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Totale: 328

XXXI anniversario della Strage alla Stazione di Bologna

Bologna non può dimenticare e, come ogni anno, il 2 agosto lo dedica al ricordo di un evento tragico, quale fu la strage alla stazione di Bologna nel 1980, e a tutte le stragi che sul finire del secolo scorso spezzarono il cuore e l'anima del Paese e che ancora oggi reclamano giustizia e chiarezza. Si dice che il tempo curi ogni ferita e che, con lo scorrere degli anni, ogni sofferenza si cheti, ma dove la violenza cieca e spietata ha colpito centinaia di innocenti il tempo scorre invano. Ciò e chi 31 anni fa colpì direttamente il cuore della democrazia non ha ancora un volto e sinché rimarrà avvolto nelle tenebre “dell'omertà istituzionalizzata” quelle grida che squarciarono la città continueranno a riecheggiare impedendo a tutti noi di trovare la pace della giustizia.L'indignazione dei famigliari delle vittime e di tutti i cittadini lievita anno dopo anno, in virtù del vuoto istituzionale che anche quest'anno si fa sentire, visto che nessun ministro o rappresentante di governo ha preso parte alle commemorazioni, unica presenza quella di Angelo Tranfaglia, prefetto di Bologna, nominato delegato dal governo per prendere parte alle celebrazioni.

Visita il sito: www.stragi.it

Parole di carta che prendono vita

NADiRinforma propone una serata di letture in compagnia dello scrittore emiliano Paolo Nori: “Mi presento, mi chiamo Paolo Nori, ho 46 anni, sono nato a Parma, vivo a Bologna, di mestiere scrivo dei libri e ne traduco, anche, dal russo, per via che ho studiato russo, che questa è una cosa che so che provoca una certa reazione che la gente quando dico così gli viene spontaneo di chiedersi Ha studiato russo? ...”Paolo Nori, dopo il diploma in ragioneria, ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia, quindi al ritorno in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l’Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Per un certo tempo Nori ha svolto l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo. Alla redazione de “Il Semplice” conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista “L’Accalappiacani” (edita da DeriveApprodi), “settemestrale di letteratura comparata al nulla”.

Visita il sito: www.mediconadir.it

Visita il sito: www.andreafiorenza.it

Tra passato e presente: un momento nel tempo con Armando Gasiani

NADiRinforma incontra il partigiano Armando Gasiani (classe 1927), ex deportato nel campo di concentramento di Mauthausen . Il desiderio di confrontarsi con Armando nasce da quel sottile sentimento di paura che sta emergendo a seguire l'approvazione del Decreto Legge sulla sicurezza. Il dubbio: si stanno forse riesumando le leggi razziste, come se non ci fosse bastato quello che abbiamo subito 60-70 anni fa ? Armando e uomini come lui possono, attraverso le loro testimonianze, farci comprendere un po' meglio... per tranquillizzarci ? per allertarci ? Chi meglio di coloro che hanno vissuto sulla loro pelle la persecuzione e gli orrori dei regimi totalitari può aiutarci spiegandoci che cosa significa respirare aria di regime, aria di razzismo ?Il collegamento all'attuale Decreto Sicurezza è d'obbligo visto che nei confronti degli immigrati, vissuti come diversi, secondo l'accezione spaventevole del termine, si mostra piuttosto duro. Sarà questo l'atteggiamento giusto per fronteggiare l'ondata migratoria in essere ?“noi cercammo la libertà per tutti, ma oggi pianino, pianino... ce la stanno togliendo, la Libertà è cara e la si può difendere solo con la presenza, con la partecipazione” dice Gasiani Quella Libertà di cui godiamo e che uomini come lui ci hanno regalato va difesa ad oltranza e il primo passo verso la salvaguardia è il ricordo, è quella memoria storica che ha il potere di porci nella posizione di vedere oltre

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Alex Zanotelli. Le strade di Paolo tra le genti

Alex Zanotelli è il secondo ospite delle iniziative promosse dal Centro Studi “G. Donati” di Bologna per discutere del rapporto tra il mondo della cultura e il Sud del Mondo ed il ruolo che studenti e docenti universitari possono assumersi nella risolvere le disparita' sempre piu' forti tra la parte più ricca e quella più povera del mondo.Dopo la lezione di Monsignor Bregantini, si passa all'appuntamento con “Le strade di Paolo tra le genti”, per il quale padre Zanotelli, missionario comboniano, parla al pubblico di migrazioni e dell'importanza dell'incontro, con studenti fuori sede, immigrati, rifugiati, con i poveri e gli sfruttati del nostro tempo, prendendo spunto dall'esperienza di Paolo di Tarso, migrante e apostolo delle genti.Introduce: Santino Prosperi, preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Alma Mater Studiorum - Università di BolognaModera: p. Giovanni Munari, direttore EMI Editore - Bologna

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Luca Mercalli presenta il suo libro “PREPARIAMOCI a...”

NADiRinforma propone la presentazione (c/o la Libreria Irnerio UBIK (Bo)-24 maggio '12) del libro di Luca Mercalli:

"PREPARIAMOCI a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità". ED. Chiarelettere

Ha condotto la presentazione alla presenza dell'autore il prof. Andrea Segrè, particolarmente interessato a coltivare i temi affrontati da Mercalli, come testimonia il suo ultimo libro “L'Economia a colori”."Se domani l'Italia crollasse come la Grecia e ci ritrovassimo tutti a guadagnare la metà, come faremmo? Dovremmo rinunciare alle nostre comodità? Io dico di no, se ci arriviamo preparati" ci dice e ci dimostra Mercalli: piccoli e grandi suggerimenti che potrebbero portarci non solamente ad un risparmio individuale delle spese correnti che sosteniamo per le nostre abitazioni ed i trasporti, ma più in generale ad utilizzare in modo più razionale e consapevole le risorse che abbiamo a disposizione. Senza per questo dover rinunciare a troppo o rinchiudersi in un antro privo di qualsiasi comfort. La filosofia di Luca Mercalli è semplice: "Per spendere meno e meglio, è sufficiente fare scelte intelligenti per ridurre gli sprechi, facendo convivere l'attenzione per l'ambiente con le proprie abitudini".

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Trasformare la tregua in pace

N.A.Di.R. informa:Carlo Pona Responsabile area Libano di "Un Ponte Per..."Muhamad T. Al-Deraji, Director of Monitoring Net of Human Rights in Iraq( MHRI)
Coordina Nadia D'Arco Presidente di "Un Ponte Per..." comitato di Bologna
"Siamo stati a Beirut in missione di pace per vedere la guerra dal basso, con gli occhi di chi la subisce, come abbiamo sempre fatto in passato, in Iraq, in Turchia,a Belgrado, ancora in Iraq.Abbiamo visto la distruzione delle vite e del futuro cui giorno dopo giorno la popolazione del Libano era sottoposta, abbiamo ascoltato più e più volte la richiestadi cessate il fuoco immediato, abbiamo anche ascoltato le aspettative che l'Italia facesse la sua parte da protagonista.
Il cessate il fuoco non è la pace, ma è la condizione affinché alla pace si possa almeno aspirare, perché sino a che cadono bombe e partono missili non vi è speranzae, giorno dopo giorno, si muore."
Incontro tenutosi il 27/08/2006 presso gli studi di Radio Città Fujiko alla Festa dell'Unità Provinciale di Bologna
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NADiRinforma incontra Lance Henson (1° parte)

Lance Henson, Tsististas (Cheyenne del Sud) cresciuto in Oklahoma con la sua tribù, portavoce delle culture native di tutto il mondo a Ginevra dal 1988. Poeta tra i più rappresentativi della letteratura americana contemporanea. Laureato in scrittura creativa presso l'Università di Tulsa, ha pubblicato 23 libri di poesie, già tradotti in 25 lingue. La sua opera compare nelle principali antologie scolastiche, quale rappresentante, insieme a Walt Whitman, della poesia nordamericana. Membro della Chiesa Nativa Americana e fa parte del Dog Soldier Clan (la più importante confraternita dei guerrieri cheyenne) dal 1978, da più di 30 anni è attivamente impegnato nella lotta per i diritti dei Cheyenne e delle popolazioni indigene del mondo. “Credo che il grande problema oggi, che esistono molti dogmi politici, religiosi, mediatici e nella cerchia politico-religiosa e proprio a queste due non dovrebbe essere mai permesso di essere al potere. Perché non possiamo rappresentare una società con forte coscienza politica, intellettuale e al tempo stesso avere una profonda consapevolezza spirituale ? Perché dobbiamo sostenere un approccio politico-religioso e dogmatico rispetto ai nostri punti di vista ? Il tutto è solamente per controllare ... e faccio riferimento al mio lavoro con i popoli nativi a Ginevra dal 1988 dove io li incontro e mi riunisco con loro, e così ho imparato cose molte importanti da loro: sono gli uomini che hanno fatto i confini, quei confini che sono chiamati nazioni, in realtà sono muri costruiti dall'uomo per mantenere gente dentro e fuori e conseguentemente per agire il controllo. La gente nel mondo pare sia smarrita, semplicemente smarrita; dove stanno i valori fondamentali ? Dove stanno le credenze ? Che possono fare sentire la gente forte ... Il maggior disturbo di cui soffrono i nativi è quello derivante dallo sradicamento forzato dalle loro terre, dalla loro cultura. La perdita di autostima e la sensazione di non servire più a nulla che ne sono seguita hanno indotto l'insorgere di diversi disordini mentali che trovano il loro minimo comune denominatore nella perdita dell'anima, nel vuoto vissuto e percepito.... Non possiamo permetterci di abbandonare le nostre culture, sarebbe come uccidere il nostro popolo ... e questo vale per tutte le culture native, in tutto il mondo”.Guarda la seconda parte

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Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato

NADiRinforma propone la registrazione dell'incontro avvenuto venerdì 29 gennaio '10 c/o la Libreria Irnerio (Bo) di Gioacchino Genchi e Valerio D'Alessio in occasione della presentazione del libro di Eduardo Montolli "IL CASO GENCHI. STORIA DI UN UOMO IN BALIA DELLO STATO" (Aliberti). Genchi, protagonista di una stagione burrascosa appena trascorsa sulle pagine dei quotidiani, e' ora totalmente oscurato dall'informazione. Le sue inchieste, Why Not e via D'amelio, tra le tante, hanno pestato piu' di un callo, e su di lui è ora calato il silenzio... prova del controllo cui e' sottoposta l'informazione nel nostro Paese. "In Why Not avevo trovato le stesse persone sulle quali indagavo per la strage di via D'Amelio. L'unica altra indagine della mia vita che non fu possibile finire". "La storia sconvolgente che spiega perché tanti potenti hanno paura del contenuto dell'archivio Genchi". Dalla prefazione di Marco Travaglio
Guarda l'intervista

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28 anni dopo la strage: cosa ne pensa la gente ?

NADiRinforma ha raccolto alcune dichiarazioni dalle persone che hanno partecipato alla manifestazione commemorativa il 28° anniversario della strage alla stazione di Bologna. Dai tentativi orientati alla revisione delle sentenze che giunsero alla condanna di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari ora pare ci si voglia orientare verso la cosiddetta pista palestinese già a suo tempo proposta dall’allora Presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, al vissuto di ingiustizia subita dalle vittime e dai loro famigliari. I cittadini sentono crescere sempre più il desiderio di verità che, unito, alla condivisione del dolore crea e sostiene la memoria per ciò che il Paese intero ha vissuto durante i lunghi e bui anni di piombo. I giovani si uniscono in un abbraccio carico di emozioni comprendendo il grande valore della memoria storica a sostegno della costruzione di un futuro civile e democratico. Tra le novità di quest’anno, ci dice Paolo Bolognesi, Presidente dell’associazione delle vittime, assieme al francobollo commemorativo, sono stati realizzati spilloni da giacca raffiguranti l’orologio della stazione con le lancette ferme alle 10:25 (ora della strage) e la scritta “per non dimenticare” utilizzando l’oro della P2 (712 grammi) donato all’associazione dai giudici Colombo e Turone, quale parte del risarcimento di una causa di diffamazione vinta dagli stessi magistrati contro Licio Gelli.

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Il Congo di p. Franco Bordignon

NADiRinforma: p. Franco Bordignon, missionario saveriano, presente a Bukavu (RDC) dal 1972 ha vissuto in prima persona gli avvenimenti degli ultimi 30 anni nella Repubblica Democratica del Congo, dalla dittatura di Mobuto alle guerra di invasione del Ruanda sino alle prime elezioni democratiche. Si è sempre adoperato sostenendo ogni tipo di aggregazione della società civile, infondendo fiducia alla gente, oggi ci racconta che cos'è e cosa è stato del Congo. Una storia inverosimile di cui si è parlato pochissimo e che, anche a causa dell'omertà che l'ha caratterizzata, ha creato una sacca di sofferenza che non può lasciare indifferenti, anzi dovrebbe indurre almeno a fermarsi a pensare che cosa l'uomo sia capace di fare e, soprattutto, perché.

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