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Cattedrali di sabbia

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un film di Paolo Carboni

Opponiamoci apre un nuovo ciclo di documentari dedicati alla deindustrializzazione, un fenomeno che riguarda gran parte delle aree industriali italiane.

“Cattedrali di sabbia” è un documentario che affronta con sguardo lucido e partecipe la storia delle grandi aree industriali della Sardegna, oggi spesso ridotte a rovine silenziose. Quelli che furono poli chimici, fabbriche e miniere diventano il punto di partenza per un’indagine più ampia sul modello di sviluppo che ha segnato l’isola e il destino di intere comunità.
Il film è costruito come un viaggio dentro e intorno a queste “cattedrali nel deserto”: strutture nate per portare lavoro e modernità, rimaste invece sospese tra abbandono e memoria. Il titolo suggerisce con efficacia l’idea di una grandezza effimera, fondata su basi fragili e progressivamente erosa dal tempo e dalle scelte industriali e politiche.
Uno degli aspetti più riusciti del documentario è il modo in cui intreccia paesaggio e biografie. La regia adotta un approccio fortemente visivo, in cui le architetture industriali vengono filmate come corpi vivi: geometrie di tubi e ciminiere, vuoti di capannoni, superfici corrose e spazi svuotati che restituiscono il senso di una promessa mancata. Su queste immagini si innestano le voci degli ex lavoratori, degli abitanti e dei testimoni diretti di quella stagione, che riportano al centro la dimensione umana della storia.

7 commenti


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2 Agosto 2026
11:18

Bel documentario che può incoraggiare i giovani : analizzare le facili e roboanti "sirene" occupazionali e ritrovare alternative nell'esperienza altrui, nei desideri e nelle competenze personali. Anna

Anna L.

1 Agosto 2026
22:34

Bel documentario che complimenta un altro film di Paolo Carboni - Guai ai vinti -> https://www.arcoiris.tv/scheda/it/93657/ < anche parte di questa serie sulla de -industrializzazione e le sue conseguenze in Sardegna. Interviste dirette, aperte e drammatiche sono il commento del film ben montato e filmato da Paolo Carboni. Ottima la musica.

Paolo Paci

29 Luglio 2026
09:58

Volti e storie di una Sardegna terra di conquista e di abbandono dell'industria chimico-siderurgica che ha sconvolto equilibri sociali e ambientali. Il ritorno a vecchi mestieri che ci riportano ad una dimensione umana del vivere. Documento bello da vedere assolutamente .

Massimo Iacono

28 Luglio 2026
15:47

molto bello! le riprese il ritmo i personaggi, la storia, non ci si stacca dallo schermo! grazie per la pubblicazione

rosa

27 Luglio 2026
18:49

"Cattedrali di sabbia" di Paolo Carboni è un film assolutamente da vedere. Un film che, in un'ora di immagini e parole, ti fa capire cosa è veramente successo in Sardegna dagli anni '60 in poi. Cioè una vera mutazione antropologica, direbbe Pasolini, che sicuramente avrebbe amato questo film. Da vedere assolutamente perché è un documento cinematografico straordinario che, come nessun altro, ti spiega il disastro/miraggio dell'industrializzazione, quello che ha spinto migliaia di contadini a svendere la loro terra, la loro cultura e le loro vite per consegnarsi corpo e anima alle facili lusinghe di una industrializzazione che prometteva di portarli tutti in paradiso, naturalmente dopo averli tutti messi in fila per bene e ben chiusi dentro una tuta blu... Ma il film di Carboni racconta soprattutto la fine del sogno, quando, finita la "festa" organizzata dai padroni, tutto è tornato come prima, anzi peggio di prima, nel senso che, come gli operai di Pavese che tornavano in Langa dopo un tentativo drammatico di cambiare vita, alla fine non sono più né operai e né contadini, ma degli sconfitti, come sempre, del grande capitale... (Giandomenico Curi)

Giandomenico Curi

26 Luglio 2026
05:44

Molto interessante! I ritratti delle persone sono incredibili. I racconti del ritorno ai mestieri antichi è impressionante. Bello e triste, inedito per la Sardegna

Letizia Cortini

25 Luglio 2026
11:40

Grazie Paolo per questo tuo lavoro che arricchisce la nostra rassegna. Un documento forte e al contempo leggero, per molti aspetti anche ironico

Tom