El Plano
L’immagine iniziale mostra una giovane e bella ragazza, con la testa abbassata, mentre una voce fuori campo illustra i piani di ripresa attraverso i quali ci avviciniamo a lei: “Piano Generale”, “Piano Medio”, “Primo Piano”, ecc. Quando solleva la testa, scorgiamo sul suo volto una lacrima: il film è la storia di questa lacrima. In una scuola di cinema, un professore impartisce lezioni a cinque alunni di varie nazionalità, fra cui la ragazza già incontrata. Il professore insegna teoria con indiscutibile piglio progressista, ma si dimostra totalmente incapace di fronte alla realtà. Questa contraddizione risulterà ancora più evidente nel corso della relazione che egli intratterrà con la giovane. il film integra questa storia con i lavori cinematografici realizzati dagli alunni del professore.

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Gregorio
Lima. Attraverso la storia di una famiglia di poveri contadini emigrati in città, il film narra le vicissitudini di Gregorio, un ragazzino costretto dalla miseria e dall’emarginazione a vivere di espedienti. Morto il padre, Gregorio si sente l’unico sostegno della famiglia, ma la scoperta di un altro uomo vicino alla madre lo disorienta e lo spinge a stringere rapporti con una banda di ragazzi con cui realizza un furto che gli assicura un ricco bottino. L’incomprensione della madre e la violenza della strada fanno sorgere in lui il desiderio di una nuova vita.

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Guatemala: vedove senza lacrime
Nel colorito mosaico etnico che costituisce la realtà indigena del Guatemala, le donne rappresentano il centro della vita economica e sociale, le eredi e le custodi delle tradizioni culturali. Attraverso i terribili racconti di una donna indigena di Nebaj, assistiamo alle violenze che hanno sconvolto il Paese negli ultimi vent’anni: uccisioni di massa, famiglie distrutte, bambini e ragazzi orfani, in una lotta di cui è diventata simbolo Rigoberta Menchú (Premio Nobel per la Pace 1992).

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Indios dell'Amazzonia: Perù, Ecuador, Brasile
Il documentario illustra le condizioni di vita attuali di diversi gruppi indigeni dell’Amazzonia. I lamistas, nella “selva alta” peruviana sono arrivati a una forma di compromesso con la civiltà dei bianchi mentre nei pressi di Iquitos gli yaguas vivono ancora in capanne di legno nella giungla e conservano l’uso della cerbottana e i loro costumi tipici. Nell’”Oriente” ecuadoriano assistiamo presso una comunità quechua a una cerimonia curativa sciamanica, una donna realizza ceramiche ispirate ai miti del suo popolo. In Brasile, al confine con il Venezuela, gli yanomami sono una delle ultime popolazioni indigene che vivono ancora in modo primitivo, senza alcun contatto con la cosiddetta civiltà.

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