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8 Gennaio 2026 16:51

Dialoghi di pace e nonviolenza, per una nuova coscienza umana

97 visualizzazioni - 0 commenti

di Laura Tussi



 
venerdì 30 gennaio - ore 20.30 - Rovereto al Centro Pace di Via Vicenza, 5 - sopra P.zza Podestà

 
Presentazione del libro "Pedagogia della resistenza contro ogni razzismo"
di e con  LAURA TUSSI - docente, giornalista che si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale.
 
E con FABRIZIO CRACOLICI, Attivista per la pace e videomaker
 
Nella serata gli autori dialogano con GIORGIO CREMASCHI, sindacalista e scrittore, già presidente del comitato centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL - dal 2010 al 2012.
 
Il 30 gennaio si celebra la giornata scolastica della nonviolenza e della pace in occasione della commemorazione dell'assassinio del Mahatma Gandhi, leader nazionale e spirituale dell'India. Questa giornata è stata celebrata dal 1964, ma solo nel 1993 l'ONU l'ha riconosciuta.
 
L'incontro è promosso dal "Centro Pace ecologia e diritti" in rete con Donne in Nero e A.N.P.I. Rovereto - Vallagarina e la rete trentina "Ferma il riarmo". Tutte le persone per la pace sono caldamente invitate.
Info e prenotazioni a roveretopace@gmail.com
 
L'incontro sarà l'occasione per fare il punto del momento storico attuale. Il trumpismo non è più solo un fenomeno statunitense: è un modello globale di gestione del potere fondato sulla polarizzazione, sul culto del leader, sulla delegittimazione delle istituzioni e sulla spettacolarizzazione del conflitto. Parallelamente, si afferma una tecnocrazia digitale che consegna decisioni e futuro agli algoritmi e al capitale privato, riducendo la democrazia a variabile marginale.
La debolezza dell'Unione Europea amplifica questi rischi. L'incapacità di costruire una politica comune forte permette l'infiltrazione di modelli illiberali e nazionalisti, invece di respingerli. Su scala globale, figure come Putin mostrano quanto sia concreto il pericolo di un mondo governato da logiche di forza, non di diritto. Ridurre il pianeta a uno scontro tra tre potenze significa sacrificare popoli, culture e diritti sull'altare del potere.
La militarizzazione non è più eccezione: sta diventando linguaggio ordinario. Si investe più in armi che in welfare, più in deterrenza che in diplomazia. L'idea che la pace sia debolezza si sta diffondendo, mentre il pacifismo - un tempo voce influente nella società italiana - appare oggi minoritario, quasi sospetto.
Eppure proprio la posizione pacifista, anche quando controcorrente, ricorda che la sicurezza non nasce dall'escalation, ma dalla cooperazione; non dal sospetto, ma dal dialogo. Se la cultura della guerra diventa senso comune, il passo verso la disumanizzazione del nemico e la riduzione dell'altro a bersaglio è breve. È un segnale inquietante del declino dell'empatia e della politica come cura della vita.
Se non reagiamo ora, il logoramento diventerà collasso. La barbarie non arriva annunciando il proprio nome: avanza in silenzio, si normalizza, diventa senso comune.

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