Nel 1917, mentre esplode la Rivoluzione, Zukov rischia di morire di tifo in un letto sporco. Nel 1918, entra nell'Armata Rossa per fame e sopravvivenza, non per fede. Nel Kuban, impara che il rispetto non si compra: getta via i pantaloni rossi e diventa "pugno di ferro". Un commissario politico gli salva la vita — la spada e il dogma restano incatenati insieme. A Tambov, partecipa alla repressione brutale e perde l'anima, diventando strumento dello Stato. Negli anni '30, ossessivo e insicuro, diventa l'apostolo dei carri armati. Sopravvive al Grande Terrore perché politicamente è un "nulla". Nel 1939, a Khalkhin Gol, inaugura la guerra moderna e massacra la 6ª Armata giapponese, diventando un eroe — mentre la minaccia tedesca si avvicina.