Marco (un intenso Fabrizio Gifuni) uccide suo padre. È un delitto brutale, uno dei tanti che la cronaca liquida frettolosamente come "raptus di follia". All'apparenza, Marco è un ragazzo normale, cresciuto nel benessere del Nord Italia, ma dentro di sé cova una frattura, un odio inspiegabile cresciuto nel silenzio quotidiano. Dopo l'omicidio, fugge e si nasconde in una pensione sulla riviera, mischiandosi ai turisti in vacanza, sperando di scomparire.
Sulle sue tracce c'è Rinaldi (Valerio Mastandrea), un poliziotto che lo sospetta, ma che capisce subito di non avere di fronte un criminale comune. Rinaldi intuisce che dietro quel gesto estremo si nasconde un dramma più profondo, un trauma passato che ha usato Marco come un'arma. L'incontro casuale con un'adolescente innamorata, sua vicina di stanza, farà crollare le difese di Marco, costringendolo ad aprire gli occhi sui veri, sconosciuti motivi che affondano nel suo passato e che hanno scatenato la banalità del male.