Incontrare Nicola è come salire su una macchina del tempo e vivere un'epoca in via d'estinzione.
Siamo in Carnia, una terra incontaminata e selvaggia, come Nicola che tra queste montagne ci è nato e ha sempre vissuto.
Nicola è un contadino di montagna che vive nella casa costruita dal suo bisnonno, lo stile di vita che ha scelto non è poi molto diverso da quell'epoca. Niente riscaldamento, antiche tecniche di lavoro, si mangia quello che l'orto può dare, bisogno di poco, pochissimo. Forse quest'ultimo punto è il manifesto della sua scelta di libertà verso un sistema moderno nel quale non è mai riuscito a riconoscersi. La scelta di continuare ogni mattina a falciare a mano, è quindi una scelta etica e sociale oltre che di qualità del fieno.
Lavorare come la sua famiglia ha sempre fatto, per Nicola vuol dire non tradire quei valori di montagna un tempo inossidabili: fare bene le cose, non avere fretta, non temere la fatica, aiutare chi ha bisogno, amare il territorio. Capisco quanto questi valori significhino per Nico quando mi rivela che tutto il lavoro di fienagione che svolge durante la stagione estiva, è finalizzato a donare il fieno ad un ragazzo della zona. Soldi, interessi economici, ritorni materiali, sembrano parole che non appartengono al dizionario Carnico. Per Nico prendere in mano la falce è il modo che ha per reagire alla vita, anche quando lo ha messo a dura prova.
Insomma, la scelta di Nico è una scelta di ricerca dell'essenziale, della continuità, della libertà.
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