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Analfabetismo: un problema solo delle altre nazioni?

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Federico Batini , presidente nazionale di Cofir, fa il punto sull'educazione in Italia. Nel mondo ci sono più di ottocento milioni di analfabeti, ma la sensazione generale è che ciò non riguardi l'Italia. In realtà, a parte il problema di diverse centinaia di migliaia di persone che non sanno leggere e scrivere, il nostro Paese deve affrontare l'emergenza dell'analfabetismo funzionale: un tipo di analfabetismo cioè che riguarda chi, pur essendo in grado di leggere e scrivere, non è in grado di applicare queste capacità se si tratta di compilare un modulo, capire la posologia di un medicinale o leggere un grafico. Secondo le ultime indagini un terzo degli italiani, pur scolarizzato, è sotto il livello minimo. Ancora: dispersione scolastica, istruzione permanente, scarsità di risorse economiche, contenuti dei programmi, formazione degli insegnanti, riconoscimento dei crediti e delle competenze... Non dovremmo forse porci qualche domanda sul nostro sistema educativo?
Servizio a cura di Lidia Casti
Visita il sito: www.cofir.net

2 commenti


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17 Novembre 2006
10:51

Intervista molto interessante. La qualità dell'insegnamento sta decadendo e non serve cambiare nome ai vari corsi scolastici. Cambiare i termini asilo, elementare, media e superiore ha migliorato la qualità dell'insegnamento? Ho notato che da quando alle elementari si sono aggiunte altre maestre, la qualità è scesa tantissimo: le testimonianze sull'inefficenza delle maestre sono state tante. E' facile che ciò sia accaduto perché penso che nell'immettere improvvisamente un gran numero di insegnanti non credo che ci sia stato il tempo per verificarne l'idoneità. I risultati sono alla luce del sole. Alcune domande e riflessioni: 1) La percentuale doppia, rispetto alla nostra, relativa al numero dei diplomati, include anche la qualità dell'insegnamento ricevuto? Mi spiego: venti anni fa non era raro che chi non riusciva a conseguire il diploma in un istituto andava in un altro (pubblico, non scuola privata). Il ragazzo si diplomava, ma sulla qualità c'era molto da dubitare, anzi, la qualità dell'istruzione era molto bassa. Ora non si può più bocciare, per cui non ha senso cambiare istituto. Tornando alla percentuale doppia degli altri Paesi sviluppati, in America non si conseguono diplomi anche per meriti sportivi? Da alcuni articoli e servizi televisivi, di differenti anni, risultava che il livello di istruzione americana era molto, ma molto basso (almeno quello pubblico), per nulla paragonabile all'Italia, almeno fino a qualche anno fa, perché è vero che da noi la qualità sta precipitando velocemente. In questo caso, che senso ha sfornare diplomati se poi non sanno nulla? che valore ha quel pezzo di carta? 2) Come fa un genitore a non essere interessato alla qualità ...? Domanda giustissima! Alcuni insegnanti (quelli bravi) si pongono la domanda opposta, ma il risultato è ora si trovano di fronte a genitori assenti o, peggio, indifferenti. Il risultato è che anche la/il maestra/o elementare si trova di fronte bambini violenti, iperagitati, senza poter far nulla perché i genitori, i presidi, direttori di ambito etc. gli scaricano le responsabilità dandogli dell'incapace. Ci sono anche insenanti incapaci, ma vi assicuro che non è sempre così. Facile intuire che questi bambini, così falsamente protetti, influenzino la qualità dell'insegnamento e della condotta di tutti gli altri compagni, e che ciò avrà conseguenze negative anche nelle tappe scolastiche successive e nella vita adulta. 3) Sulla formazione e sul valore assoluto che hanno assunto i "titoli" sottoscrivo pienamente. Una mia compagna di classe della ragioneria rispose così alla professoressa: "se noi sbagliamo, paghiamo noi, ma se voi sbagliate, paghiamo sempre noi!". Cosa voleva dire? Voleva dire che l'attenzione alla preparazione e nella correzione dei compiti ed alla valutazione generale del ragazzo, doveva essere enorme perché si ha a che fare con persone ed è anche da lì che si apprende la giustizia e l'equità. L'insegnante non può essere ridotto a mero operaio da catena di montaggio. Ci sono alcuni presidi che oltre alle ore di presenza in classe ed alle ore di messa a disposizione, cercano di impegnarli anche con riunioni (a volte fluviali) e progetti vari (che generalmente non servono a nulla), al fine di fargli raggiungere, o almeno avvicinare, le classiche 40 ore settimanali. Chiedo ai presidi: "una volta che l'insegnante viene impegnato per tutte quelle ore a scuola, dove lo trova il tempo per la preparazione della lezione? Il tempo per la correzione dei compiti? Non si possono correggere i compiti in un tempo predeterminato. Valutare lo stato di apprendimento del ragazzo (in cui va anche inserito l'impegno e la graduale crescita) non è semplice. La scuola non è un'azienda in cui si pensa sola al 2+2 (e anche questo nelle aziende è sbagliato), ma si ha a che fare con futuri adulti. Mettiamoci anche nei panni di coloro che lavorano in più sedi e che perdono molto tempo negli spostamenti e nei buchi orari, come fanno ad essere sereni e riposati nello svolgere il loro lavoro? Quante ore lavora effettivamente un insegnante? Esistono gli insegnanti che dovrebbero venir buttati fuori a calci e, addirittura, farsi restituire lo stipendio, ma ci sono molte brave persone, come dice il signor Federico Batini. Ho detto tutto ciò non da insegnante, ma da ex studente (il quale ha avuto pessimi insegnanti, ma anche di bravi) e da padre che si preoccupa di ciò che i figli dovranno affrontare. E' ora che i ministri risolvano questi problemi anche perché è un loro "DOVERE". Saluti.

Giovanni

12 Novembre 2006
17:32

complimenti, bellissima intervista ed affermazioni coraggiose...

Maunela