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6 Agosto 2026
17:28
Un modo intelligente per insegnare, sensibilizzare e far partecipare un gruppo di giovani studenti a quella che, sotto forma di documentario/inchiesta, diventa una lezione di storia, giustizia sociale, architettura, sociologia e filosofia. Una storia raccontata da vecchi operai che diventa l'autobiografia del quartiere. Molto belle le scene di archivio, belle anche le musiche. Finalmente una storia che possiamo timidamente dire positiva. Una grande area urbana abbandonata da industrie inquinanti e malsane diventa un parco pubblico aperto al divertimento e alla creativita' invece di cadere nelle mani degli speculatori.
Paolo
5 Agosto 2026
11:16
È vero, il racconto diventa interessantissimo soprattutto per le interviste degli alunni dell'IC Aleramo ai vecchi operai del distretto industriale. Un'inchiesta vera condotta dai giovani studenti
Tom
4 Agosto 2026
17:18
Da oggi, il nostro ciclo cinematografico dedicato alla de-industrializzazione in Italia, vede in home page uno splendido documentario del 2023: A cuore aperto. Dora Post Industrial Park. Un film, diretto da Chiara Ottaviano e Gianpaolo Fissore, realizzato con grande intelligenza e passione, e che racconta la storia di un pezzo della città di Torino: cioè la trasformazione di una gigantesca area industriale, dismessa ormai da diversi anni. nel moderno Parco Dora. E questo mettendo insieme, in maniera esemplare, il passato operaio e industriale del Novecento con la rinascita urbana degli anni Duemila. Un progetto che ha coinvolto anche gli alunni e le alunne di due classi della terza media di una scuola, la Sibilla Aleramo, che si trova vicino al parco, in un contesto di periferia urbana non degradata ma con pochi spazi di aggregazione sociale. La loro partecipazione ha reso il film ancora più originale e interessante. Così come sarebbe interessante sentire il parere dei nostri collaboratori e compagni di strada che vivono a Torino e che hanno conosciuto e sperimentato da vicino questo progetto.
Giandomenico Curi
7 Agosto 2026
18:27
Raccolgo volentieri l' invito a formulare alcune annotazioni sulla situazione che riguardava il complesso degli stabilimenti Ferriere della Fiat a Torino. Che davano presenza della loro attività riversando nel fiume che le fiancheggiava tutto il liquame di raffreddamento degli altoforni. L' acqua diventava di un colore rosso bruno e defluiva direttamente nel fiume Po. Da un lato nel video compaiono alcuni inserti dei Cinegiornali Fiat che decantano la qualità e l' importanza della produzione degli stabilimenti. Dall' altro alcune testimonianze di ex operai della fabbrica spongono la loro esperienza a un gruppetto di piccoli ascoltatori di una scuola della zona che non sono in grado di porre domande e che ascoltano pazientemente i racconti. Penso che sarebbe stato utile che un'insegnante ( o un sindacalista ) aiutasse la loro comprensione con qualche cenno di inquadramento della storia dell' industria nello scorso secolo a Torino. Cosa che avrebbe permesso di fare emergere quale fosse la pesante condizione di lavoro e il fatto che proprio gli operai di quelle fabbriche avessero lottato per modificarle, per renderle più accettabili e meno drammaticamente pericolose . Altro che tirare in ballo -come fa il Cinegiornale della Fiat- l' invidia di Sigfrido davanti alle possenti, moderne, lavorazioni dell' acciaio! Benissimo, quindi, il ricupero ambientale del territorio effettuato dall' Amministrazione della città. Forse un po' più utile ricordare che gli operai lavoravano con temperature ambientali che potevano raggiungere gli 80 gradi.
Gianfranco Torri
Gianfranco Torri