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Nata da un sogno - Mediterranea Saving Humans

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Gli spari sui naufraghi e sui soccorritori, la cosiddetta Guardia Costiera libica. Il pianto dei lupi di mare mentre tirano su i bambini dai barconi. Il ruolo di testimoni scomodi, e spiati, del “buco nero della politica italiana”. Il centro sociale Rivolta di Marghera, lo SpinTime di Roma. Il Giubileo dei movimenti popolari, papa Francesco nell’equipaggio di terra. Ma soprattutto mare, mare, c’è tanto mare nella storia di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma finanziata dalla società civile, nata da un sogno, anzi da un incubo di Luca Casarini e dei suoi compagni, Beppe Caccia e don Mattia Ferrari, il prete di bordo. L’incubo sono gli oltre 40mila morti nel Mediterraneo, in fuga dai lager libici. E’ anche una storia di rivoluzioni interiori: “Noi li soccorriamo, loro ci salvano”. La Mare Jonio, nave di salvataggio battente bandiera italiana, prende il largo dal porto di Augusta il 3 ottobre 2018. Il sogno è una flotta civile europea: oggi conta 40 imbarcazioni, un aereo da ricognizione, un centralino sempre attivo. Con un altro sogno ancora: “Entrare in Libia, attraversare l’inferno, riconoscendo ciò che inferno non è. E che la società civile libica imponga la democrazia e il rispetto dei diritti umani”.

un film di:
Tommaso D’Elia
Simone Pallicca
Daniela Preziosi
Elena Caronia

17 commenti


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16 Gennaio 2026
17:50

Bravi avete fatto un ottimo lavoro, importanti informazioni "da dentro" che non sorgono in superficie con le notizie aggiustate dei media ufficiali. Scene drammatiche di salvataggi in mare che dovrebbero essere effettuati dalla marina costiera e invece devono essere organizzati, finanziati e realizzati da privati la cui forza è la loro umanità, una decisione di essere comunque al servizio della Moralità ormai inesistente, difficilmente reperibile in questo mondo dove il materialismo ha sostituito la spiritualità, il senso di giustizia, l'amore per la vita ed i nostri simili. L'indifferenza verso la sofferenza e la morte hanno preso il posto dell'empatia e la solidarietà. Tutte cose che l'Illuminismo pensava avremmo fatto da soli ma che non siamo stati capaci di risolvere accettando la nostra libertà intellettuale senza capire di cosa si trattasse, incapaci di vivere secondo regole morali di rispetto per la vita, gli esseri umani, la natura. Questo film ci dice il contrario, ci mostra scene di amore e commozione al salvataggio di bambini impauriti e infreddoliti dopo ore notturne passate in alto mare su gommoni precari, senza spazio per allungare le gambe o una coperta per ripararsi. Una storia raccontata da chi si è dato da fare perché la dignità umana possa sopravvivere nell'ambiente ostile e apertamente fascista che si sta creando nel mondo. Grazie a questa gente per ricordarci che siamo esseri umani e non bestie. Grazie ai filmmakers per aver portato sullo schermo un lavoro commovente per tutti noi e per le migliaia di vittime affogate nel Mediterraneo o ancora vittime dei lager Somali. Opponiamoci.

Paolo

16 Gennaio 2026
17:20

Grazie . mi è proprio piaciuto, emozionato complimenti e un forte abbraccio. Nora

Nora

16 Gennaio 2026
16:03

«La fraternità è un grido, le persone migranti che bussano alle nostre porte portano in sé questo grido, chiedono di essere riconosciute come fratelli e sorelle. - scrive Papa Francesco nella prefazione al libro Salvato dai migranti di don Mattia Ferrari, uno dei protagonisti del film di Tommaso e compagni - Il soccorso e l'accoglienza non sono solo gesti umanitari essenziali, sono gesti che danno carne alla fraternità, che edificano la civiltà». Credo che basterebbero queste parole umanissime del rimpianto Bergoglio per giustificare il film e quindi la grande coraggiosa avventura di Luca Casarini e dei suoi compagni, Beppe Caccia e appunto don Mattia. È il cinema, il documentario, diventa lo strumento giusto per rendere ancora più efficace ed esemplare la storia di Mediterranea. Che è la storia di una disobbedienza alla don Milani. Cioè una disobbedienza a una legge ingiusta e criminale che può portare alla fine a un vero e proprio cambiamento sociale. Un cambiamento "dalla parte del torto", cioè dalla parte dei disperati e oppressi di sempre, e oggi massacrati da un sistema capitalistico che, unito a un disgustoso menefreghismo egoista e fascista, è diventato il programma politico di partiti e governi reazionari di mezzo mondo. (Giandomenico)

Giandomenico

16 Gennaio 2026
15:06

Molto bello!!!!

Andrea Guarnieri

16 Gennaio 2026
15:04

Ottimo bravi c'è bisogno di questi documentari!!!

Alessandra Vanzi

16 Gennaio 2026
14:53

Ottimo Bravi

Alessandra Vanzi

16 Gennaio 2026
14:43

Questo documentario è un pugno nello stomaco, una sberla in faccia a cinque dita. È la voce delle persone salvate, dei soccorritori e di chi ha deciso di cambiare la propria vita per salvare quella degli altri. Le immagini di bambini tirati su dai barconi, il volto di chi è appena uscito da una tragedia, e la capacità di chi sta in mare di restituire dignità alle storie umane sono il cuore emotivo di questo filmato. Quei volti non possono non toccarti l'anima. Quei bimbi, quei pianti, quelle voci concitate in contrapposizione con il silenzio e la calma del mare e soprattutto con quella fotografia fantastica del mare, è decisamente disarmante. Andare oltre l'indifferenza, mi piace e penso che lo farò vedere a scuola ai miei alunni nell'ora di ed civica. Questo lavoro mette a fuoco il contrasto tra l'immobilismo politico e l'attivismo civico. Non sono un'esperta di documentari, ma se posso dire quello che penso, la luce naturale del Mediterraneo: bagliori sull'acqua, cieli ampi e mutevoli, il ponte della nave con i gesti quotidiani dell'equipaggio. Un continuo di alti e bassi, con la stessa cadenza delle onde del mare. Mi ha colpito davvero tanto. Questo registro fotografico risalta tanto l'umanità delle scene e mi piace perché spesso invece si tende piuttosto alla spettacolarizzazione delle tragedie ed è una cosa che mi infastidisce parecchio.

Chiara