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6 Luglio 2026
17:18
Uno spaccato della Torino di quegli anni, della città che con la " marcia dei 40.000 " aveva messo una pietra tombale sulle speranze e sulle lotte operaie degli anni Settanta e Ottanta. È questo, a mio avviso, il pregio maggiore del film che ci restituisce - con la serie di interviste realizzate nella lunga fila di persone venute a rendere l' ultimo saluto ad Agnelli - questo senso di ultima spiaggia, di tramonto proprio di quei sistema di valori che aveva portato alla definizione dell'intera Torino come una vera e propria città / fabbrica. Quelli che proprio non c' erano al funerale erano quelli che con la loro fatica e con l' usura di pesanti condizioni di lavoro , contro cui avevano lottato, avevano sostenuto il peso di un regime di fabbrica avviato ormai al tramonto. Gianfranco Torri
Gianfranco Torri
5 Luglio 2026
15:59
Io veramente di quel funerale ricordo altre immagini, lasciate probabilmente dai giornali o dalla televisione, ma che hanno poco a che fare con le sfilate di massa e gli omaggi al cadavere eccellente. Ricordo, per esempio, le immagini dell'arrivo delle spoglie alla cappella di famiglia a Villar Perosa, e si vedeva, in lontananza, il sole che illuminava le cime innevate. La bara, "ricoperta di immacolate rose natalizie e gelsomini su uno sfondo di erbe selvatiche" (come spiegato dal cronista), era stata portata in cima alla grande scalinata. E ricordo anche le facce stravolte e insieme come distratte dei parenti (a cominciare da Donna Marella). Forse perché era la prima volta che un Agnelli importante veniva sepolto con gli onori di Stato, e non nella stretta riservatezza della sola famiglia, come era successo per anni. E poi le immagini della messa funebre in duomo, celebrata dal cardinale Poletto alla presenza delle più alte autorità della Repubblica, schierate in prima fila (c'era anche Platini e, più defilato, Michaël Schumacher ...). Nella sua omelia Poletto ha parlato, naturalmente, della fede del defunto, ma ha anche ricordato che la Fiat, che stava attraversando un periodo di enormi difficoltà, non solo doveva essere rilanciata, ma doveva rimanere "ancorata" a Torino, "la sua amata città, e la nostra". E, chicca finale, ringraziando le autorità presenti, il cardinale si è scusato per non aver salutato, all'ingresso, Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio, accolto da una discreta pioggia di fischi della folla radunatasi in piazza. Forse l'unico momento in cui si sono viste un po' di facce di operai... (Giandomenico Curi)
Giandomenico Curi
5 Luglio 2026
09:58
Con questo film di Gianfranco Barberi continua la rassegna del collettivo Opponiamoci sul tema della deindustrializzazione in Italia. I funerali di Giovanni Agnelli e le lotte operaie. Molto belle le immagini della camera ardente al Lingotto
Tom
10 Luglio 2026
01:33
Bellissimo film Gianfranco Barberi che con lunghe carrellate in bianco e nero silenziose di gente di tutte le estrazioni ci guida nella camera ardente di Giovanni Agnelli. Barberi intervista ex dipendenti Fiat, operai, operaie, impiegati gia' pensionati. Hanno tutti parole di gratitudine e ammirazione per Agnelli che ha dato loro la possibilita' di farsi una famiglia. Gente che ha lavorato in Fiat 30, 35 anni e si e' guadagnata una pensione decente. La figura del "Padrone Padre" (non Padre Padrone) che dava valore all'elemento umano. Poi le cose cambiano le immagini passano al colore e Barberi ci situa nel centro delle proteste operaie contro i licenziamenti in massa e la cassa integrazione. Agnelli non e' piu' un Padrone Padre ma un Padrone e basta. Il film mostra il momento del cambio dell'industria. Il momento in cui i vecchi padroni muoiono ed i giovani prendono la direzione dei lavori. Sono usciti da Universita' prestigiose, Forse Harvard o la Business School della Columbia University e i loro computer non vedono gli elementi umani ma solo numeri da licenziare per far posto alla tecnologia robotica e quella che sarà chiamata Intelligenza Artificiale.
Paolo