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29 Aprile
A Santa Marta, in Colombia, termina oggi una partita decisiva per il futuro del pianeta. Alla Conferenza hanno preso parte delegazioni di 50 Paesi, insieme a ONG, società civile e rappresentanti di diverse fedi, riunite per un obiettivo tanto ambizioso quanto urgente: dire addio a petrolio, gas e carbone, principali responsabili della crisi climatica. Non è casuale la scelta del luogo: la Colombia, storicamente legata all'estrazione e all'export di combustibili fossili, cerca oggi una via d'uscita. Dal summit emerge una consapevolezza netta: non si può curare la crisi con le stesse logiche che l'hanno prodotta. Le soluzioni non stanno nei "business verdi" di facciata, ma in un cambiamento profondo che intrecci giustizia climatica e sociale, ascoltando insieme il grido della Terra e quello dei poveri. Il modello estrattivista, che ha devastato ecosistemi e comunità, non può diventare la via della salvezza. Il quadro è aggravato da guerre e corsa agli armamenti, che alimentano consumi energetici e distruzione ambientale. Ma un'alternativa esiste già: le comunità indigene mostrano che è possibile vivere con energie pulite, tutela delle risorse e relazioni armoniche con la natura. Renderle visibili e sostenerle non è solo una scelta etica: è l'unica strada credibile per il futuro.