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30 Novembre 2019 06:26

TARANTO ALLEGORIA D'ITALIA

26 visualizzazioni - 0 commenti

di doriana goracci


TARANTO ALLEGORIA D'ITALIA ho sentito questa frase oggi al tg3 in cui veniva intervistato brevementeGirolamo De Michele sull' Ilva e non conoscevo nè lui nè il suo recente libro"Le cose innominabili".Taranto oh cara...
Il 7 novembre 2019 ha pubblicato su  Wu Ming A Taranto nemmeno i morti sono al sicuro. Su Ilva/AlcelorMittal e lo pseudo-dibattito in corso.
Nell'articolo, per me da leggere tutto, cita le inchieste diAntonio Cederna del 1972:«Una città disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dell'abuso edilizio, tale appare Taranto allo sbalordito visitatore. Stretta nella morsa della speculazione privata e di un processo di industrializzazione che si realizza al di fuori di qualsiasi piano di interesse generale, essa può ben essere presa a simbolo degli errori della politica fin qui seguita per il Mezzogiorno».
Cita il romanzo La dismissione di Ermanno ReaWalter Tobagi del 1979:«l'Italsider assicura una discreta quota di benessere medio, ma non ha determinato quel decollo della regione che molti speravano quando si gettarono le fondamenta di questa cattedrale della siderurgia. Le spiegazioni sono tante: mentre cresceva la fabbrica nuova, decadevano i cantieri navali e l'arsenale, che furono la prima base industriale della città»...
https://www.agoravox.it/Taranto-allegoria-d-Italia.html
e continua così: La crisi a venire era anticipata ed esemplificata dalla figura dell'imprenditoreEmilio Riva, ex venditore di ferro usato che svolazzando per il mondo alla ricerca di impianti in via di fallimento ha costruito un impero industriale. Allo stesso tempo, le navi liguri che trasportavano l'acciaio prodotto a Taranto, riterritorializzando altrove non solo i flussi di ricchezza della produzione, ma anche del trasporto, facevano segno a una feroce fuga dei cervelli, a una costante sottrazione dell'intelligenza collettiva jonica, alla quale piccole realtà militanti ed ecologiste locali, talora anch'esse contrassegnate dal va-e-vieni dei fuorisede, cercano di porre rimedio.La Fabbrica - Italsider-Ilva-Arcelo Mittal - ha costituito perTaranto una sorta di Alien che, mentre la teneva in vita, le succhiava ogni risorsa vitale, fino a ucciderla. Avvelenandone non solo l'aria, con emissioni e polveri, e il sottosuolo, con scarichi dei quali tutt'ora si sa poco - comel'affiorare di catrame alla gravina Leucaspide, o le misteriose emissioni di gas nelle scuole del rione Tamburi -; ma anche devastandone la struttura sociale, e imponendosi come la tetra forma mentale di un destino al quale non si può sfuggire. Un mostruoso impasto organico di metalli e carni umane che attira le vite al proprio interno e chiede, come un moderno Minotauro, un tributo di morte in tumori e leucemie, che invade con le proprie metastasi i corpi, saturando di polveri sottili bronchi e polmoni.È il prezzo pagato al mito del progresso e al Moloch lavorista che vuole il senso della vita coincidere con l'alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare, fare i turni, e andarsene a casa con un salario che ti costringe il giorno dopo a tornare in fabbrica. Per crepare, se sopravvivi a quelli che ormai nessuno chiama più «omicidi bianchi», sputando veleno o agganciato ai tubi delle flebo e alle fiale di morfina.Non serve essere semiologi o sociologi, allora, per capire che la crisi dell'Ilva-Arcelor Mittal è tutta interna al modello del valore-lavoro, del «lavoro bene comune», del paradigma lavorista novecentesco che è incapace di pensare la vita autonoma dal lavoro salariato. Non serve essere fini analisti per capire il perché non solo della compromissione con la fabbrica di partiti e politici chiara filiazione padronale - dalla vecchia DC alla moderna Lega di Salvini -, ma anche della subalternità di quei politici, partiti e sindacati «di sinistra» - da Vendola alla FIOM, da Bersani a Landini e Cremaschi - legati a doppio filo al modello lavorista e industriale."
Lui è nato a Taranto, vive però a Ferrara, è nato fra le diossine di una città del Sud e vive fra le emissioni nocive di una città del Centro-nord in una nazione a sud dell'Europa; non fuma per non fornire alibi futuri. Ha scritto narrativa e saggistica pubblicando diversi libri fra cui Tre uomini paradossali, Scirocco, La scuola è di tutti e Filosofia. Corso di sopravvivenza.È redattore di Carmilla, e-magazine diretto da Valerio Evangelisti, tra i piú seguiti nel web (www.carmillaonline.com). Scrive di filosofia e critica letteraria su diversi giornali, e ha pubblicato saggi di filosofia e ricerca storica , ultimamente ha pubblicato un libro "Le cose innominabili"....
segue con video foto e riferimenti qui
https://www.agoravox.it/Taranto-allegoria-d-Italia.html

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