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Categoria: U.R.I.H.I.

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Angola: profughi e orfani

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Angola: profughi e orfani
Dai racconti dei bambini angolani emergono strie dolorose, ferite profonde provocate dalla guerra civile che ha insanguinato negli ultimi vent'anni il paese. Quello che era uno dei paesi più ricci dell'Africa dipende ormai quasi totalmente per la sua soppravvivenza dagli aiuti esterni. Nella capitale, Luanda, migliaia di bambini sono diventati "meninos de rua", non hanno più famiglia, e vivono in buche, che loro chiamano "castelli": eppure non rinunciano al loro orologio e alla speranza di un riscatto anche attraverso lo studio.
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Niger: aspettando la pioggia

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Niger: aspettando la pioggia
Attraversato da uno dei fiumi più grandi dal continente, da cui prende il nome, il Niger è tuttavia un paese cuasi interamente desertico: la ricerca dell'acqua nei pozzi assorbe dunque il tempo e le energie di gran parte della popolazione, bambini compresi. Per la mancanza d'acqua si diffondono le infezioni e altre malattie sono trasmesse direttamente dall'acqua inquinata. Pompe rudimentari, secchi, orti, carretti e bidoni sono strumeni di questa battagila quotidiana per un minimo vitale. Un'altra grande lotta si combatte contro il deserto che avanza. Dalla capitale Niamey, lungo l'unico tronco stradale fino a Zinder, incontriamo tanti bambini, che nonostante vivano in uno dei paesi più poveri del mondo, non perdono la loro allegria.
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Somalia: le ferite della guerra

Somalia: le ferite della guerra
In questo paese caldo, arido e stepposo, la società è pastorale e nomade. I vari clan sono spesso in conflitto tra loro, ma rappresentano un gruppo etnico omogeneo; sono di religione islamica e hanno tradizioni e lingua comuni. La lunga catena di sofferenze portate dalla guerra non si è ancora interrotta: disseminate tra i ciottoli del deserto giacciono 2 milioni di mine inesplose. Anche i bambini orfani sono migliaia: bisognosi di aiuto, sono assistiti in strutture precarie create negli ultimi anni. Per questo è importante riaprire le scuole, per far ritrovare la quotidianità di una vita normale. È nella scuola, lontano di violenza, che si rimargineranno le ferite della guerra.
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Marocco: lo spazio, la famiglia

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Marocco: lo spazio, la famiglia
Marrakesh, de mille anni importante crocevia di commerci. Mitologia e storia rivivono in questo paese tra Africa ed Europa. Metà dei 30 milioni di abitanti del Marocco vive nelle campagne. La famigila tradizionale è numerosa, e la vita scorre all'interno delle mura che circondano i due cortili della casa colonica, in un microcosmo autosifficiente. La scolarizzazione si va diffondendo, soprattutto tra le ragazz che prima ne erano escluse.
La tradizione regola la vita dei maschietti, con riti di passaggio come la circoncisione. In un paese in cui più di metà della popolazione ha meno di 20 anni, alle soglie di un grande cambiamento i ragazzi vogliono esserne i protagonisti.
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Viaggiatori italiani in America: Antonio Raimondi

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Realizzati grazie a un contributo dell'Assesorato alla Cultura della Regione Lombardia illustrano la vita, il lavoro, gli studi di viaggiatori scienziati, artisti italiani che hanno contribuito alla costruzione del nuovo continente.
Antonio Raimondi: Un Milanese alla scoperta del Perù
Girato nel 1989/90 a Milano e in Perù, il video si propone di far conoscere nel centenario della morte, il grande viaggiatore, geografo, naturalista e botanico, popolare ed amato in Perù, ma del tutto sconosciuto in Italia. Il racconto si svolge sul filo dei ricordi di Raimondi (Milano 1824 - San Pedro de Lloc 1890), usando le sue stesse parole, che rivelano ancora oggi, ad oltre cento anni di distanza, la loro modernità e attualità. Raimondi fu viaggiatore puntuale, discreto, senza pregiudizi, ma attento e participe della realtà diversa che lo circondava.
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Guatemala: costruire la pace

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Guatemala: costruire la pace
Domenica mattina Città del Guatemala si risvegila: i piccoli venditori sono già al lavoro nelle vie e piazze del centro. Dopo tanti anni di guerra civile, finalmente è arrivata la pace. Nelle comunità indigene, nelle zone montuose più disagiate del paese, bambini e ragazzi si occupano dei lavori agricoli. Non tutti hanno la fortuna di frequentare la scuola. La maggior parte della popolazione del Guatemala appartiene a 22 differenti etnie indigene, ognuna con la propria lingua. La scuola è per molti bambini l'unica possibilità per imparare la lingua ufficiale del paese, lo spagnolo. Le tracce delle violenze della guerra sono evidenti nel ricordo dei giovani intervistati, ma in tutti è forte la voglia di construire la pace.
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Cuba: un'infanzia protetta

Cuba: un'infanzia protetta
Ogni scuola dell'isola mostra immediatamente il carattere multietnico della società cubana. Con la rivoluzione, l'analfabetismo è stato sconfitto, il tasso di scolarizzazione si avvicina al 100%, nonostante la crisi economica. Il clima tropicale dell'isola fa sì che gran parte della vita si svolga all'aperto, per le strade e nelle piazze; intere classi fanno ginnastica sotto gli occi attenti degli insegnanti; o giocano liberamente, con allegria contagiosa e spensierata nelle ore libere. Per strada abbiamo ripreso un gruppo di ragazzine che si esibisce per noi nella "tabla", uno espettacolo di ginnastica ritmica, con serietà ed impegno.
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Bambine delle Ande

Bambine delle Ande
Discendenti degli abitatori del grande imperio degli Inca, che comprendeva l'attuale Bolivia, il Perù e l'Ecuador, le bambine delle Andes spesso percorrono chilometri per andare a scuola. Questa non è l' unica difficoltà. Molte devono lasciare il vilaggio, per lavorare come domestiche in città, in particolare in Perù, dove la grave crisi economica ha costretto migliaia di persone ad emigrare dalle Ande verso la costa in cerca di lavoro. A Lima, sono così nati smisurati e precari insediamenti, dove le bambine, accanto alla scuola, devono lavorare ed assumersi presto grandi responsabilità; e questo, insieme alla fame, produce un calo nel rendimiento intellettuale. Ma il loro impegno attivo è un augurio positivo di sviluppo per le nuove generazioni.
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Brasile: non solo di strada

Brasile: non solo di strada
Il paese più grande e più ricco dell'America del Sud deve affrontare grandi problemi tuttora irrisolti. Da Rio de Janeiro al baccino amazzonico, dalle favelas di Belo Horizonte e Recife fino a Salvador de Bahia, dove gli schiavi neri hanno portato le loro culture d'origine, i bambini ci parlano del rispetto per l'ambiente o della fuga da casa alla ricerca del padre, dei tanti mestieri inventati ogni giorno per sopravvivere, della fame e della violenza di cui sono vittime, della colla annusata come una droga per dimmìenticare. Eppure hanno voglia di impegnarsi e di imparare, hanno aspirazioni e sogni da realizzare: come quello di diventare acrobati di circo.
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Bambini nel mondo - India: tradizioni e lavoro

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India: tradizioni e lavoro
L'India ha quasi un miliardo di abitanti, e un reddito 50 volte più basso di quello italiano.
A Bombay nel quartiere di Wadala le case sono minuscole. Nugoli di bambini si affaciano ad ogni porta. Le famiglie sono molto numerose, ma nonostante la mancanza di acqua corrente e di servizi igienici, le ragazze non rinunciano alla toilette mattutina.
A scuola, le classi sono molto affolate: accanto all'inglese si studiano le lingue locali, usate dalla popolazione, che sono 56, scritte anche in alfabeti diversi.
Gli occhi cerchiati di nero dei bambini più piccoli servono per prevenire le infezioni; così si usa tra gli Jatap, una delle tante etnie tribali, cioè le popolazioni originarie dell'India - quasi 70 milioni.
In un'economia ancora in gran parte agricola tutte le risorse naturali conosciute ed usate; come l'allevamento del baco da seta. La fibra prodotta sarà poi filata e tinta da abili mani di ragazze nei colori cangianti del sari, l'abito tradizionale femminile.
Il lavoro, unito alla tradizione è ancora alla base della vita di tanti bambini indiani.
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