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Tutti i filmati di Dario De Santis

Totale: 21

Un viaggio sulla Luna... senza bagaglio a mano

Avete mai pensato al fatto che quando siamo andati sulla Luna non avevamo ancora inventato i Trolley? Non avevamo ancora avuto quella semplice intuizione che, unendo due invenzioni a dir poco millenarie come le ruote e le valigie, ci permette oggi di trasportare con grande facilità i bagagli. Il miglioramento dei mezzi volanti ci ha permesso in soli 66 anni di saltare dalla terra al nostro amato satellite bianco e spinge ancora la nostra immaginazione verso colonie spaziali e viaggi interstellari, ma il progresso non deriva solo dall’avanzamento tecnologico e questa storia dovrebbe ricordarcelo ogni giorno.

Falsificare la propria ipotesi - L'eredità di Darwin

È facile da enunciare ma è difficilissima da seguire. La prima regola su cui vorrei porre l’accento ha una lunga storia alle spalle. È stata brillantemente spiegata da tanti filosofi in epoche diverse.
Ci sono però anche protagonisti del nostro passato che sono riusciti ad applicarla con costanza e rigore.
Uno di questi è certamente Charles Darwin: parliamo sempre della sua teoria, dunque dei contenuti che ci ha lasciato, mentre raramente ricordiamo che gran parte dell’eredità che ci ha lasciato consiste proprio nel suo metodo; nell’aver saputo mettere in atto con una strepitosa eleganza inglese alcune regole fondamentali che gli hanno permesso di finire a pieno titolo nelle migliori enciclopedie occidentali. Perché non cercare di fare lo stesso?

Riflessioni #1 - L'epica del genio

Tutti i grandi protagonisti della storia della scienza sono stati personaggi straordinari, anche nel senso etimologico del termine fuori dall’ordinario; grazie alle loro doti e a un’intensa attività lavorativa sono riusciti a dare un contributo eccezionale al progresso. Per questo quando ci si riferisce a loro si fa spesso riferimento alla genialità. Ora, va bene farlo: ma bisogna prestare molta attenzione al significato che si dà a questa parola. Questo video cerca di far luce sulle loro doti, non con l’obbiettivo di sminuirli, quanto piuttosto perché chiarendo bene il significato della parola genio possiamo ricucire una distanza che questa “epica del genio” rischia di creare; possiamo individuare dei sentieri di crescita, riflettere sul valore della comunità, della cooperazione, della passione per il lavoro. Senza smettere di ammirare le loro gesta, potremo cercare, nel nostro piccolo, di seguirli.

Perché la scienza è democratica - L'onere della prova

Alcuni scienziati hanno recentemente iniziato a sostenere che “la scienza non è democratica”. L’affermazione alquanto azzardata intende forse sostenere che non tutti possono discutere i risultati da essa ottenuti e che per potere esprimere un parere scientifico bisogna avere un’adeguata preparazione alle spalle.
Tuttavia questa affermazione è molto pericolosa perché lascia intendere un’idea di democrazia profondamente sbagliata e svilisce un sistema filosofico e politico molto raffinato. Inoltre tradisce i valori alla base del sapere scientifico che sono invece gli stessi che animano le moderne democrazie. Scienza e democrazia sono nate dalla stessa corrente filosofica e necessitano una dell’altra per funzionare al meglio.

Il valore della comunità - La pazienza di Einstein

La rivoluzionaria visione dell’universo proposta da Einstein a partire dal 1905 non fu immediatamente accettata dalla comunità scientifica. Al contrario: ci vollero anni, numerosi esperimenti e altrettante pubblicazioni per ottenere il plauso dei fisici.
Lo stesso Einstein non ne fu sorpreso: non si arrese, non gridò al complotto. Perché, da scienziato, conosceva bene le regole del gioco. Sapeva che la scienza è un lavoro di gruppo, dove le conoscenze vanno condivise e discusse all’interno di un comunità; sapeva che senza quella comunità non sarebbe riuscito a scoprire ciò che aveva scoperto.
Lavorare in un comunità scientifica significa ragione su prove condivise e incomplete alla ricerca di un crescente consenso fra i colleghi. Perché nel fare scienza, come in democrazia, è il parere della maggioranza a indicare la strada.
Se ad alcuni questo meccanismo sembrasse farraginoso o addirittura controproducente, è il caso di ricordare che il sistema funziona, e anche molto bene, visto che tutto il sapere e il potere tecnologico di cui disponiamo oggi deriva proprio da un costante lavoro di gruppo.
È importante ricordarlo oggi in un modo in cui “l’uomo solo al comando” è la soluzione ai “problemi” causati da comitati e comunità, dove a volte campeggia il pericoloso mito del tiranno illuminato (anche nel mondo scientifico), dove lo stesso Einstein è ricordato come un genio assoluto che ha fatto tutto da solo. È importante invece oggi riscoprire il valore della comunità e della controversia.

Prologo

Presentarsi non è mai facile: il confine tra timidezza e impudenza è sottile, le parole pesano, come i non detti. Non mi soffermerei eccessivamente sui titoli accademici e sulle mansioni ricoperte negli anni –che potete chiedermi in privato o facilmente trovare in rete e che i più intrepidi possono leggere nel curriculum universitario, esageratamente verboso, come da tradizione.
Andiamo al punto: ho studiato filosofia e sono uno storico della scienza. Questa affermazione di solito genera un po’ di comprensibile confusione: cosa c’entra la filosofia con la scienza, e la storia con la scienza? E come si relazionano queste tre discipline fra di loro?
Ecco in realtà la relazione esiste e anzi è fondamentale per comprendere al meglio le dinamiche che governano il progresso scientifico. Anche se nessuno, o quasi, oggi ne parla.
Quindi ho deciso di farlo io, attraverso questo canale. Perché prima di entrare nel merito delle questioni che il presente ci sottopone sarebbe il caso di volgere lo sguardo al passato, di riflettere sulle “regole del gioco” e ripensare ai valori alla base del nostro sistema culturale e del processo conoscitivo.
Questo vuole essere dunque uno spazio allegro, intriso di ironia, dove cercare spunti, prospettive e domande che possono svelarci nuove mappe e sentieri altrimenti invisibili.

Pensa con la tua testa! Storia di cinque scimmie in una gabbia

Spoiler alert: in questo video non troverete una breve guida per imparare a pensare con la vostra testa. Ancora non riesco a usare bene la mia, figuriamoci se riesco a improvvisarmi filosofo e a chiudere la partita in meno di cinque minuti. Certo, sempre armati di ironia, possiamo riflettere su un aspetto fondamentale alla base di questo processo; un presupposto che troppo spesso tendiamo ad ignorare e che è invece necessario per sviluppare un pensiero critico, per impadronirsi degli strumenti di analisi e acquisizione del sapere. Per farlo partiremo da un aneddoto che circola sempre più in rete: l’esperimento di Gordon Stephenson del 1967.

L'importanza del tempo - La tenacia di Richard Doll

Ci vuole tempo. Che poi non è neanche troppo se pensiamo che i nostri nonni andavano a scuola sui muli e noi andiamo in vacanza su comodi sedili che a diecimila metri di altezza, viaggiano a mille kilometri orari mentre noi ci guardiamo un bel film. Però un po’ di tempo ci vuole. E oggi, annegati nei ritmi frenetici dell’era digitale, questo concetto fatica a rimanere vivo. Invece sarebbe il caso di riscoprire il valore del tempo, la pazienza e di conseguenza anche l’impossibilità di poter trarre le somme di un processo ancora in atto. In altre parole di chiudere con un giudizio, o peggio con un pregiudizio, processi di conoscenza che richiedono invece la nostra completa e libera attenzione. Tempo e sospensione del giudizio sono due elementi essenziali per riscoprire quella dialettica inclusiva e comunitaria propria della democrazia.

Il segreto del vaccino antirabbico (e di molti altri ritrovati della tecnica)

Un vaccino non contiene solo un antigene, il liquido di sospensione e gli adiuvanti: al suo interno vi sono tracce della vita di molti scienziati, delle loro esperienze, dei loro fallimenti; ci sono speranze, paure, vicoli ciechi e intuizioni, amicizie, collaborazioni e soprattutto tanta determinazione. Anche se a creare il primo vaccino fu il medico inglese Edward Jenner (1749-1823), l’invenzione di quello antirabbico e più in generale la vita di Louis Pasteur rappresentano un momento cruciale nello sviluppo di questa tecnica.
Per quanto non sia neanche lontanamente possibile condensare una vita ricca di studio, lavoro e successi come quella del padre fondatore della microbiologia in un video di pochi minuti, possiamo provare a isolarne alcuni elementi che ancora oggi sono in grado di immunizzarci dall’immobilismo o, peggio, da un infondato scetticismo.

Oggetti misteriosi #3 - Storia di un successo mancato

Tra il 1975 e il 1988 si è combattuta una guerra silenziosa che ha segnato la vita di tutti noi. Un confronto, fortunatamente non violento, sul piano tecnologico e commerciale per conquistare un mercato dal valore inestimabile. Una storia archetipica che oggi ci aiuta ancora a capire i meccanismi di diffusione e commercializzazione delle nuove tecnologie e le dinamiche che avvicinano scienze ed economia.