Nel 1977 il presidente egiziano Anwar al-Sadat compie l’impensabile: tende la mano a Israele. Quello che per il mondo sembra un gesto di pace, per gli estremisti diventa un tradimento da punire con la morte.
Il 6 ottobre 1981, durante la parata militare per celebrare la Guerra dello Yom Kippur, il presidente egiziano Anwar al-Sadat viene assassinato davanti alle telecamere di tutto il mondo. A sparare è un commando guidato dal tenente Khalid al-Islambuli, che subito dopo grida: “Ho ucciso il Faraone!”.
Sadat era un leader unico: aveva aperto l’Egitto a riforme economiche e sociali senza precedenti e, tra il 1977 e il 1979, aveva scelto la strada della pace con Israele, firmando gli Accordi di Camp David insieme a Menachem Begin e Jimmy Carter.
Quella scelta, salutata con entusiasmo dall’Occidente, fu vista come un tradimento imperdonabile dal mondo arabo più radicale, che lo condannò a morte politica e, infine, fisica.