Nato dal feroce Tideo, Diomede, di Argo, cresce sotto il peso dell’eredità violenta del padre e promette di superarla con onore e perizia. Vincolato dal Giuramento di Tindaro, parte per Troia, mostra una leadership impavida e forma una coppia letale con Ulisse. In battaglia uccide Pandaro, ferisce Enea, perfora la mano di Afrodite e—guidato da Atena—colpisce Ares, costringendolo a ritirarsi sull’Olimpo. Difende le navi greche, con Ulisse ruba di notte i cavalli divini di Reso e aiuta a saccheggiare Troia dopo il Cavallo di Troia. Ma il trionfo ha un prezzo: tempeste, discordie ed esilio temprano la sua gloria. In Italia, Diomede impara l’amara lezione: la vera conquista non sono le città rase al suolo, ma sopportare le ferite che la guerra lascia nei vivi.