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Categoria: Rototom Sunsplash edizione 2009

Totale: 83

Groundation

Provenienti da San Francisco i Groundation sono la vera e propria sorpresa della scena roots statunitense degli ultimi anni. La terza apparizione di fila al Rototom Sunsplash fissata per l’edizione 2007 è una prova del grande consenso che questi musicisti riscuotono anche in europa ed in Italia. Il loro suono lento e meditativo si rifa’ ai classici del roots reggae ma le svariate provenienze dei membri e la loro attitudine all’improvvisazione danno comunque al loro sofisticato sound qualcosa di inconfondibile. Groundation devono molto ai pionieri del roots reggae del dub ma anche alla sperimentazione del jazz degli anni ’60 e ’70. La band si è formata nel 1998 da un primo nucleo comprendente Marcus Urani, Ryan Newman e Harrison Stafford a cui si sono piu’ tardi uniti il trombettista jazz David Chachere ed il trombonista Kelsey Howard. Sempre dalla scena jazz della California del sud è arrivato il sax di Jason Robinson mentre Paul Spina ha rimpiazzato James Stafford nel dicembre 2001.Il loro debutto discografico avviene con ‘Young tree’, disponibile ora in versione CD rimasterizzata. Nel 2001 esce il loro secondo CD ‘Each one teach one’ a cui collaborano Ras Michael alle percussioni ed alle voci Marcia Higgs, moglie del compianto Joe Higgs. Sono però i loro due successivi CDs a dare notorietà a questa band anche in europa: ‘Hebron gate’ del 2002 li vede affiancati da miti del roots come Don Carlos ed i Congos, mentre per il bellissimo ‘We free again’ del 2004 sono raggiunti in studio dall’ex Israel Vibration Apple Gabriel. I loro concerti delle edizioni 2005 e 2006 mettono in luce al pubblico italiano una grande band con un suono originale e ricco di spunti e suggestioni. Nel 2006 sono usciti ‘Dub wars’ un CD con le dub versions dei brani migliori di ‘Hebron gate’ e ‘We free again’ e il loro ultimo CD in studio ‘Upon the bridge’ che costituira’ l’ossatura del loro nuovo show.

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Ska-P

Gli Ska-P sono un gruppo musicale ska-punk spagnolo formatosi nel 1994 a Madrid ed attualmente in attività dopo una pausa di tre anni. È una delle più conosciute ed importanti ska-band in Europa e nel mondo (soprattutto in America Latina).Il nome del gruppo deriva dal loro genere musicale (ska e punk), ma anche da un gioco di parole: in spagnolo "Ska-P" è pronunciato escape, che significa "fuga". La mascotte del gruppo è il gatto Lopez, un gatto randagio che la band ha preso con sé.

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Tiken Jah Fakoly

Oltre al ritorno di Alpha Blondy questo Rototom Sunsplash 2006 vede l’arrivo per la prima volta dell’altra superstar del reggae dalla Costa D’Avorio e cioè Tiken Jah Fakoly. Ispirandosi alla figura di Alpha Blondy questo artista è riuscito ad affermarsi a livello mondiale attraverso il suo reggae di matrice africana e le sue liriche di liberazione. Tiken Jah è nato a Odiennè, nel nord-ovest della Costa D’Avorio il 23 giugno del 1968, discendente di una famiglia di ‘griots’, i tradizionali cantastorie depositari della trdizione orale africana. Fin da giovanissimo mostra un grande interesse per la musica e negli ultimi anni dell’adolescenza viene letteralmente rapito dalla musica reggae. A 20 anni inizia a registrare le prime canzoni e nel 1987 forma Dielys, il suo primo gruppo di cui diviene ben presto il carismatico leader: il grande successo che fa seguito ai loro concerti porta il gruppo alla registrazione dei primi due albums ‘Dielys’ (1993) e ‘Missiri’ (1994). La repressione delle manifestazioni di piazza che a seguito alla morte del presidente Boigny chiedono una apertura democratica in Costa D’Avorio rappresentano la spinta per Tiken Jah a diventare un autore impegnato contro la corruzione politica nel suo paese. Nel 1996 il suo singolo ‘Mangercratie’ attacca i politici africani che agiscono per il proprio interesse mantenendo i loro popoli nella miseria e nell’oppressione e costituisce con il suo successo un nuovo trampolino di lancio per la sua carriera. Nel frattempo la sua fama varca i confini africani ed il 23 marzo 1998 l’artista militante fa il suo debutto in concerto a Parigi, da sempre centro importante nella produzione e distribuzione della musica africana. Nel maggio 1999 esce il suo album ‘Mangercratie’: a questo punto la reggae band Sinsemilla diventa la sua backing band e lo accompagna in un esaltante tour mondiale a cui fa seguito l’uscita di un ulteriore album intitolato ‘Cours d’histoire’ che viene addirittura mixato in Giamaica. Mentre esce ‘Cours d’histoire’ pero’ Tiken Jah non siede sugli allori: torna in Costa D’Avorio dove a seguito di un colpo di stato si e’ insediato il generale Guei ed attacca direttamente il potere politico con ‘Le cameleon’, un album pensato appositamente per il mercato locale. Il contratto discografico con la Barclay lo consacra una star mondiale del reggae africano: il primo album per questa etichetta e’ ‘Francafrique’, registrato a Kingston con l’aiuto di personaggi come Anthony B, U Roy, Sly & Robbie e Chinna Smith. Lo stesso team giamaicano che ha lavorato con lui in ‘Francafrique’ si ricompone nel 2004 per un altro album intitolato ‘Coup de gueule’. Sara’ sicuramente questo album, uscito nei primi mesi del 2005 che costituira’ l’ossatura del suo debutto sul palco del Rototom Sunsplash.

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Junior Kelly

Non c’è due senza tre e dopo la esibizioni consecutive degli ultimi due anni la presenza di Junior Kelly al Sunsplash è confermatissima: quella di quest’anno sarà la quinta presenza di Junior al Rivellino negli ultimi sei anni. La fama di questo artista e’ salita alle stelle nel 2000 grazie a ‘Love so nice’, tuttora una delle sue canzoni piu’ famose, ma questo artista non piu’ giovanissimo era alla ricerca di un’affermazione dal 1985, anno in cui era uscito il suo primo singolo ‘Over her body’, realizzato per la sconosciuta Neco Records. Una notevole perseveranza e l’intensificazione della sua fede Rasta lo hanno portato nel nuovo millennio con il giusto grado di maturazione artistica: nella primavera 2000 e'’uscito su Jet Star il suo primo CD 'Rise’ e durante l’estate come abbiamo detto e’ letteralmente esplosa ‘Love so nice’, una azzeccatissima love song sul ritmo di ‘Stir it up’ di Bob Marley la cui orecchiabilita’ ha distolto l’attenzione sulla vena spirituale e sulla forza delle composizioni roots del giovane artista. Da quel momento Junior Kelly ha iniziato comunque a sfornare un grande numero di singoli tutti di notevole qualita’: il suo stile e’ una lettura molto personale del ‘singjay style’ che accomuna personaggi come Sizzla, Capleton ed Anthony B. Oltre al suo tocco personale facilmente riconoscibile bisogna dire che Junior Kelly predilige i ritmi e le liriche roots ed i brani dancehall costituiscono una minoranza della sua produzione e dell’infuocato repertorio delle scalette dei suoi concerti. Tra i suoi lavori segnaliamo i CDs 'Juvenile' (Jet Star) e ‘Love so nice’ (VP) usciti nel biennio 2000-2001, ‘Conscious voice’ (Jet Star) , ‘Bless’ (Jet Star), ‘Smile’ (VP), ‘Creation’ (Penitentiary) ed il suo magnifico ultimo CD uscito nel 2005 ‘Tough life’. Questo artista conosce molto bene il pubblico italiano ed ama molto esibirsi dalle nostre parti: al Sunsplash 2004 ha mantenuto il pubblico sotto il palco nonostante lo scatenarsi di una vera e propria bufera di pioggia. Junior Kelly e’ una delle piu’ concrete stars del new roots jamaicano ed un suo concerto e’ una notevole esperienza a cavallo tra l’innovazione e la tradizione del reggae. Nonostante Junior si esprima alla grande nel formato CD ‘Tough life’ continua a restare il suo ultimo lavoro a cui speriamo faccia seguito molto presto un nuovo grande album. Sul mercato dei singoli in Giamaica tuttavia continuano ad uscire nuovi segnali di creatività da questo artista amatissimo in Italia.

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Freddy Mc Gregor

Freddie McGregor è uno dei pochi grandi artisti della storia del reggae a non essere ancora passato dal festival e siamo lieti di averlo quest’anno quindi per la prima volta. Le radici del suo stile impeccabile affondano nei tempi dello ska in cui era già attivo anche se giovanissimo. La sua carriera ha attraversato quindi quattro decadi di musica giamaicana toccando i vertici di creatività e di successo nei primissimi anni ottanta e spaziando da grandi esempi di roots music a dolcissimi hits lovers rock e qualche incursione nella dancehall. E’ noto per essere un efficacissimo interprete che ha rivitalizzato in era digitale tanti classici del periodo rocksteady ed early reggae ma ha anche composto tanti importanti classici. E’ nato in Giamaica a Clarendon il 27 giugno del 1956. All’età di sette anni era già il backing vocalist dei Clarendonians che registrarono per Studio One fino al loro scioglimento: il passaggio successivo è stata la creazione di un duo con l’ex- Clarendonian Ernest ‘Fitzroy’ Wilson con il nome di Freddie & Fitsy. Per Studio One questo duo è il normale proseguimento dei Clarendonians al punto che una loro canzone e cioè ‘Do good’ finisce nell’unico album che Coxsone Dodd da alle stampe del gruppo e cioè il classico ‘The best of Clarendonians’. Durante tutti gli anni settanta Freddie resta poi dietro le quinte a Studio One come batterista di studio o corista, sviluppando un suo stile vocale carico di influssi soul: l’etichetta di Brentford Road pubblica vari suoi singoli come ‘Go away pretty girl’ o ‘Clean up Jamaica’ senza però ottenere grande successo. In questo periodo Freddie si fa le ossa on stage come cantante di prestigiose bands come i Soul Syndicate o la Generation Gap. Nel 1975 l’artista si converte al Rastafarianesimo e la mistica ha un profondo impatto sulla sua creatività: lo standard dei suoi brani a Studio One si innalza notevolmente e Freddie incomincia a lavorare anche sotto la supervisione del chitarrista Chinna Smith. Nel 1976 escono per Studio One i singoli ‘I man a Rasta’ e ‘Rastaman camp’ e l’anno seguente esce ‘I’m a revolutionist’ mentre la etichetta Soul Syndicate di Chinna fa uscire ‘Mark of the beast’, ‘Natural collie’ e ‘Love ballad’. Più o meno nello stesso periodo del 1979 escono i primi albums: Niney The Observer è il primo a far uscire l’ottimo ‘Mr. McGregor’ con la sua versione di ‘Rastaman Camp’ mentre Studio One realizza il super-classico ‘Bobby Bobylon’, uno dei suoi lavori migliori di sempre. Intorno al 1980 Freddie è il cantante di cui tutti parlano e che tutti amano: in quel periodo produce il primo album mai prodotto ai Tuff Gong Studios a 56 Hope Road e cioè ‘Black woman’ di Judy Mowatt (a cui Freddie in questo periodo è anche legato sentimentalmente) e sempre ai Tuff Gong registra il suo hit ‘Jogging’. Il cantante inizia ad andare incontro ai cambiamenti di stile con un bellissimo album ancora prodotto da Niney ed intitolato ‘Showcase’ in cui si concentra sulle canzoni d’amore e su un suono assai dolce. L’incontro con Linval Thompson come produttore lo porta ad abbracciare i sinuosi suoni di una nuova band, la Roots Radics ed a centrare il bersaglio con un clamoroso hit come ‘Big ship’: il brano intitola anche l’album di enorme successo che porta Freddie al pari di grandi cantanti come Gregory Isaacs e Dennis Brown. L’impatto di questo brano e questo album è talmente importante che l’artista chiamerà in seguito la sua etichetta personale proprio Big Ship. Nel 1983 Freddie firma per la statunitense RAS ed accresce il suo successo mondiale con albums come ‘Come on over’ e ‘Across the border’, quest’ultimo contenente addirittura la sua cover di ‘Guantanamera’. L’autoprodotto ‘All in the same boat’ contiene l’ottimo hits ‘Push come to shove’ mentre la firma per l’etichetta Polydor è suggellata nel 1987 dal successo nelle pop chart inglesi della cover di ‘Just don’t want to be lonely’ dei Main Ingredients. Alla fine degli anni ottanta Freddie fonda la sua etichetta Big Ship e si lega anche a Gussie Clarke, il produttore che sta rivoluzionando la scena con i suoni digitali dei suoi studi Music Works. Sulla sua etichetta l’artista registra i fortunatissimi due volumi della serie ‘Sings Jamaican classics’ in cui reintepreta un buon numero di storici classici del passato ed ottiene un buon successo con ‘Winner’, la sua versione di ‘Looser’ di Derrick Harriott. Come produttore realizza un ottimo album dell’astro nascente Luciano intitolato ‘Shake it up tonight’. Per Gussie Clarke registra nel 1993 l’album ‘Legit’ insieme a Dennis Brown e Gregory Isaacs mentre sempre per Clarke ha un ottimo successo lo stesso anno con la sua cover digital-ska di ‘Carry go bring come’ di Justin Hinds & The Dominoes. Negli ultimi anni ha continuato a registrare a ottimi standards: nell’ultimo decennio citiamo gli albums ‘My heart is willing’ e ‘Coming in tough’.

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Bitty Mclean

Nato a Birmingham nel 1972 Bitty McLean è l’artista che negli ultimi tempi più di ogni altro porta avanti la tradizione inglese del ‘lovers style’, il sottogenere delle voci melodiose che si intrecciano con il soul a cantare sensuali liriche d’amore. La passione per la musica è una faccenda di famiglia: suo padre ha costruito un sound system e fin da bambino Bitty frequenta con curiosità l’ambiente delle dancehalls. Dopo il diploma inizia a lavorare come engineer per gli UB40, la band più popolare della sua città, seguendo la registrazione di lavori come ‘Labour of love’ e ‘Promises and lies’ e cantando come backing vocalist in ‘Can’t help falling in love’. Nel 1993 Bitty firma un contratto con la Brilliant Records e raggiunge con il suo debutto il numero due delle pop charts inglesi con ‘It keeps raining’, una cover di Fats Domino. Altri suoi hits del periodo sono ‘Dedicated to the one I love’ e ‘Pass it on’. La sua carriera prosegue fino alla svolta del 2004: Peckings pubblica in un album una serie di sue nuove canzoni cantate su vecchi ritmi provenienti dalla storica etichetta giamaicana Treasure Isle. In ‘On Bond Street’ la suadente voce di Bitty si lega all’early-reggae di Duke Reid a produrre una magica combinazione senza tempo azzeccando un grande successo in tutto il mondo. Il passo successivo è un intero CD di Bitty prodotto da Sly & Robbie che uscirà nel 2007.

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Anthony B

Tra i migliori esponenti del nuovo reggae un posto spetta di diritto ad Anthony B, nato Anthony Blair nel 1977 nel sobborgo di Portmore, vicino a Kingston. Dopo una infanzia ed una adolescenza problematica in cui riesce ad affinare la sua capacita’ di scrivere liriche, la grande attenzione arriva rapidissima quando allo Sting Concert del 1994 canta ‘acapella’ (senza cioe’ l’accompagnamento musicale) per la prima volta il suo inno contro la corruzione politica ‘Fire pon Rome’, lasciando tutti i presenti senza fiato e provocando addirittura in seguito dei divieti di programmazione radiofonica del brano in Jamaica. ‘Fire pon Rome’ resta a tutt’oggi Iuno dei suoi brani piu’ famosi, e con lo scagliare del fuoco simbolico della purificazione su Roma, intesa come metafora della corruzione politica, Anthony B contribuisce a diffondere la simbologia forse piu’ intensa ed efficace del reggae dei nostri giorni. Il boicottaggio radiofonico non fa che rafforzare la fama del giovane artista:il produttore per cui Anthony B registra le cose migliori in questo periodo e’ senz’altro Richard Bell per la cui label Startrail escono nel 1996 un primo infuocato album dal titolo significativo di ‘Real revolutionary’ ed il secondo ‘Universal struggle’, un vero capolavoro del reggae con cui il giovane artista consolida la sua fama anche fuori dalla sua patria natale. Anthony B e’ un fervente rasta affiliato alla confraternita dei Bobo Dreads e la maggior parte delle sue liriche contengono messaggi di liberazione per gli abitanti dei ghetti jamaicani ed infuocate invettive contro il potere economico di Babylon che mantiene una schiavitu’ economica che di fatto dovrebbe essere abolita. E’ uno degli artisti jamaicani ad avere svolto negli ultimi anni dei regolari tours di concerti in USA ed in europa e questo ha contribuito ad un buon allargamento della sua audience. Il suo terzo album con Richard ‘Bello’ Bell, ‘Seven seals’ pur mantenendosi su buoni livelli non infiamma come i due precedenti. Nel 2001 Anthony B ritorna con ben due eccellenti albums, ‘That’s life’, una raccolta di brani perloppiu’ gia’ usciti come singoli per vari produttori, e ‘More love’, ottima raccolta prodotta interamente da Robert Ffrench. Nell’estate 2001 Anthony B svolge un trionfale tour europeo che lo vede esibirsi anche al Rototom Sunsplash in un concerto memorabile. Qualche giorno prima della data di Osoppo Anthony B infiamma letteralmente Tolosa, in Francia e questo concerto sara’ immortalato nel 2002 dal suo doppio CD live significativamente intitolato ‘Live from the battlefield’. Nel frattempo Anthony B continua ad essere uno dei piu’ prolifici artisti jamaicani, a registrare ottimi singoli con molti dei migliori produttori jamaicani ed ad essere uno degli autori dei brani piu’ socialmente impegnati e sferzanti dell’intero panorama del reggae jamaicano. Nel 2003 esce ‘Street knowledge’, l’album che contiene la sua strepitosa ‘Police’ gia’ apparsa piu’ di un anno prima nel mercato giamaicano dei singoli. La forza della denuncia della violenza e della corruzione della polizia in Giamaica infiammano il pubblico del reggae e questo brano diventa il suo nuovo inno reso veramente con grande intensita’ nelle sue esibizioni live. Nel biennio 2004-2005 escono due albums di Anthony B, ‘Powers of creation’ prodotto dal veterano francese Frenchie soprattutto ‘Untouchable’, album che costituisce una svolta con il suo reggae molto incrociato con l’hip hop e la ‘urban music’ statunitense. I lavori più convincenti di quest’ultimo biennio invece sono due album roots che Anthony B ha registrato ancora in collaborazione con il francese Frenchie: stiamo parlando di ‘Black star’ ma soprattutto del recentissimo ‘Higher meditation’, sicuramente il disco che Anthony B promuoverà nel suo tour europeo estivo che lo potera’ ad esibirsi al Rototom Sunsplash.

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G/8 anni dopo

Tre anni fa con Giuliano Giuliani approfondimmo i fatti del G8 di Genova, e le reticenze e omissioni che ne seguirono. Dopo tre anni in cui l’orizzonte si è ulteriormente ristretto, -le prime sentenze della magistratura evocano una sostanziale impunità- abbiamo deciso di ripuntare la nostra attenzione su quegli avvenimenti, mostrando preziosi documentari e dando la parola ai protagonisti.Ultimo intervento in pubblico di BEPPE CREMAGNANI:Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a «Repubblica» e all'«Unità» ed è stato autore di numerose trasmissioni televisive: «Milano, Italia», «Il laureato», «L'elmo di Scipio». E' collaboratore con «Diario». Insieme a Enrico Deaglio è l'autore dei film: “Quando c'era Silvio” e “Uccidete la democrazia”. Al Sunsplash presenterà il suo ultimo film: “G8-2001”.Filmati di Beppe Cremagnani presenti su Arcoiris TV:Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconianoUccidete la democrazia!Intervengono inoltre:GIULIANO GIULIANIDopo tre anni ritorna al Sunsplash una persona a cui ci piace pensare come ad un caro amico. Sindacalista di valore -è stato in segreteria nazionale CGIL-, la vita di Giuliano è segnata dai fatti di Genova, nei quali perse la vita suo figlio Carlo. Da quel giorno, 20 luglio 2001, tutte le sue energie sono dedicate alla ricerca della verità su quei giorni neri. Una ricerca che continua ancora oggi.e in collegamento telefonico: FURIO COLOMBOIn collegamento telefonico. Uno dei più noti giornalisti italiani -ha collaborato tra gli altri con Repubblica, Stampa, New York Times, Espresso-, Furio Colombo è autore di svariati saggi sulla vita americana e sui suoi cambiamenti recenti, avendo insegnato per anni a New York alla Columbia University. A lui si deve la rinascita de L'Unità, di cui è stato a lungo direttore. Attualmente è deputato nelle fila del PD.

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Ali Campbell

Ha destato parecchio scalpore all'inizio del 2008 la notizia della rottura del cantante solista Ali Campbell con UB40, la band pop-reggae da Birmingham di cui è stato uno dei fondatori e che in quasi trent'anni di carriera ha raggiunto notevoli successi di vendite. Nell'estate di quest'anno dovrebbe uscire il suo a questo punto attesissimo terzo CD solista 'Flying high' ed un concerto con ospiti alla Royal Albert Hall di Londra circa un anno fa lo ha mostrato in ottima forma. Ali Campbell ha debuttato al Rototom Sunsplash quest'anno presentando quindi i suoi nuovi brani e i successi degli UB40.

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Capleton

Capleton e’ uno dei piu’ significativi artisti del new roots jamaicano e l’autentica voce della corrente Bobo Dread che ha contribuito in modo fondamentale al reggae degli ultimi anni grazie ad artisti come Capleton stesso, Sizzla, Anthony B, Junior Reid, Jah Mason e tanti altri.Il suo primo attesissimo tour italiano del maggio 2003 e’ stato un grossissimo evento e ha mobilitato decine di migliaia di appassionati di reggae italiani e a questo e’ seguita una prima esibizione al Rototom Sunsplash 2004 di cui ancora si ricorda l’energia e le reazioni suscitate nel pubblico. Il vero nome di Capleton e’ Clifton Bailey e non e’ sempre stato un artista conscious: i suoi primi successi dancehall in un periodo dominato da deejays come Cobra, Tiger, Shabba Ranks, Ninjaman ed il giovane Buju Banton, arrivano nel 1990 ed un certo cambio di direzione stilistica si intravede quando Capleton entra a far parte dell’Exterminator camp di Philip Fatis Burrell, uno dei produttori piu’ influenti di quel periodo. Nel 1993 esce con grande successo il suo album ‘Almshouse’ che anche se rispecchia in pieno la tendenza di quel periodo lascia intravedere una svolta rispetto ai temi trattati. I successivi sforzi sono concentrati sull’etichetta African Star di Stewart Brown, il suo manager, dove tra l’altro Capleton concentra gli artisti che faranno poi parte della sua famiglia artistica David House Crew con cui si esibisce di solito dal vivo. Singoli come ‘Good so’, ‘Prophesy’ o ‘Step mountain’ sono ulteriori segnali della piena adesione a Rastafari e del suo avvenuto cambiamento radicale in termini degli argomenti cantati. Capleton diviene una forza di primo piano del movimento new roots a meta’ degli anni novanta grazie alla sua intransigenza e la potenza delle sue performances ed a singoli spettacolari come ‘Raggy road’ o ‘Stand tall’. Nel frattempo esce sulla etichetta statunitense Def Jam il CD ‘I testament’, in cui Capleton si accosta all’hip hop grazie a collaborazioni con artisti come Method Man.L’esplosione vera e propria arriva con big tunes come ‘Jah Jah city’ (prodotta dai Morgan Heritage) e ‘More fire’: Capleton a questo punto e’ l’uomo del momento ed e’ assolutamente inarrestabile su qualsiasi tipo di ritmo. Le sue esibizioni jamaicane provocano livelli di eccitazione altissimi da parte del pubblico e le grandissime fiammate che rendono concreto il simbolico fuoco purificatore contro la corruzione dei Bobo Dreads il quale provoca varie discussioni all’interno della societa’ jamaicana. La sua versatilita’ e’ testimoniata da un corpus di ormai svariate centinaia di singoli sia su tutti o quasi i piu’ importanti e frenetici ritmi ‘bashment’ sia su ardenti ritmi ‘one drop’. I suoi due magnifici ultimi CDs ‘More fire’ e ‘Still blazing’ sono ormai dei veri e propri classici della storia del reggae. Chi lo ha visto nel suo recente concerto in provincia di Bergamo ci ha testimoniato che la sua energia e’ in questo momento come sempre al top!

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