come insegna il suo partito il popolo della pubertà, se una cosa si nega non esiste e si è risolta. Al massimo se insiste si rispedisce a Malta.A Messina nel centralissimo viale San Martino, la polizia trova negli appartamenti di Antonino, Alfredo, Giovanni, Salvatore e Franco Trovato un vero e proprio laboratorio di droga e circa un milione di euro in banconote. Durante l’ispezione, gli uomini della Squadra mobile hanno trovato in un appartamento 2 chili e mezzo di cocaina pura, 157 grammi di eroina e l’attrezzatura di una vera e propria raffineria: una pressa per il confezionamento delle dosi, ben 8 chili di sostanze da taglio, altro materiale sofisticato. Poi un letto sfatto, il frigo pieno, la tv accesa. Nell’altro appartamento dello stesso stabile, invece, gli agenti hanno rinvenuto 10 pacchi, ricolmi di banconote di vario taglio, per un totale di oltre un milione di euro, nascosti in un vano ricavato sotto un mobile fioriera.“Non è giusto” hanno gridato in coro una parola a testa come qui quo e qua. “Il milione di euro l’abbiamo vinto al bar di sotto al mafia e vinci. E i due chili di cocaina sono la dose personale di nonna Assunta”. Bravi Bene Bum bum.Il procuratore Centrone alla guida della direzione distrettuale antimafia dell’Umbria dichiara che alcuni processi evidenziano la presenza nella zona di camorra e boss casalesi. “Dicono” aggiunge il ministro della perversione minorile di mafiopoli “che tra poco arriverà da noi il più terribile famigerato pericoloso boss della seconda repubblica”. Qualcuno l’ha preso sotto il braccio e spiegandoli che quello era il G8 l’ha portato nelle segrete stanze del ministero di Topolinia.Umberto Ambrosoli figlio dell’eroe borghese Giorgio, liquidatore della Banca Privata Italiana, con cui Sindona ripuliva i soldi della mafia, dichiara al Corriere della Sera che suo padre ancora oggi a Milano non avrebbe solidarietà per il suo sacrificio a servizio delle Stato. “Ambrosoli?” dichiara la sindachessa di Milano lieta ma con il parrucchino triste “con tutto il da fare che abbiamo per l’Expo non abbiamo certo bisogno delle rivendicazioni postume sindacali degli apicoltori”. E scoppia l’applauso. Grazie prego tornerò bum bum.

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Radio Mafiopoli 28 - Lo strano caso dell’ingegnere Lo Verde

Alla fine ce l’hanno insegnato loro che il trucco sta tutto nel leggere i segnali. Sarà per questo, forse, che a qualcuno fa tanto comodo farceli arrivare sempre spaiati i segnali convincendoci poi che siano i modi dell’informazione.....

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Radio Mafiopoli 27 - Tanti auguri Matteo Messina Soldino

E’ una settimana strana giù a Mafiopoli. Solita settimana di corrispondenze di segnali, missive e tentati attentati come nella migliore tradizione della corrispondenza mafiopolitana: la lettera indirizzata a Vincenzo Conticello e “i suoi sbirri” come dicono loro, il tentato sventato attentato a Rosario Crocetta di cui parliamo nel blog (http://www.giuliocavalli.net/diario/2009/04/27/lo-schiaffio-a-cinque-mani-e-una-carezzasulla-guancia-di-rosario-crocetta/) e altri tagli e ritagli che rispettano la loro unta tradizione di comunicare per gesti come i loro avi mafiosi di Neanderthal.Piera Aiello è stata tradita. Testimone di giustizia in località segreta e molto spesso segretata com’è uso giù a Mafiopoli per esprimere gratitudine ai testimoni giustiziati, è stata tradita probabilmente (dicono i bene informati che spesso si confondono con i mala informatori) da qualcuno di quelli che dovrebbero occuparsi della sua sicurezza. Pas mal, dice il sindaco di Mafiopoli, “se hanno saputo dove si trova per una lingua troppo lunga è solo perché alle istituzioni interessa ogni tanto farla risentire a casa”. E giù una grossa risata, quella fragorosa e fangosa che serve per zittire le notizie.Intanto il nord bella addormentata si risveglia con i soliti noti che continuano la colonizzazione, in attesa della grande eiaculazione targata expo’. Caselli l’aveva detto: “La ‘ndrangheta che fa i soldi con i subappalti e il lavoro nero. Cosa Nostra che. E’ il primo impegno. In memoria di Bruno Caccia, il procuratore ucciso dai killer del clan Belfiore.” Subito i sindacati mafiopolitani l’hanno denunciato per pubblicità occulta e indebito uso del marchio. Perché Mafiopoli è il mondo della pubblicità, quella che descrive e esalta per vendere e minimizza e disconosce per vendere ancora meglio... ... ...

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Radio Mafiopoli 26 - Pino Masciari testimone giustiziato

Vi racconto una favola. Una di quelle favole “al contrario”, alla Rodari. Quelle favole che non ci crede nessuno, nemmeno chi le racconta, perché sono talmente al rovescio che se le ascolti sul serio ti viene il torcicollo. Prendiamo una città, un città qualsiasi, facciamo Mafiopoli. A Mafiopoli ci sono i buoni e i cattivi. Nelle favole ci sono sempre, e ben chiari, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Ogni tanto si guardano negli occhi. Ma sono momenti di tensione e allora di solito nelle favole non si racconta mai del momento in cui un buono guarda in faccia un cattivo perché i momenti di tensione si vendono male nelle favole e poi magari rischi pure che ti rimane la cena sullo stomaco e non dormi tranquillo. Nella nostra favola c’è un buono (che è buono anche se la favola al contrario) che un giorno decide di uscire dai comandamenti delle favole e di guardare in faccia i cattivi (e fin qui … direte voi … beh, niente di che). Il fatto è che ad un certo punto il buono sale sulla macchina fatta di mollica di pane e va a raccontare degli occhi bavosi di chi ha guardato negli occhi e poi non contento fa i nomi e i cognomi. Mafiopoli è una favola strana, infatti i nomi e i cognomi poi ti tocca ripeterli 100 volte in 100 posti a 100 persone diverse tanto che ti perdi almeno metà capitoli del libro della tua vita ogni volta, con il coraggio in borsa, a farli e rifarli. Finisce che il buono diventa un nomaiolo professionista, ma mica perché lo vorrebbe fare di lavoro (che dico lui andrebbe benissimo a lavorare, a giocare con i pastelli insieme ai figli o a curare il soffritto con la moglie in cucina), diventa un nomaiolo professionista perché non ha tempo per fare altro, perché nella nostra favola al contrario se procuri momenti di tensione poi succede che la storia diventa urticante e non si vende più nelle librerie. E in più metteteci che il cattivo è mica cattivo per niente e quindi nel frattempo gli è girato il cappello e si è messo in testa di fargliela pagare. A forza di fare nomi il buono ha perso il suo, e insieme la sua casa, la sua macchina, la sua famiglia. Perché è una favola al rovescio e non è mica come nella realtà che i buoni vanno custoditi e preservati. Alla fine il buono è così solo che per salvarsi dal morire allora comincia a uccidersi lui. (dico, tranquilli, è una favola, per di più al contrario). Perché li chiamano testimoni di giustizia, ma qui al rovescio, sono testimoni giustiziati. Una cosa da non crederci.

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RADIO MAFIOPOLI 24 - Giuochiamo alla Mafia (ma per finta!)

Ricca la settimana Incom giù a Mafiopoli: settimana di resti, arresti e giocatori.Gli arresti: a Trabia, Sciara e Termini Imerese bussano di notte i carabinieri di Monreale. E di notte, con il neurone tipico mafiuso che svegliato di soprassalto sbadiglia cannolicchio, in quindici vanno ad aprire con le ciabatte da boss e lo sbadiglio seduto sulla spalla. Un antico proverbio mafiopolitano dice “se di notte bussa il carabiniere sono calci nel sedere” e, infatti, sono guai per i clan di Trabia, Sciara e Termini Imerese. Pisellati di soprassalto in un mattino senza oro in bocca sono volati a fare compagnia nelle patrie galere con i loro capetti Giuseppe Bisesi, Vincenzo Salpietro e Giuseppe Libreri. Aperta una raccolta fondi per l’iniziativa “Regala anche tu una sveglia con il busso carabiniero al boss del tuo quartiere!”. Appena saputo dell’accaduto quella vecchia volpe di Domenico Raccuglia (della stirpe dei Caccuglia) si dice che nel cuore della notte lieve e latitante sia sceso dal letto per strappare il cognome sul campanello.A Caserta, provincia di Mafiopoli...

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RADIO MAFIOPOLI 22 - Pino Maniaci per fortuna non c'ha la camorra

Pino è un Don Quijote ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico. Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male. Di quelli che sorseggiano il gusto di battersi come all'inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall'alto, è piccolo come un tombino. Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo. Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l'amo ma sempre con la sua faccia in mano. Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa. Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto. Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede. Pino qualcuno vorrebbe farlo stare zitto. Coprirlo, magari con le ingiurie o magari con il cemento.[CEMENTO dal libro di Sergio Nazzaro IO, PER FORTUNA C'HO LA CAMORRA Fazi Editore]

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RADIO MAFIOPOLI 21 - Nani alti e Bassezze basse

Ci sono tre coccodrilli ed un orango tango, tre piccoli serpenti e tanti piccoli nani. Nani mica per laltezza nana o per il cappello rosso blando, nani per la prevedibilità con cui li si può aspettare ogni mattina fuori da qualsiasi miniera dove succhiare un po di soldi sporchi e impolverati per bene perchè non si vedano per bene. E poi cè Biancaneve. Ma non quella bianca neve che le ndrine usano spolverata per bene sopra tutta la repubblica di Mafiopoli da nord a sud. No, cè la Biancaneve quella un po mamma e un po puttana, quella che ha le gambe larghe da starci dentro tutti, una sorta di mammasantissima...

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Radio Mafiopoli 20 - Il sugo della settimana

Ci sono settimane in cui Mafiopoli dà il meglio di sè. Sono le settimana in cui accade tantissimo, se ne sparla di più e si informa molto poco; secondo l’antico proverbio mafiopolitano “succede qualcosa solo quando è scritta o al massimo sparata”. Una di quelle settimane al gusto rosso di chiasso distraente e qualche macchia di pomodoro.A Partinico giù all’ospitale ospedale civico c’è da spanciarsi dalle risate. Ma con parsimonia. Con ordine: su un letto tutto gomitolato c’è un malato di lusso, Niccolò Salto. Chi è Salto? ...

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RADIO MAFIOPOLI 18 - Cani boss e boss cani

Tanto va il mafiuso al lardo che ci lascia lo zampino. A Mafiopoli ti giri un secondo e casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra. Settimana di boss che sparano ai cani, di onorevoli pizzi squartariati e soprattutto di boss cani. Ma andiamo con ordine:A Partinico-Borgetto, provincia di Mafiopoli, zampettava e saltellava felice il Salto Nicolò con Antonio e Alessandro. I Salto a Mafiopoli sono famiglia ballerina, come si evince dal cognome. Nicolò Salto è l’Higlander della provincia, come se fosse il Cristopher Lambert di Cosa Nostra, come se fosse l’uomo tutto buchi, come se fosse Antani: colpito in pieno centro da quattro spari appena uscito dalla villeggiatura carceraria non morì morto sparato come gli umani ma resuscitò senza nemmeno aspettare il terzo giorno.- Come avrà fatto? (chiedono i benigni) Avrà usato preghiere particolari? Avrà comprato medicinali speciali?Eh sì, insieme ai Salto saltano i fratelli Bacarella ( dal nome del baco in testa e la strizza nelle mutande), La Puma e Musso, che di nome fa pure Santo, Francesco e Giuseppe D’Amico (degli amici), e poi Nania, Brugnano il boss Giambrone e per finire in bellezza Salvatore Corrao; che almeno, dicono i Mafiopoli, almeno per finirci con la rima a Pietro Rao. Evviva, evviva, bum bum. Mafiopolitani doc che per esercitare la pistola e il neurone giocavano a guardie e ladri con i loro simili e tutti contenti sparavano ai cani. Cani che sparano ai cani, come nei cartoni giapponesi ma alla mafiopolitana. E tutti intorno all’inchino per rispetto e amore per i boss cani che sparano ai cani boss. Con la rima pure qui.Pizzo felice anche dalle zone di Caltanissetta, dove spadroneggiano i madonnari dei Madonìa felici e contenti come cani non sparati. Qualcuno sussurra che il presidente della Provincia che di nome e di cognome mica per niente fa’ Giuseppe e Federico tanto per mischiare le carte. A fare il tramite Gaetano che di cognome è Palermo anche se sta dalle parti di Caltanisetta, tanto per mischiare le carte. A Gaetano è apparsa a parlare di politica la Madonìa, precisamente la Madonia Maria Stella e Cometa di soprannome. E così giù a Mafiopoli spopolano le epifanie, al sud e al nord, per i voti di scambio e per gli altri Palermo più lontani che anche lombardi e in trasferta giocano alle apparizioni. Tutto il gioco giocato dal grande capo “Piddu” che il 41 bis gli fa’ un baffo.E poi la chiusa della settimana con Maria Concetta Riina figlia di Totò che chiude in posa di annunciatrice dell’annunciazione televisiva. Ci dice che Totò e buono, che Totò è generoso, che Totò è alto, che Totò è bello, che Totò è azzurro e che non trova lavoro. E le brillano gli occhi a saperlo rinchiuso.- Almeno lui da vivo e non dentro il legno. Dicono i maligni…Ma Concetta non ascolta, Concetta si esibisce, parla fiera di suo padre che non parla.- Almeno lui da vivo e non dentro il legno. Dicono i maligni…Ma Concetta non ascolta, Concetta si esibisce, parla fiera di com’è difficile vivere scappando.E la dignità fa’ un inchino, tira la corda e se ne va. Alla televisiva.

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