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Tag: cavalli

Totale: 29

A CAVALLO SUL VULCANO ETNA - 2a. parte

Giro dell'Etna con i cavalli in 5 giorni.Guarda la prima parteGuarda la terza parte

A CAVALLO SUL VULCANO ETNA - 3a. parte

Giro dell'Etna con i cavalli in 5 giorni.Guarda la prima parteGuarda la quarta parte

A CAVALLO SUL VULCANO ETNA - 4a. parte

Giro dell'Etna con i cavalli in 5 giorni.Guarda la prima parteGuarda la quinta parte

A CAVALLO SUL VULCANO ETNA - 5a. parte

Giro dell'Etna con i cavalli in 5 giorni.Guarda la prima parte

Do ut des ''Riti e conviti mafiosi''

Spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi
Scritto da Giulio Cavalli con la collaborazione di Francesco Lanza. Do ut Des racconta la storia di Totò Nessuno, giovane aspirante mafioso. Attraverso gli occhi di Totò - interpretato da Giulio Cavalli - lo spettatore scopre dall’interno la ritualità della mafia, ridendo di una liturgia agghiacciante. Una rilettura in chiave comica della storia della parola di cinque lettere che non esiste nei documenti ufficiali, che non appare sulle lapidi, ma uccide. Difficile distinguere tra verità e finzione, districarsi tra le frasi realmente pronunciate - magari da qualche politico - le parole lette nei ‘pizzini’ e la fantasia degli autori. Non ci si sofferma troppo su vicende particolari, che comunque appartengono alla storia recente dell’Italia e sono note al pubblico, ma si cerca di far confluire tutto in un ritratto assurdo e assurdamente vero della mafia. Fonte di ispirazione prima è stata la lezione di Peppino Impastato , che sulle frequenze di Radio Aut colpiva la mafia attraverso un’'ironia pungente e sottile. Lo spettacolo usa le stesse armi, lasciando nelle mani di Totò e della sua controparte, un clownesco maestro di cerimonia interpretato da Matteo Barbè , il compito di scardinare il concetto di Onore. Le musiche, composte per lo spettacolo, sono eseguite dal vivo. Di Giulio Cavalli e Francesco Lanza.

Con Giulio Cavalli e Matteo Barbè
Regia: Giulio Cavalli
Musiche in scena: Giorgio Merati, Maurizio Piantelli, Davide Savarè
Prodotto da Comune di Gela e Comune di Lodi e Bottega dei Mestieri Teatrali

Visita il sito: www.bottegadeimestieriteatrali.it

Intimidiscimi

Un cortometraggio nato a lato delle date siciliane della compagnia di Giulio Cavalli. Uno sfottò nei confronti dei detrattori di Pino Maniaci e Giulio (vittime di intimidazioni da parte della mafia) che stanno cercando di isolare, calunniare, mettere in difficoltà chi ha messo la propria faccia per difendere un sogno di legalità per la nostra società. Realizzato in una notte (con l'ausilio di qualche bottiglia di vino). Con Giulio Cavalli (attore), Maura Pazzi (fotografa), Francesca Scaglione (Fascio&Martello), Carmelo Di Gesaro (Fascio&Martello), Fabrizio Ferrandelli (consigliere comunale a Palermo) e Pietro Orsatti (regista). E, chiaramente, la partecipazione di Pino Maniaci (solo in voce...).

Visita il sito: www.orsatti.info

RADIO MAFIOPOLI 03 - Questa Cosa (nostra) non è un albergo

Radio Mafiopoli di e con Giulio Cavalli

Visita il sito: www.giuliocavalli.net

RADIO MAFIOPOLI 15 - in memoria di Beppe e Pippo

La memoria vien di notte. Con le scarpe tutte rotte. Una memoria imbefanita, al saldo, memoria in recessione. Mafiopoli è maestra di lesinare memoria in modo inversamente proporzionale all’impacchettamento degli eroi. – il rinnovamento degli eroi è il successo dei consumi! Urla il Principe do Mafiopoli durante l’inaugurazione del ponte da Messina alle coscienze impermeabili. Stiamo varando un decreto legge per una finanziaria della memoria 2009. Una legge che sarà un successo di senso e di consenso!Continua il principe. Vareremo nel privè del palazzo della regione una nuova memoria a misura del nostro uomo: una memoria ad alta velocità, una memoria sparente, memoria nuova con filtro antiparticolato che potrà girare anche nei giorni di memorie alterne e che soprattutto eliminerà quanto prima la memoria passata. La memoria vecchia che urtica perché stride con la nostalgia. E la nostalgia non è proprio un sentimento da città moderna che deve infettarsi al tempo di un jazz. Mafiopolitani, smettete di lottare! Urla il Ministro Per La Tranquillità al saldo per pochi spicci, perché lottare quando c’è già il ricordo in prima serata in pay per view? Tutto il popolo, ai piedi del campanile del palazzo, acconsente, annuisce e annichilisce; in un budino marrone e fermo per la distrazione del buon governo.Ricordare – parla l’uomo con il piattino per le offerte – ricordare è un esercizio per nono dover ricominciare!E tutti da sotto il campanile a cercare l’anagramma con la faccia che non scuoce.Ricordare – parla l’uomo con il piattino per le offerte – la lotta contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio diceva Kundera!E tutti da sotto il campanile a scartare la coscienza in allegato alle patatine.Ricordare- parla l’uomo con il piattino per le offerte – diceva Borges che siamo la nostra memoria, siamo quel chimerico museo di forme incostanti, quel mucchio di specchi rotti.Borges? Urlò il principe Macchiavellico con il cappello da cacciatore e il piede sulla pelle di giustizia, - Borges che si preoccupi di arrivare puntuale agli allenamenti!E tutti da sotto il campanile a scommettere, lo danno 10 a 1, se l’Istat mette la memoria nel paniere.Pippo e Beppe, se vi arriva Radiomafiopoli, non perdonateli. Noi nemmeno.[ricordo di Sonia Alfano]

Visita il sito: www.radiomafiopoli.org

RADIO MAFIOPOLI 16 - Non c'è niente da ridere

Attenzione attenzione! Attenzionatevi! Radio Mafiopoli è inciampata per sbaglio in quel di Palermo. Sempre falsa, fastidiosa, strumentalizzante, strumentalizzabile, sciantosa, sciatta e menefreghista. È inciampata davanti alla Focacceria di San Francesco, anche se Radio Mafiopoli non è santa, ma nemmeno puttana. C’era gente, gentaglia, saccheggiatori di memoria e fastidiosi portatori unici di antimafia certificata. E dietro uomini, donne, ragazzi, contestatori, amatori, illusi e disillusi. Ma tanti. Lì per sbaglio, di sicuro, perchè l’altra strada era un senso unico. Senso unico convinto, creduto e voluto; come il nostro, alla Radio Mafiopolitana.

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RADIO MAFIOPOLI 17 - Il boss Semola, topo di fogna

’era una volta, tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un piccolo topolino di nome Semola. Semola era un topolino molto birichino e tutti i suoi compagni gli raccomandavano di imparare presto la buona educazione.-Io non voglio essere un topolino educato! Io voglio diventare un topo boss!Diceva Semola mentre continuava con i suoi scherzi in giro per il paese. E sparava con i suo baffi appuntiti e il suo muso da topo, rompeva i coglioni ai topi degli altri e soprattutto sognava… sognava con topo Cirillo, topo Letizia, topo Spagnuolo, sognava di diventare come i suoi eroi Sandokan Schiavone e Cicciotto ‘e mezzanotte Bidognetti, i due topi boss che da buoni topi rosicchiano intorno al frutto della dignità finché non ci si accorge che è rimasto solo il torsolo. Sono una razza strana i topi di Gomorra: cominciano da ragazzini come tutti i topi a giocare a flipper all’azione cattolica ma poi si fanno prendere troppo la mano dalle gare di guardie e ladri. E scavalcano a martellate i propri limiti da topo sulla pelle degli altri.-Topo Semola, fai attenzione, gli amici seduti sulle pistole durano solo finché non si scaricano.Gli diceva Topo Saggio.-Non è vero! Io sono il capo! E i miei amici hanno bisogno di un capo!Ma nel mondo dei topi di Gomorra i capi sono vuoti a rendere e in giro c’è sempre qualche Topo Monezzaro che per un soldo di cacio ti insabbia sotto qualche orto. Semola già una volta l’avevano preso al gioco del giro perché aveva barato e si era preso la penalità della galera, come a Monopoli. A forza di toccarsi mentre si guardava a fare il boss però aveva finito di far vedere che era diventato quasi cieco, anche se i bene informati dicono che non gli sia caduto il pisellino. Quasi cieco ma pisellato era scappato e tornato di nuovo in gara. Il tipico caso di svista, quando a Mafiopoli si chiude un occhio.-Ha barato! Non vale! Non può rientrare nel gioco!-Sì che vale! Sono Topo Semola e arriverò sempre più in alto, lì dove merito di stare!Ma l’amicizia tra i topi di Gomorra dura il tempo di uno sparo e piano piano anche i topamici più fidati cominciavano a stancarsi perché se non servono troppi capi in un gioco dove non ci sono regole.Ma l’amicizia tra i topi di Gomorra dura il tempo di uno sparo e piano piano anche i topamici più fidati cominciavano a stancarsi perché se non servono troppi capi in un gioco dove non ci sono regole. E l’amicizia scende appena dopo a quando scende la cocaina.Un giorno tropo Semola era stiracchiato nel suo covo con una fetta di formaggio con i buchi e da lontano si sente che bussa la polizia.-Ma non vale! Non era arimo? Chiede Semola-Arimo sta cippa! Disse l’unico amico che gli era rimasto a dividere il covo con Semola e la moglie, ma non la moglie.Cominciarono a correre che sembravano dei topi a reazione e scesero giù per il tombino sotto il letto che gli aveva costruito su misura l’Istrice Ficcabuchi.Corrono, corrono e arrivano nelle fogne di Mafiopoli: Semola, il suo ultimo amico e intorno tutta la pupù. Ma non la moglie, che per spegnere il fuoco sotto la caponata si era fatta arrestare.-Che schifo! Andiamo subito via di qui! Non possiamo stare nella fogna! Sono un topo civilizzato.Ma qui Semola sbagliava. Caro Semola ogni cosa al suo posto, come diceva Topo Saggio, e non è normale che un topo si metta a sognare di continuare a scavalcare senza ricordare che un gioco sleale finisce con lo sciacquone. E così la favola di topo Semola finisce proprio male, una favola nel cesso, una favola anormale, come Via col Vento che finisce che s’infischia o peggio ancora i Promessi Sposi che per il catering sono costretti a rimandare il rituale. E la morale? Cum grano salis.[audio casalesi]

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